Nureyev

Nureyev. Una vita in movimento, ma poca danza nella regia di Ralph Fiennes

Per la sua velocità nel danzare e la propensione verso le acrobazie Rudol’f Chametovič Nureev (traslitterazione anglosassone Rudolf Khametovich Nureyev)  viene soprannominato the flying tatar. L’attività di Nureev sia come ballerino che come coreografo è importante non soltanto per la sua abilità tecnica, ma soprattutto come innovazione, determinando così un cambiamento radicale nella danza classica, accrescendo sempre più l’importanza dei ruoli maschili.

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Questa diversa prospettiva di Nureev riesce a sradicare il confine tra balletto classico e danza moderna e viene definito dai critici uno tra i più grandi danzatori del XX secolo, insieme a Nižinskij e Baryšnikov. Nureev rappresenta la coniugazione “imperfetta” tra fascino e genio, i suoi movimenti maldestri restituiscono al pubblico un desiderio di eccitazione e vibrazione. Fuori concorso al Trieste Film Festival, il regista Ralph Fiennes (Ralph Nathaniel Twisleton-Wykeham-Fiennes) presenta la pellicola Rudolf Nureyev – The White Crow, un biopic sul celebre ballerino russo. Il regista inglese ripercorre la vita di questo leggendario danzatore, partendo dall’infanzia sofferta nella gelida città sovietica di Ufa, per poi proseguire con l’educazione presso la scuola del Kirov a Leningrado e il suo primo viaggio nel 1961 fuori dall’Unione Sovietica, e precisamente a Parigi, per poi concludersi con il controverso allontanamento dalla sua patria. Dal romanzo di Julie Kavanagh Nureyev. La vita (La Nave di Teseo, 2019), ben 874 pagine, il lavoro del regista britannico tenta, purtroppo in modo impacciato e senza restituire grandi emozioni, di narrare le vicende del ballerino Rudol’f Nureev, interpretato da Oleg Ivenko, alla sua prima prova attoriale. Fiennes, oltre a dirigere il suo terzo film, si ritaglia anche il ruolo del famoso maestro russo di ballo Alexander Pushkin, dopo aver interpretato il sadico comandante delle SS in Schindlers List (1993) di Steven Spielberg.

Nel cast troviamo anche Adèle Exarchopoulos nella parte della giovane cilena Clara Saint, la nuora di André Malraux, allora ministro della Cultura e amica di Nureyev, che lo aiuterà nella richiesta di asilo politico. Al centro della pellicola si staglia il divario ideologico tra est ed ovest, il regista prova ad evidenziare la contrapposizione politica, ideologica e militare al culmine della guerra fredda. Dopo lo shakespeariano Coriolanus nel 2011 e il dickensiano The Invisible Woman nel 2013, Ralph Fiennes dedica la sua regia alla vita del celebre Rudolf Nureyev, nato su un treno nel 1938 in territorio sovietico, naturalizzato austriaco morirà nella capitale francese nel 1993. Fiennes intreccia la vita di Nureyev spostando continuamente i livelli di narrazione su tre coordinate differenti, ma sempre mescolate, l’infanzia, il suo successo come ballerino in URSS e la permanenza a Parigi. Il montaggio alternato spiazza in maniera stancante lo spettatore rendendo il film didascalico, presentandoci un Nureyev scontroso, arrogante e soprattutto ambizioso. Il desiderio di libertà e quello di volare alto come un corvo bianco sono i caratteri distintivi del danzatore russo che si eleva come un angelo sul palcoscenico della danza vincendo la forza di gravità. Ciò che manca davvero nel film di Fiennes è proprio il tema della danza, la sua poeticità, la sua arte, costruendo un Nureyev “egocentrico” in lotta con se stesso, con “i fantasmi russi” e il suo tempo”, solo la danza lo mantiene vivo, ma questa vitalità rimane sbiadita sullo schermo. Il momento cruciale, quel salto verso la libertà si iscrive sul corpo di Nureyev il 16 giugno 1961, pochi mesi dopo l’invasione della Baia dei Porci e alla vigilia della cosiddetta Crisi di Berlino. La fuga di Nureyev, il tentativo di ribellarsi a quel senso di soffocamento non aiuta ad apprezzare la cifra stilistica del danzatore russo che lo stesso Fiennes tradisce in un’asfissiante biopic senza stile e senza movimento.

copertina
Regia
Ralph Fiennes
Genere
Biografico
Anno
2018
Attori
Oleg Ivenko - Adèle Exarchopoulos -
Durata
122 minuti
Paese
Gran Bretagna
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.