Trilogia della città di K

Trilogia della città di K – Agota Kristof

Voglio dirlo subito. Trilogia della città di K è uno dei libri più belli e affascinanti che io abbia mai letto. Agota Kristof è riuscita a creare un mondo disperato ed ingarbugliato, da cui faticherete a staccarvi.

Il romanzo si compone in realtà di tre opere distinte ma continue: Il grande quaderno, La prova e La terza menzogna. Del libro Giorgio Manganelli ha detto: «Una prosa di perfetta, innaturale secchezza, una prosa che ha l’andatura di una marionetta omicida».

Trilogia della città di K è una sorta di favola al contrario, in cui il male sembra vincere sul bene, in cui tutto è pesantezza, deformazione. Una storia potentissima che vi rimarrà dentro.

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La trama

Trilogia della città di K ha inizio con due gemelli ed una madre disperata, che decide di affidarli alla nonna. La vecchia vive lontano dalla città in cui cadono bombe e manca il cibo.

Siamo in un imprecisato Paese dell’Est, anche se il luogo preciso in cui avviene la storia non ci viene mai nominato. Sappiamo solo che c’è una guerra, e che la nonna è una vecchia strega sporca, avara e senza cuore.

I due gemelli, Lucas e Klaus, sono indivisibili e intercambiabili, sembrano avere una sola anima ed una grandissima intelligenza. Attorno a loro si muovono personaggi caratteristici ed essenziali, in un mondo fatto di fame e di morte.

I ragazzi sceglieranno destini diversi: Lucas in patria, Klaus nel mondo libero. Quando si ritroveranno dovranno affrontare le macerie materiali e morali di un Paese intero.

Trilogia della città di K. La recensione

Agota Kristof non fa sconti al lettore, e ci impone una storia limpida, asciutta, una scrittura diretta che non ammette troppe divagazioni o descrizioni. Gli avvenimenti sono la cosa più importante, e con loro questa sorta di mano misteriosa, di presenza terza, che sembra muovere i fili della vicenda come un “prestigiatore crudele”.

Trilogia della città di K (Einaudi) è una favola nera che ritrae e descrive alla perfezione un’epoca (la storia è una palese metafora della Seconda Guerra Mondiale e degli anni successivi) che ha prodotto orrori, deformazioni materiali e morali.

Agota Kristof sceglie allora di giocare con il lettore mettendolo di fronte a fatti e situazioni strazianti, a tematiche di forte impatto e al gioco delle responsabilità. In tutto questo vi sentirete come parte attiva della storia, come se la vicenda si stesse costruendo sotto i vostri occhi. Dolore, morte, legami e immaginazione saranno un universo unico ed indimenticabile.

Quando Il grande quaderno apparve per la prima volta in Francia, nella metà degli anni ’80, subito ci fu grande sorpresa. Agota Kristof era un’autrice ungherese ancora sconosciuta ma che stava mostrando allOccidente un modo nuovo di scrivere: duro, semplice, efficace, tragico e disperato ma senza rabbia, senza rancore.

Trilogia della città di K va letta come una storia di formazione senza lieto fine, ma certamente di crescita. Il senso di angoscia e di inquietudine che riempie le pagine è lo stesso che domina l’animo dell’uomo nella guerra, nel conflitto, nell’era dell’abbandono e della ricostruzione, quando non ci sono più certezze.

Amerete questo romanzo, ne sono certo.  E il vostro sguardo e la vostra immaginazione seguiranno quei due bambini, poi diventati grandi, anche dopo l’ultima pagina.

copertina
Autore
Agota Kristof
Casa editrice
Einaudi
Anno
2014
Genere
Narrativa
Formato
Tascabile
Pagine
384
ISBN
9788806219307
Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.