Gente di Dublino

Gente di Dublino – James Joyce

Gente di Dublino è una delle opere più famose di James Joyce, e che insieme ad Ulisse, rappresenta al meglio il suo stile e le tematiche care allo scrittore irlandese.

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Una raccolta di quindici racconti ambientati nella capitale irlandese, che James Joyce pubblicò in esilio nel 1914 con lo pseudonimo di Stephen Daedalus, dopo aver incontrato però numerose difficoltà, visto che il libro fu rifiutato da ben quindici differenti case editrici. All’inizio infatti, il linguaggio usato dall’autore mosse numerose critiche.

I racconti che compongono Gente di Dublino (nel 2018 ripubblicato negli Oscar Mondadori) furono scritti tra il 1904 ed il 1906, a cui poi si aggiungono I due galanti, Una piccola nube e I morti, che è del 1907.

La trama

Gente di Dublino è una splendida raccolta di personaggi caratteristici che popolano la città nei primi anni del ‘900, e di cui James Joyce decide di narrare la vita di tutti i giorni. Non c’è una trama vera e propria nel libro, che si presenta ai lettori come una raccolta di fotografie nitidissime, precise, esplicative.

Di ogni personaggio l’autore cattura due momenti ben precisi ed opposti, da sempre conosciuti, nella letteratura di Joyce come la paralisi e la fuga. Alcuni dei personaggi quindi sono letteralmente immobili nelle proprie posizioni morali, a causa soprattutto del credo religioso o degli ideali politici dell’epoca. Chi si rende conto di questa condizione cerca disperatamente di scappare, sempre senza successo.

I racconti sono suddivisi poi in quattro sezioni distinte, ognuna delle quali parla di una fase ben precisa della vita di ognuno: l’infanzia, l’adolescenza, la maturità e la vita pubblica. Dall’epilogo finale, I morti, nel 1987 è stato tratto anche un film per la regia di John Huston.

La recensione di Gente di Dublino di James Joyce

Ciò che più di ogni altra cosa ha caratterizzato la scrittura di Joyce è il realismo asciutto e scarno, metodo che gli ha permesso di descrivere tutti i personaggi in maniera precisa, dettagliata, e che lascia intravedere un significato profondo.

Non lasciatevi sfuggire questi dettagli quindi, perché spesso sono collegati a simboli precisi. I personaggi di Joyce vivono immersi nella quotidianità, ma ad un certo momento, come causa di un evento o di un particolare magari banale, scatta in loro qualcosa che porta ad una visione nuova del mondo.

Un percorso sempre seguito dallo scrittore irlandese, che vedeva la letteratura come lo strumento per portare il lettore alla conoscenza profonda della vita. Non assistiamo mai ad una visione unica della realtà, i punti di vista si moltiplicano, i pensieri dei personaggi sono resi espliciti con il discorso diretto, che abbatte ogni muro della conoscenza.

Gente di Dublino è poi una critica forte alla crisi dei valori morali della Dublino dell’epoca. I personaggi sono moralmente deboli, senza spirito, aggrappati ad una cultura che li allontana dagli altri, dalla religione, dalla politica e dalla famiglia. L’unica via d’uscita sembra essere la conoscenza profonda di se stessi, anche se il libro non lascia via di scampo.

Quella che chiamiamo “morte in vita” è la corda che lega tutta l’opera di James Joyce, e che mette ogni personaggio di fronte al fallimento continuo, dandoci un’immagine di desolazione, smarrimento e decadenza.

copertina
Autore
James Joyce
Casa editrice
Feltrinelli
Anno
2018
Genere
Narrativa
Formato
Tascabile
Pagine
250
Traduzione
Attilio Brilli
ISBN
9788804686217
Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.