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Virus letali: il cinema racconta le epidemie

In questi giorni difficili abbiamo scoperto che la letteratura ha spesso raccontato scenari di virus ed epidemie, descrivendo episodi del passato o immaginando scenari futuri. Anche il cinema però ha affrontato l’argomento, e anche abbondantemente.

CORONAVIRUS – ECCO COME LA LETTERATURA HA RACCONTATO LE EPIDEMIE

In questo articolo abbiamo quindi cercato di orientarci tra una serie di opere che sono state protagoniste sul grande schermo e che hanno a loro modo anticipato ciò che sta avvenendo oggi o che hanno raccontato eventi passati, magari proiettandoli al futuro. Ecco quindi alcuni film che parlano di virus ed epidemie globali.

Il cinema “oltre” il Coronavirus

Partiamo con il capolavoro del regista svedese Ingmar Bergman Il settimo sigillo e la sua encomiabile immagine che conosciamo tutti, ossia la partita a scacchi con la morte rappresentata da un cavaliere di ritorno in patria (Max von Sydow) e un pallido uomo incappucciato – appunto la personificazione della Morte –. In duello sul destino dell’uomo mentre un’epidemia di peste nera uccide i villaggi dei dintorni. LEGGI LA RECENSIONE

Continuiamo il nostro viaggio con il romanzo di Richard Matheson del 1954 Io sono leggenda (Fanucci Editore, 2015) che viene trasposto al cinema con ben tre interpretazioni, a partire da quella del 1964 L’ultimo uomo della Terra diretto da Ubaldo Ragona o, come indicato nella versione americana, da Sidney Salkow (il film, a seconda delle fonti, viene accreditato all’uno o all’altro regista). LEGGI LA RECENSIONE DEL ROMANZO

La seconda trasposizione cinematografica del romanzo di Matheson è quella del 1971 con il film di fantascienza diretto da Boris Sagal: 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man). Infine la pellicola Io sono leggenda (I Am Legend) è un film del 2007 diretto da Francis Lawrence con un ulteriore interpretazione della storia costruita dallo scrittore americano Richard Matheson.

Dello stesso anno è anche I Am Omega il film horror statunitense del 2007 diretto da Griff Furst, è un altro adattamento non ufficiale del romanzo di Matheson, il cui titolo riprende per metà quello di 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra (The Omega Man) e per metà Io sono leggenda (I Am Legend) di Francis Lawrence con Will Smith, uscito lo stesso anno. Tutti gli adattamenti raccontano di un’epidemia causata da un batterio che ha trasformato tutte le creature viventi in vampiri. L’unico non infettato è Robert Neville, che si è creato un rifugio sicuro nella sua villetta. Barricandosi durante la notte e uscendo solo di giorno.

Non possiamo non citare anche il capolavoro del maestro horror del La notte dei morti viventi, del 1973 di George Romero, quetsa volta la psicosi è mutante dove si narra di un’arma batteriologica denominata Trixie che contamina un’intera città Evan’s City, la città-focolaio scatenando una rabbia omicida tra gli abitanti. LEGGI LA RECENSIONE

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Virus dal futuro. Il cinema e le epidemie

Del 1995 è il film del regista tedesco della Storia infinita (1984) Wolfgang Petersen che con il film Virus letale (Outbreak) il colonnello Sam Daniels interpretato da Dustin Hoffman viene inviato dal governo in Africa per indagare su un virus Motaba sconosciuto che sta decimando gli abitanti di un villaggio.

Lo strepitoso Terry Gilliam con il film “apocalittico” del 1995 L’esercito delle 12 scimmie, questa volta ci catapulta nel 2035 dove troviamo James Cole (Bruce Willis), un detenuto che, con la promessa della grazia, viene inviato nel passato per indagare sui fatti che hanno portato all’estinzione del 99% dell’umanità e costretto i sopravvissuti a vivere nel sottosuolo per sfuggire al contagio di un virus letale. I detenuti sono obbligati a salire in superficie con speciali tute ermetiche, correndo il rischio di venire contagiati a loro volta, per raccogliere le prove riguardo alla responsabilità di una tale catastrofe. I capi di queste comunità sotterranee sembrano essere degli scienziati che fanno di tutto per poter, un giorno, mettere le mani sul virus originale, che intanto è mutato, per creare un antidoto e riconquistare la superficie.

Tutte le prove portano a un sedicente gruppo ecologista, l’esercito delle 12 scimmie, che avrebbe diffuso il contagio per liberare la Terra da quel cancro che ritengono siano gli esseri umani. In particolare, un murale apparso pochi giorni prima della tragedia porta la scritta “siamo stati noi” (“we did it”). LEGGI LA RECENSIONE

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La regia di Elia Roth, ci regalala la pellicola horror Cabin Fever (2002) ove causa di un virus inarrestabile, una vacanza in montagna si trasforma in un terribile incubo per cinque studenti universitari. Diretto da Danny Boyle nel 2003 28 giorni dopo, racconta invece di un potente virus che trasforma le persone in assassini fuoriesce da un laboratorio di ricerca inglese. In 28 giorni l’epidemia dilaga e i sopravvissuti si riuniscono per
fuggire dalla città.

Non manca all’appello neanche Steven Soderbergh che anticipa anche lui l’inarrestabile diffusione di un virus MEV-1 che colpisce neuroni e sistema respiratorio – possa diventare virale in poco tempo, trasmettendosi semplicemente con una stretta di mano. La pellicola in questione, Contagion, del regista americano del 2011 sembra narrare una storia (anche se diversa) che oggi stiamo conoscendo con il momento del Coronavirus (Codiv-19).

Delle pale meccaniche dell’azienda per cui lavorava Beth Emhoff estirpano delle palme da una foresta nei pressi di Hong Kong, piante dalle quali vengono disturbati alcuni pipistrelli che si spostano su un albero di banane; uno di questi cibandosi dei frutti ne fa cadere un pezzo all’interno di un capannone in cui uno dei maiali allevati lo mangia. Il maiale, successivamente ucciso e portato in un ristorante del centro di Hong Kong, viene trattato a mani nude dallo chef.

Lo stesso cuoco, senza lavarsi le mani successivamente al contatto con la bocca del suino, stringerà le mani di Beth Emhoff (Gwyneth Paltrow)che si trova proprio nel ristorante della metropoli durante il viaggio di lavoro per la propria azienda, facendola diventare il paziente zero.

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Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.