Daniele Mencarelli

Daniele Mencarelli: “Ho accettato la crisi che mi abita”

Intervistare Daniele Mencarelli è davvero un’esperienza indimenticabile, così come lo è stata leggere il suo ultimo romanzo, Tutto chiede salvezza (Mondadori).

Con questo libro Daniele Mencarelli è entrato tra i 6 libri finalisti al Premio Strega 2020, ed ha vinto il Premio Strega Giovani. Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio alcuni percorsi di vita, tra ricerca della salvezza ed accettazione di sé.

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Una storia da raccontare

Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza è stato inserito tra i 6 finalisti del Premio Strega 2020, ed ha vinto il Premio Strega Giovani.  Come accogli questo successo e che effetto ti fa vedere la tua storia così apprezzata da tanti?

Far parte della finale dello Strega è stato senz’altro uno dei momenti più belli della mia carriera di autore. Ma a darmi una gioia ancora maggiore, senza dubbio, è lo Strega giovani, averlo vinto è stata una bellissima conferma sulle nuove generazioni di lettori che stanno crescendo in questo paese. Mi emoziona, soprattutto, l’idea di essere letto da chi ha vent’anni oggi.

Quando hai deciso che era venuto il momento di raccontare una storia così intima e personale? E perché?

Tutto è nato con il primo romanzo, autobiografico anch’esso, è come se la mia gioventù fosse tornata a prendermi, per chiedermi di essere raccontata, in particolare alcuni passaggi fondamentali. Io ho obbedito, ho dato seguito alla speranza di vedere certi incontri della mia vita importanti per altri.

In realtà per te la scrittura ha sempre avuto un ruolo fondamentale? Quanto contano la letteratura e la poesia? Che valore hanno come strumento di espressione e come terapia a volte?

La poesia, l’ho detto spesso, mi ha semplicemente salvato da me stesso, i libri in generale mi hanno salvato. La scrittura non è terapeutica, può essere d’aiuto per chi la finisce, ovvero i lettori, ma per chi la genera non lo è mai, almeno per me. La salvezza è arrivata proprio dalla lettura…

Daniele Mencarelli tra malattia e memoria

Tutto chiede salvezzaUna delle parole che usi spesso nel romanzo è equilibrio. Perderlo vuol dire davvero finire ai margini? E come riuscire a conciliare a volte la vita, il dolore, la chimica e la rappresentazione che gli altri hanno di noi?

Ho vissuto per anni il cruccio dell’equilibrio, ora vivo nella certezza che è un problema tutto teorico, e che certe strutture sono peggiori del peggiore squilibrio. Ho accettato la crisi che mi abita, in tutta la sua normalità. Perché è la nostra condizione naturale. Semmai è da pazzi pensare di avere il controllo su tutto.

Mi ha colpito molto il rapporto che in certe situazioni si ha con il proprio passato e con i sensi di colpa. Che legame c’è tra malattia e memoria?

Malattia, memoria, sensi di colpa. Sembrano gli ingredienti di tante vite. Ne aggiungo uno, questo sì veramente salvifico. Perdono. Verso se stessi. Gli altri.

Parliamo un momento proprio di malattia. Nel libro si parla dei malati come di “meccanismi da rimettere in sesto”. Ti chiedo come percepisci oggi la malattia? Qual è la situazione nelle strutture del nostro Paese? Che approccio ha la sanità di oggi a queste situazioni rispetto al 1994?

Ho scritto questo romanzo perché la situazione, complessivamente, è peggiorata. Oggi il tema dell’umanità come meccanismo organico, come sistema privo di qualsiasi trascendenza possibile, è ancora più dominante. L’uomo deve tornare in dialogo, profondo e sincero, con la sua natura, ma riuscirà a farlo solo se andrà a riprendersi, a rivitalizzare, quelle lingue che da sempre lo hanno aiutato a perimetrare se stesso. La poesia. La filosofia. La religione.

Alla ricerca della salvezza

Copro ed immaginazione. Fuga e dolore. Cosa conta di più nelle scelte per te ora?

Conta il rispetto verso la mia natura, per quello che dicevo poc’anzi, perché la vera pazzia è pensare di essere totalmente risolti, pacificati. Invece la nostra natura ci grida costantemente il contrario, non chiede di essere guarita, ma ascoltata.

Tutto chiede salvezza è un libro che apre una visione nuova sull’umanità. Questo lato umano, comprensivo ed accogliente di ognuno di noi può fare ancora la differenza nel quotidiano? Se sì, in che modo?

Superando la paura. Il vero male è questo. La paura. Fermarsi senza sperimentare se stessi e gli altri. Oltrepassata, superata la paura c’è tanta umanità che vuole semplicemente vivere con la nostra.

Daniele Mencarelli ha trovato oggi la sua salvezza?

La cerco da sempre, ne strappo un brandello per volta, anche questo momento, questo incontro, è un lembo di salvezza che abbiamo strappato alla paura e al silenzio.

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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.