Jennifer Guerra

Jennifer Guerra – Il corpo elettrico

Vi presentiamo oggi l’ultimo libro pubblicato da Edizioni Tlon, casa editrice e libreria-teatro romana  molto attiva su tutti i canali social, su Audible con vari progetti e sul sito www.tlon.it, anche attraverso videocorsi.

Ci teniamo a far notare due cose prima di parlare del nuovo libro: innanzitutto, il talento di editori che in particolare nella collana Numeri Primi sanno guardare alle generazioni di professionisti e attivisti più giovani, spesso donne, spesso notissime sul web, luogo in cui creano contenuti di altissima qualità fruibili gratuitamente da chiunque. Seconda cosa da sottolineare: come tutti i libri creati da Tlon, anche qui troviamo in sole 150 pagine un mondo su cui si aprono molte finestre che lasciano spazio all’approfondimento e alla riflessione.

Il libro che vi consigliamo è Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà scritto da Jennifer Guerra, redattrice di The Vision. I suoi scritti sono apparsi su Forbes e Soft Revolution Zine. È stata la curatrice per The Vision del podcast a tema femminista AntiCorpi.

La splendida copertina del libro è stata creata da Caterina Ferrante a partire dal corpo dipinto di una celebre opera di Gustav Klimt, Giuditta I.

La lettura de Il corpo elettrico può essere accompagnata dall’ascolto della playlist omonima, creata appositamente da Jennifer Guerra e presente su Spotify.

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 La trama

Il titolo del saggio riprende una poesia del celeberrimo Walt Whitman. Il poeta, nella raccolta Foglie d’erba, scrive proprio I sing the body electric (Canto il corpo elettrico).

Il corpo è dunque al centro di questo bel libro, in particolare il corpo della donna. Comprimario di questo viaggio è il desiderio, perché «per quanto i femminismi possano divergere tra loro, c’è un desiderio che tutti hanno in comune, ed è la realizzazione della potenzialità delle donne secondo ciò che esse chiedono».

Due sono i testi cui si fa spesso riferimento: le Lettere di Eloisa e Abelardo e Il secondo sesso di Simone de Beauvoir, anche se la Bibliografia e la Sitografia poste alla fine del libro spaziano da Marx a J.S.Mill, dal sito della Santa Sede con il documento Amor Letitia al Transfeminist Manifesto su WordPress.

Il corpo elettrico si apre con una Premessa e una singolare Nota alla traduzione di un testo che nasce già in italiano ma che sente l’onere di parlare di donne in una narrazione il più possibile inclusiva, pur sapendo che non si può sempre universalizzare ciò che è personale. In un mondo in fiamme e pieno di storture, la paura di vedersi togliere qualche diritto è palpabile ed è qui che nasce l’idea che «è necessario ripartire dal corpo, il bene che nessuno può toglierci. Questo è il mio corpo, che non offro in sacrificio per nessuno. Questo è il nostro corpo, tanti corpi che ne fanno uno solo» – I’m every woman come cantava Chaka Khan, qui citata.

Jennifer Guerra spiega quindi perché il corpo della donna è pubblico, anche se noi lo sentiamo così privato, tanto da nascondere ad esempio ogni traccia della presenza del sangue mestruale, cui è dedicato un intero capitolo ricco di contenuti estremamente interessanti circa il passing, gli effetti della pillola anticoncezionale, il corpo funzionale e disfunzionale nella società della performance e molto altro.

Il corpo elettrico di Jennifer Guerra. La recensione

In sei capitoli Jennifer Guerra imbastisce un discorso in parte introduttivo al femminismo (quando spiega termini specifici come male gaze, queer, pink washing o slogan anni Settanta come il personale è politico) in parte innovativo, considerando ad esempio il femminismo non tanto come movimento, quanto come filosofia politica che si è presa il suo spazio visibile sul web, nuova piattaforma dell’autocoscienza. Internet e i social media quindi possono essere visti come metodo, come luogo in cui avviene lo scambio di parole che danno nome al  desiderio, che consolidano la compattezza della sorellanza (anche l’origine di questo termine viene spiegata e non a caso ricorre in tutto il libro), spazzando via isolamenti forzati e individualismi obbligati da un preteso ordine sociale.

Avere tra le mani questo prezioso libro significa seguire un discorso molto concreto e molto attuale su tutto ciò che realmente concerne il corpo femminile. Estremamente interessante l’analisi dell’habitual body monitoring in cui è davvero arduo non riconoscersi – in tal caso, si inizia a percepire quanto la nostra immagine di noi sia altamente condizionata da fattori esterni che ci impediscono letteralmente di agire, di vivere il corpo in modo gioioso ed autentico.

Il corpo elettrico è un libro comprensibile a chiunque ma non facile, anzi piuttosto scomodo nel contesto storico-culturale italiano in cui nasce. Un testo che si scaglia contro le narrazioni escludenti e anzi incoraggia ad abbracciare tutto ciò che a un primo sguardo non viene compreso; qui il riferimento  è rivolto non solo a certi femminismi (l’autrice scrive infatti che «il corpo delle donne, a prescindere da cosa abbiano in mezzo alle gambe, è il corpo per eccellenza») ma anche alle istituzioni: esse si limitano infatti a dare rappresentazione e non rappresentanza e comunque solo di una minima parte del mondo queer, quella più simile all’eterosessualità obbligatoria.

Jennifer Guerra fa il punto su tante questioni ma contemporaneamente getta lo sguardo al futuro, alle strade da percorrere. Ne esce davvero un lavoro vivo, tagliente, diretto e coraggioso.

Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà parla davvero della nostra carne ma è come se questa stessa conoscenza istintiva fosse stata dimenticata in un tempo e uno spazio remoto. Libri di questo tipo sono infatti come delle voci, dei richiami lontani: un po’ come quando ci si sta per svegliare da quel sogno in cui tutto ci sembrava al suo posto ma che al risveglio si rivela un incubo disturbante. Vengono gettati semi di qualcosa che necessita di cura e di tanta attenzione personale per fiorire.

Se l’intento era questo, e chi legge può sentirsi parte di una bella realtà che si sta costruendo giorno dopo giorno, cosa può desiderare un libro più di così?

«Ripartiamo dal desiderio personale e trasformiamolo in desiderio politico. Torniamo a parlare tra di noi ma stiamo ben attente a non rendere il nostro pubblico un gineceo privato. Usiamo la nostra differenza per reclamare unione e forza. Un corpo da solo non va molto lontano. Un corpo politico invece va anche più lontano della luna».

copertina
Autore
Jennifer Guerra
Casa editrice
Edizioni Tlon
Anno
2020
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
149
ISBN
9788899684709
Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!