Massimo Cacciari

Massimo Cacciari – La mente inquieta

Il filosofo “inquieto” Massimo Cacciari torna in libreria con un denso saggio sull’umanesimo edito dalla casa editrice torinese Einaudi (2019). La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo è un saggio profondo che prova a ripensare il concetto di Umanesimo del Quattrocento.

L’invito di Massimo Cacciari sta proprio nel coraggio di riproporre questo periodo, relegandogli totale dignità filosofica. Questo contributo omaggia per primo Eugenio Garin, uno dei più importanti storici della filosofia, il quale ha illuminato il percorso di Cacciari, recuperandone il tentativo di rovesciamento “eclettico” per una rinascita “sincretica-filosofica” di quel tempo. Quel tempo dove Jan Hus (primo anticipatore della Riforma protestante), rettore all’Università Carolina di Praga viene condannato per eresia sul rogo, dopo la sentenza del Concilio di Costanza (1414-1418), il tempo stesso in cui  anche Girolamo Savonarola fu impiccato e bruciato come «eretico, scismatico e per aver predicato cose nuove» (le sue opere furono inserite nel 1559 nell’Indice dei libri proibiti. Per Cacciari, diviene fondamentale distruggere l’idolum theatri riducendo l’Umanesimo a Humanismus, cioè alla definizione di un’essenza dell’uomo, orientata dall’esaltazione antropocentrica della nobilitas umana, a partire dallo studio dei classici greci e latini. Neanche lo stesso Martin Heidegger con  la sua Lettera sull’umanismo del 1947 riesce a catturare l’armonia della libertà umana. L’epoca dell’Umanesimo e tutte le sue contraddizioni hanno accompagnato sempre il filosofo veneziano, che  ha scelto di dedicare un intero saggio per spiegarne le ragioni di un recupero e di una rinascita di “umanesimo” (e umanità). Secondo Cacciari il primo pensiero “forte” degli umanisti lo recuperiamo nella dicotomia tra ratio e oratio, fra filosofia e filologia e la più autentica filosofia dell’Umanesimo si trova, secondo il filosofo, forse proprio, e paradossalmente, nell’in philosophos! Prima del discorso c’è la lingua. Prima della philo-sophia c’è la ragione della lingua, indissociabile da quella del corpo. L’Umanesimo ‘ama’ il logos in quanto si fa, dalla sua matrice, prima ‘illustre’ e poi arte – e arte che, attraverso la memoria attiva, immaginativa dell’Antico, sappia manifestarsi anch’essa come classica. Da questa inquietudine nascono la virtù e la malvagia, la pace e la violenza, la creazione e la distruzione, la trasparenza e la dissimulazione, in breve, l’eterna vicissitudo umana.

Nell’Umanesimo, Massimo Cacciari riesce a dare visione esaltandone sia i valori estetico-artistici che elementi retorico-filologici, restituendoci la complessità “umanistica” di un progetto culturale immenso. Cosicché, se trovasse miracolosamente la quiete e l’appagamento, l’uomo cesserebbe di essere vulnus per l’altro, ma anche di essere ancora ingegnoso, produttore, ‘civile’: “Destino è l’esserci inquieto e insaziabile; a noi tuttavia spetta la decisione in quale forma assumerlo, come prendervi parte, conoscerlo e affrontarlo”. L’inquietudine di Cacciari (e la nostra) sta proprio in una “pace impossibile” (titolo dell’ultimo capitolo del volume) e il magnum miraculum dell’uomo sarà proprio in quel non essere fissato ‘naturalmente’ in nessuna condizione o essenza. Sicuramente l’uomo non potrà mai aspirare alla dimensione ‘angelica’ o ‘divina’ e mai potrà ascendere o resistere all’abbrutimento e soprattutto non potrà mai raggiungere la pace. Quindi, in altre parole per Cacciari, la libertà non sarà mai la possibilità del trascendimento della sua condizione tragica, che sia Alberti che Machiavelli avevano rappresentato”. L’‘estremo’ impossibile dell’indiamento diventa così misura e input per una possibilità umana. Nell’umanesimo tragico ed inquieto di Cacciari si recupera l’età delle contraddizioni per restituirla nel mondo delle “catastrofi” contemporanee, auspicando ad uno spirito umanistico per poi tentare di uscirne (vivi) da questa “tragedia”, ma senza possibilità di salvezza. Al termine del volume troviamo un notevole apparato iconografico, che va dal Trittico del carro di fieno di Hieronymus Bosch (1516) all’affresco de La Pace di Lorenzetti, particolare dall’Allegoria del Buon Governo (1338-39). Troviamo inoltre anche le immagini di una pittura murale dedicata a Francesco, presente all’interno del Santuario del Sacro Speco di Subiaco, il Masaccio della cappella Brancacci e il Donatello del Profeta Abacuc (detto lo Zuccone), i Tre filosofi di Giorgione e un disegno dell’Alberti dedicato al proprio emblema, l’occhio alato. Inquieta la natura, energia in ogni suo atomo, e tutta- via sempre in moto, in perenne trasformazione – dove prima era roccia, ora è mare, dove montagna pianura, dove acqua terra –, inquieto l’occhio che vuole penetrarla. Se non lo fosse, nulla avrebbe in comune con il suo oggetto e nessuna relazione potrebbe prodursi. Le forme con cui l’occhio di Leonardo comprende la natura sono quelle con cui Dio stesso crea «numero, pondere et mensura»  Massimo Cacciari ci sprona con coraggio a ripensare (ripensarci) e pensare ancora l’Umanesimo more philosophico.

Il filosofo ci pone di fronte ad un orizzonte dove emerge una valenza politica- filologica, nonché il fine atteso per strade diverse – a volte solo sperato, a volte perseguito con tenacia e ritenuto prossimo, a volte contemplato come mera idea, a volte disperatamente considerato in contraddizione ‘ontologica’ con la nostra natura – è la Pace, che un’epoca segnata da catastrofici mutamenti rende tanto piú necessaria quanto ardua ai limiti dell’irrealizzabile. Il Quattrocento descritto e scavato da Cacciari non è altro che la proiezione virtuale del nostro XXI secolo con tutte le sue contraddizioni. In questo affresco filosofico dove le arti e le lettere si incontrano nel significato di Humanismus (Umanesimo), la passione e disperazione convivono, così come nelle grandi opere come quelle di Leon Battista Alberti, Pico della Mirandola e Lorenzo Valla, tre figure visionarie capaci di guardare nel passato con la stessa tenacia di anticipare il futuro, dove il legame tra linguaggio e idee rimane indissolubile.

copertina
Autore
Massimo Cacciari
Casa editrice
Einaudi
Anno
2019
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
128
ISBN
9788806240851
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.