Dopo oltre dieci anni di assenza, Nabucco torna allo Sferisterio e inaugura la 62ª edizione del Macerata Opera Festival con un allestimento che sceglie la strada della materia, della memoria e della trasformazione dello spazio. L’opera che nel 1842 impose…
Autore: Giorgio Cipolletta
Il Trovatore: il battesimo del fuoco di una tragedia senza tempo
Giovedì 16 luglio, con l’Anteprima Giovani del Trovatore di Giuseppe Verdi, lo Sferisterio di Macerata ha riacceso una delle immagini più potenti del proprio repertorio recente. L’allestimento firmato da Francisco Negrin, nato nel 2013 e ripreso nel 2016, torna a…
Sette a Tebe a Urbisaglia: la guerra si spoglia, l’amore si alza in coro
Corpi che si vestono e si spogliano, un coro che canta la paura prima delle parole, un finale che trasforma il pubblico in teatro: Tebe e Gaza si guardano attraverso duemila anni di guerra che non è mai davvero finita, mentre un gruppo di ragazzi che si amano tra loro insegna, ancora una volta, che si può essere vivi insieme.
Atomica: la colpa di un cielo che non si dimentica
Muta Imago trasforma il carteggio tra Anders ed Eatherly in un potente viaggio dentro la colpa e la responsabilità: uno spettacolo visivamente raffinato, cerebrale e insieme profondamente inquieto.
Furore – Polvere negli occhi e un coltello nel cuore
Ci sono spettacoli che non si guardano soltanto: si respirano, si attraversano, ci si sporcano addosso. Furore, tratto dal romanzo di John Steinbeck pubblicato nel 1939, appartiene a questa categoria. Massimo Popolizio porta in scena il grande libro americano in…
L’ultima sigaretta del mondo: Zeno tra coscienza e apocalisse
Ci sono romanzi fatti di carta e altri che, pur nascendo sulla pagina, possiedono già una muscolatura teatrale. La coscienza di Zeno appartiene di diritto alla seconda categoria, come ha magistralmente confermato l’allestimento diretto da Paolo Valerio che ha abitato…
In questa casa c’è un segreto: La soglia che ci sceglie
Un saggio che legge le dimore fiabesche come luoghi di soglia e di ospitalità ambigua, dove il segreto non va smascherato ma attraversato fino a diventare coscienza. Con una scrittura notturna ed evocativa, Morrone Mozzi restituisce alle fiabe la loro forza trasformativa.







