I morti non muoiono

I morti non muoiono, ma i vivi sicuramente stanno a guardare. La riflessione di Jarmush sul contemporaneo

Dopo l’eccezionale pellicola di Daunbailò (Down by Law) del 1986 con le straordinarie performance di Tom Waits, John Lurie e Roberto Benigni e l’indimenticabile Coffee and Cigarettes (2003) nonché il più recente Paterson (2006), il regista poliedrico americano Jim Jarmusch torna sul grande schermo resuscitando i morti con il nuovo film I morti non muoiono.

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Ci troviamo a Centerville (Dakota del sud), un piccolo centro abitato degli Stati Uniti d’America.  I morti iniziano ad uscire dalle tombe, la causa si può rintracciare dalla fuoriuscita dell’asse terrestre.

I cadaveri “resuscitati” desiderano stabilire un legame con una vita di stereotipi iconici come Xanax, banda larga e tanto caffè, tutte condizioni che necessarie per  aderire pienamente alle “convenzioni” della vita americana. Jarmush riprende le lezioni di Romero (La notte dei morti viventi, 1968) e le trasferisce nel mondo contemporaneo, il nostro, dove gli umani stanno a guardare e i morti partecipano alla vita dettata dallo sfrenato capitalismo e dall’eccessivo desiderio di consumo del XXI secolo.

Ne I morti non muoiono, Lo sceriffo Robertson (Bill Murray)  tenta di proteggere i suoi concittadini, mentre il suo vice l’agente Peterson (Adam Driver) ha sempre una risposta pronta su tutto. L’esilarante zombie interpretato da Iggy Pop esce dalla tomba di Sam Fuller. Ma cosa cercano questi non-morti?:  “Keep America White Again” è il motto che troviamo stampato sul cappello del bifolco allevatore Steve Buscemi. Gli zombie diventano la metafora della semplificazione politica trumpiana. Jarmush riveste questo film horror con ingredienti comici, intervallati da toni drammatici, consegnandoci una pellicola dal tono “nero” e acerbo. Il regista americano ci invita alla riflessione su chi è vivo e chi è morto e viceversa, chi si sente vivo e chi morto, rovesciando persino l’Ubik di Philp Dick (Io sono vivo, voi siete morti).

George Romero a John Carpenter, restano i padrini della traduzione di Jarmusch che resuscita i morti come tentativo di salvezza umana.  I morti non muoiono è certamente un film minore nella filmografia di Jarmusch, apparentemente persino svogliato, ma riesce comunque a lanciarci le sue visioni e il tentativo di non restare a guardare, con l’invito a di risvegliarci da questo torpore mortifero. “Andrà a finire male”. L’agente Peterson lo intuisce fin dall’inizio e dà subito l’idea di un film senza una fine, o meglio della fine senza mai un inizio. Jarmush come sempre si circonda di un spettacolare cast da Tilda Swinton (la strana titolare delle onoranze funebri) fino ad arrivare all’incredibile Tom Waits, l’uomo dei boschi. Non manca Iggy Pop, il primo zombie a riemergere dalle viscere, lo stesso Adam Driver (che nel precedente pellicola del 2006 era Paterson, mentre qui è Peterson), poi Danny Glover, Steve Buscemi, Selena Gomez e Chloë Sevigny (la poliziotta nel film). I non morti di Jarmusch si risvegliano ognuno con i propri desideri, le proprie pulsioni, non si sentono più sereni sottoterra e decidono così di emergere per ricordarci che i morti (quelli veri) siamo proprio noi seduti davanti allo schermo.

Sulle note di The Dead Dont Die di Sturgill Simpson, Jarmusch cerca di farla finita non con il giudizio di Dio, ma con l’umanità intera, un po’ troppo “strampalata”, isterica, patologica, ma soprattutto schiava di riti consumistici narcotizzanti, reiterando un desiderio asfissiante quasi nauseante. “Che mondo di merda!”. Sante parole caro Tom, dalla voce profonda di Waits si arriva a l’unico finale possibile, l’epilogo magistralmente vero che Jarmusch ci regala. Il regista americano che apre il Festival di Cannes 2019 con altissime aspettative, purtroppo delude e nonostante l’ineccepibile cast cinematografico, forse troppo rock’n roll o troppo  blues  (o semplicemente eccessivamente immortale), ci lascia un film innocuo, poco divertente e appena svogliato, ma con una grande verità di fronte ai nostri occhi troppo miopi e occupati a vedere solo i morti. Che mondo di merda!

copertina
Regia
Jim Jarmusch
Genere
Commedia
Anno
2019
Attori
Bill Murray - Adam Driver -
Durata
103 minuti
Paese
USA
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.