L’intimità di Nuria Amat. Un libro nei libri nel labirinto della vita

Dopo Il ladro di libri e altre bibliomanie (2015) le eum (Edizioni Università di Macerata) ci consegnano un altro appassionante libro di Nuria Amat, L’intimità, con la traduzione di Nuria Pérez Vicente e Eleonora Luzi.

UNA LETTERA INFINITAMENTE APERTA – LA RECENSIONE DEL LIBRO DI LUIGI ALICI

L’intimità (La intimidad) edito nel 1997 viene oggi tradotto per avvicinare il pubblico italiano all’universo della scrittrice spagnola contemporanea. Nuria Amat ci fa entrare con “intimità” nel suo mondo dove la scrittura diviene una malattia che trova la cura solo nelle sue parole. Intimità è un viaggio “interiore” che si dissemina in otto capitoli posizionati dentro la casa grande della famiglia, una clinica psichiatrica, una biblioteca paterna e un piccolo quadrilatero  (finestra) strategico, nello sfondo i quartieri spagnoli di Sarrià e di Pedralbes della città di Barcellona. L’opera letteraria che il lettore ha di fronte è un labirinto emotivo, autobiografico che corre sulla linea tra verità e bugia, realtà e finzione. Il racconto in prima persona di una bambina con una madre-ombra sconosciuta ai piedi dei poeti, porta il nome dell’autrice. Nuria immersa nella sua camera fredda cresce, diviene adulta portandosi con sé, da un lato l’assenza della madre e dell’altro il silenzio del padre, per poi affrontare due matrimoni letterari, uno con Pedro Pàramo (che prende il nome dal protagonista del romanzo scritto da Juan Rulfo, pubblicato nel 1955) e l’altro con Carles Ribas, poeta catalano. Questo romanzo acquista la funzione di metalibro, un libro sui libri (con i libri, tra i libri) dove il libro stesso diviene quell’oggetto rettangolare con delle lettere in italico incise sul frontespizio e allo stesso tempo lapide dell’infanzia, tomba in attesa di essere aperta o profanata. L’intimità attraversa con profondità cieca l’universo letterario dell’autrice “figlia di Dickens”, recuperando il romanzo di Louisa May Alcott, Piccole donne, un libro vecchio ed usato, per poi riprendere la figura orfana di Jane Eyre (Charlotte Brontë) e i fantasmi del passato in Il giro di vite di Henry James, sfilano inoltre nel romanzo anche le parole del poeta J.V. Foix, Jules Verne, Conrad, Carmen Laforet.

Nuria Amat con L’intimità spinge il lettore tra sanità e infermità mentale, tra la censura paterna e la sua biblioteca e il silenzio del ricordo materno e di quella perdita mai disvelata. La vita scorre su un terreno muto, dove la morte spesso rimane il dono più atteso della vita. La scrittura è piena di debiti, uno scontro tra i vivi e i morti, dove la follia conquista la sua intimità più vera e reale. Ecco che i libri nel libro per Nuria Amat sono come figli che ti sollecitano a rimanere e prendere distanze, perché solo nei libri appaiono tutte le molteplici possibilità di vita e di morte, tentativo di risposta nell’interpretazione dell’abbandono. Il romanzo della Amat è una continua nevrastenia, uno stordimento emozionale, un’epilessia “bibliofila”, una convulsione vertiginosa dove lo scrittore si perde fino ad entrare dentro le pagine della scrittrice catalana. La biblioteca del padre è sinonimo di lingua dei libri e di malattia discreta, quella che vive la protagonista-scrittrice. La letteratura in fondo è un grade arazzo dove convivono le scritture e i pensieri del mondo contaminati, Beckett, Artuad, Joyce, Borges, Diderot, Cervantes, Rebelais, Nabokov, Tolstoj e molti altri. La bambina (Nuria) la ritroviamo donna, ma sempre con la stessa “pazzesca” assenza, quella materna, e come da bambina attraversava il cimitero e i suoi labirinti di morte, così anche da donna insieme al suo secondo marito Carles Riba, insieme visitano i cimiteri ripetutamente come un modo di contrastare la paura, ma soprattutto, queste passeggiate le donavano una sorta di anestesie locali contro il dolore umano. Le parole della Amat sono potenti come un trauma cranico acuto, come un salto nel vuoto, La voce della Amat diviene una seconda madre, mentre la scrittura illeggibile si fa prisma autobiografico leggibile, una “malattia della vista” che respira intimità e che permette di vedere quello che non c’è. La cifra stilistica della Amat racchiude intimamente una zona spirituale a cui il lettore può accedere ed entrare in un labirinto dove si può persino perdere la ragione, riscoprendoci in qualche modo “folli” e ancora vivi.

Doppia partecipazione delle eum edizioni università di macerata alla 32° edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, che si svolgerà nei padiglioni di Lingotto Fiere dal 9 al 13 maggio 2019. La casa editrice maceratese infatti condividerà lo stand con le altre realtà che aderiscono al Coordinamento delle University Press Italiane (stand X193, padiglione OVAL) e sarà presente anche nello spazio riservato alla Regione Marche (C44 – D43, padiglione 1), Regione Ospite del Salone, con l’esposizione delle proprie pubblicazioni e due incontri in programma sabato 11 maggio:

ore 14:30-15:00
Confessioni di un migrante
Con Mohamed Razane, Rosa Marisa BorracciniIlaria Vitali, Barbara Andreozzi
Un ragazzo figlio di migranti si racconta nel contesto delle banlieu, in una storia densa di rabbia per l’ingiustizia sociale. È Violento l’ultimo libro di Mohamed Razane, scrittore francese di origine marocchina.

ore 15:00-15:30
L’intimità
Con Rosa Marisa Borraccini, Nuria Pérez Vicente
Il nuovo romanzo di Nuria Amat narra la vicenda interiore di una donna in perpetua ricerca della figura materna. Per scoprirlo, l’incontro con la sua traduttrice dalla lingua spagnola per le edizioni eum.

copertina
Autore
Nuria Amat
Casa editrice
EUM
Anno
2019
Genere
poesia
Formato
Brossura
Pagine
314
Traduzione
Nuria Pérez Vicente
ISBN
978-88-6056-6
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.