Permafrost

Permafrost: il mondo abitabile di Eva Baltasar

Arriva in Italia il primo romanzo della poetessa catalana Eva Baltasar Permafrost, edito da Nottetempo. Accolto in Spagna con grande entusiasmo nel 2018 riceve il premio Libreter de narrativa.

Permafrost, racconto denso di una sensibilità estetica, si appoggia sugli scaffali di un humor nero intimo, quasi-ironico, un riscatto alla  violenza della vita e alla repulsione di qualsiasi manifestazione affettiva.

Leggi ancheIan McEwan torna con Lo scarafaggio

La trama

Con la traduzione di Amaranta Sbardella, Permafrost (Nottetempo), dal rivestimento impermeabile come quello degli scafi, preserva un mondo abitale, seppur dormiente, quello di una giovane donna appena laureata in Storia dell’arte. Non verrà mai svelato il nome, è il corpo, il suo desiderio e disperazione a narrare l’intero romanzo di Eva Baltasar.

Paure, assenze di sogni, morte, ansie invadono il corpo assediato, maestosamente penoso al pari di una torre perforata dalla tristezza. Il corpo contiene tutta l’intera umanità e diviene veicolo di una ricerca estenuante, ingombrante, asfissiante, come il rapporto con la madre, e altrettanto appassionante come quella invece dei legami instabili di sesso occasionale con donne diverse.

La giovane protagonista si muove tra Barcellona, Cardrona e Bruxelles esclusivamente per raggiungere i piacere, il desiderio represso dietro la convinzione della propria incapacità di amare. Il lasciarsi vivere senza opporre nessuna resistenza e senza altre pretese è la condizione consapevole di una infelicità disperata fa avanzare selvaggiamente la giovane donna oltre il limite, dove la vita si presenta come un accidente predicabile e violentatore.

Permafrost. La recensione

Baltasar nasconde il suo io dietro alla protagonista, la indaga, la sviscera nel profondo inconscio fino a desiderare la morte. Gli altri sono un punto di osservazione cinico e opposto al suo, come è l’esempio della sorella che conserva l’immagine di un’esistenza convenzionale destinata all’infelicità.“Mi chiedo ora perché ci siano limiti di finitezza esistenziale ai quali la morte non può nemmeno aspirare. La morte necessita solitudine per esercitare il proprio potere e amore e solitudine sono sorelle che si respingono a vicenda”.  

Baltasar riveste l’intero romanzo di un vuoto esistenziale, di un rifugio come caverna di sopravvivenza e resistenza dove l’assenza preserva il suo mondo ironico e sarcastico. Compresenza intima tra la morte e la vita. La poetica della scrittrice catalana conserva la natura intima dell’essere umano, del suo inconscio vitale, mentre i sogni proiettano situazioni pericolose e il dolore non è che quel Permafrost con cui convive sul limen della rottura. Il lettore rimane sempre in tensione, attento a sfogliare piano il libro, per paura di infrangere, di far male, di crepare quella sottile linea di protezione che ancora salva la protagonista, ma fino a quando?

Non si resiste alla coppia, il sesso serve per riabilitare i conflitti familiari e i fallimenti giovanili. Baltasar si spoglia, ci sbatte di fronte il corpo sempre in bilico, soffocante, intrappolato in quell’ansia spessa come lo strato di permafrost. Il dolore è un aborto dell’anima che fa male, dove la vita si aggrappa fin che si può, finché la morte stessa rapisce il corpo come l’amore, almeno che non lo colga alla sprovvista, ma la vita è così selvaggia che ci accerchia e ci assedia.

copertina
Autore
Eva Baltasar
Casa editrice
Nottetempo
Anno
2019
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
158
Traduzione
Amaranta Sbardella
ISBN
9788874527687
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.