Testimoniando il destino

Emanuele Severino: Testimoniando il destino (della verità)

Non basta possedere un campo, bisogna coltivarlo. Nasce nella Biblioteca Filosofica di Adelphi l’opera di Emanuele Severino Testimoniando il destino. Proprio il filosofo italiano inaugurò la sezione filosofica della casa editrice milanese nel 1980 con Il Destino della necessità. Il volume raccoglie gli scritti teoretici dello studioso internazionale, testimoniando, appunto, la forza del pensiero e stabilendo in qualche modo la forza della verità.

Ma come è possibile una stabile conoscenza della verità? Nel nostro contemporaneo, Emanuele Severino intende indicare “l’autentica pianura della verità”, poiché l’uomo interpreta il mondo, i contenuti dell’interpretare che possono a loro volta essere interpretazioni che si rivolgono ad altri contenuti. Questo continuo rinvio può procedere persino all’infinito. Testimoniando il destino si compone di quindici capitoli e diciannove postille che raccolgono in maniera profonda e completa la necessità di testimonianza. Il segno, qualsiasi esso sia, semplice o complesso, va ineluttabilmente coltivato. La parola del filosofo, ci scuote, ci stupisce, scavando nelle necessità del divenire, una meditazione continua per un cammino complesso, unico, ma vitale, d’altra parte, – scrive Emanuele Severino,  – poiché l’insieme dei miei scritti tende a formare un unico blocco dove il tema centrale è il destino della verità, questo libro non può non sottintendere il modo in cui essi si configurano concretamente. La pianura del destino è infinita, così come lo è la ricerca vera e autentica della verità. Questo viaggio senza fine affonda le proprie viscere con volontà di fede, l’essenza profonda per la quale si è qualcuno. All’interno di tale fede cresce la storia dell’Occidente, e ormai la storia del Pianeta: non solo la storia delle sapienze, ma anche delle istituzioni, delle opere. E si giunge alla negazione inevitabile di ogni dimensione immutabile, quindi di ogni verità innegabile.

Proprio Emanuele Severino ci ricorda che l’attuale tecno-scienza è destinata a ritrovarsi nella situazione che finisce col farla sfociare nella filosofia, ma che dapprima è il luogo dove la tecno-scienza vuole la potenza e non la verità; dove dunque la sua potenza sul mondo è un caso, che non cessa di essere tale anche se la scienza dispone di moltitudini di regolarità empiriche che “confermano” l’esistenza di tale potenza – ma dove la volontà di potenza non può accontentarsi di esser casualmente e oniricamente potente. Proprio questo dominio della tecnica, la sua volontà di potenza sopraggiunge prima del tramonto della terra isolata, del suo (nostro) destino. La scienza ha coinvolto qualsiasi campo e il progetto “tecnico” di creare l’immortalità (l’eternità) resta ancora (per fortuna) una forma precoce di tecnica, pertanto inefficiente a raggiungere il nichilismo. Proprio nella fede diventar altro è la morte di ciò che diventa altro, scrive Severino, dove il desiderio di ’“eternità” e “immortalità” rimarranno categorie scientifiche e l’uomo si ritrova a scoprirsi infinitamente più di ogni Dio. (Il progetto tecnico di trasformare l’uomo in Dio non si avvede che l’uomo, ogni uomo , è, in eterno infinitamente più di ogni Dio).

Sta proprio in questa postilla l’essenza e la testimonianza del destino, del suo sguardo e l’imporsi di tale verità, in cui si eleva il culmine del nichilismo, passato e futuro reagiscono nel proprio essere e il proprio interno non essere verità eterna. In questo cortocircuito, nel sottosuolo filosofico del nostro tempo, il linguaggio inizia a testimoniare il destino, e scopriamo una terra isolata, una potente alienazione della verità. Ciò sta a significare che anche nella profondità del proprio essere, la terra isolata non è altro che un negare sé stesso, ossia il proprio essere fede e volontà. Sicuramente la vita dell’uomo, ci esorta il filosofo, è accompagnata da molteplici dubbi, ma al suo centro essa è una torre di fede che è riuscita a separarsi da ogni dubbio. Ecco che la vita, è vita, solo in potenza, e di conseguenza è fede, ma allo stesso tempo resta il dubbio intorno a ciò a cui ha fede. Emanuele Severino continua con acuta lucidità ad essere testimone del destino, e testimoniando ci accompagna in un lungo viaggio dove l’uomo (la sua storia) e la sua pretesa di verità non può che fallire. Ma la fede del filosofo, non è solo quella religiosa, ma è soprattutto quella di essere al mondo, l’eterno apparire infinito del destino dove giace (formalmente) l’inconscio del finito. La volontà del destino (la sua incontrovertibilità) si manifesta in un rapporto complesso dell’uomo con il di-venire del (al) mondo e la propria morte. Severino ci accompagna in questo eterno ritorno, dove le cose escono dal nulla (dal loro non essere) e vi ritornano.

copertina
Autore
Emanuele Severino
Casa editrice
Adelphi
Anno
2019
Genere
saggistica
Formato
Rilegato
Pagine
224
ISBN
9788845933462
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.