Dream, una mostra sul sogno ad occhi aperti

Con la mostra “DREAM. L’arte incontra i sogni” si completa la trilogia, ideata e curata da Danilo Eccher per il Chiostro del Bramante di Roma, iniziata nel 2016 con “LOVE. L’arte incontra l’amore” e proseguita l’anno successivo con “ENJOY. L’arte incontra il divertimento” (2017).

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Tre sono state le mostre dedicate all’arte contemporanea e ai suoi linguaggi, capaci di esprimere diversi stati dell’anima, come la complessità delle sensazioni legate ai sentimenti, alle emozioni più gioiose e alle percezioni più profonde dell’onirico. Dal 29 settembre 2018 fino al 5 maggio 2019 il Chiostro del Bramante offre al pubblico un’esperienza legata al sogno. Dream immerge lo spettatore in un viaggio suggestivo tra inconscio e onirico dentro i territori inesplorati del profondo. Nel complesso del Chiostro del Bramante si incontrano molti lavori lavori site-specific rimodulati per gli spazi del complesso museale e polivalente  con il coinvolgimento di artisti come Bill Viola, Anish Kapoor, Luigi Ontani, Mario Merz, James Turrell, Anselm Kiefer e molti altri. I sogni divengono la stella polare per gli spettatori che si immergono in un mondo onirico. Il pubblico all’ingresso viene accompagnato da un ascolto in cuffia di quattordici racconti scritti da Ivan Cotroneo (Le voci del sogno, La nave di Teseo, 2018) e interpretati dalle voci di Angela Baraldi, Giulia Bevilacqua, Marco Bocci, Cristiana Capotondi, Valentina Cervi, Matilda de Angelis, Isabella Ferrari, Matteo Oscar Giuggioli, Giuseppe Maggio, Brando Pacitto, Alessandro Preziosi, Alessandro Roia, Valeria Solarino e Simona Tabasco.

Tempo, ombre, luci sono gli ingredienti della narrazione che conducono lo spettatore-lettore-ascoltatore nel cuore della notte intrecciando realtà e fantasia, ricordi e dolori, gioie e inquietudini resistendo un mondo parallelo con la propria magia. All’ingresso ci scontriamo con due imponenti sculture, dell’artista spagnolo Jaume Plensa che accolgono i visitatori. Due volti (Chloe e Laura) con gli occhi chiusi posti uno di fronte all’altro, due figure oniriche che appaiono perfette nella loro bellezza e dotate di un potere magico, regalando al sognatore la chiave di accesso all’incantato mondo dei sogni. L’arte richiede ascolto come l’acqua che scorre e si dilata nel tempo e Bill Viola ci immerge nel mondo dei sogni grazie al suo lavoro di  video arte. L’immersione nell’acqua di Sharon ci allontana dalla frenesia di tutti i giorni e ci conduce oltre la barriera illusoria. Quello di Bill Viola è un atto di purificazione esistenziale. Proseguendo l’artista Giovanni Anselmo  indaga il rapporto naturale e antico tra  acqua, terra e fuoco, da cui si trae l’origine di ogni sostanza di cui è composta la materia. L’artista italiano cattura con il suo lavoro energie cosmiche racchiuse dentro una sinfonia silenziosa e immobile di elementi che si attraggono l’uno all’altro. Le forze naturali della gravità, del magnetismo terrestre della crescita vegetale intrecciano arte e scienze restituendo allo spettatore una magia autentica da abitare. Con le foreste di Mario Merz incontriamo le meraviglie della matematica che entrano prepotentemente nelle mirabili forme naturali. La disposizione dei rami e la proiezione della loro ombra su un piano, formano un angolo costante e vicino all’angolo aureo (perfetto), mentre il cristallo, destreggiandosi su sottili equilibri di temperatura e umidità dell’aria, nella sua genesi segue rigidi schemi matematici. La natura in qualche modo indica allo spettatore il punto in cui si trova, invitandolo a fare la prima mossa nei confronti del futuro. Un desiderio di cogliere il presente per concentrarsi sul futuro viene espresso anche dall’installazione Suspended Tree di Henrik Håkansson. Radici, tronco e rami, rappresentano solidità, profondità, vitalità guidando con delicatezza lo spettatore alla scoperta di chi o cosa possa celarsi dietro o dentro l’albero e tra le folte radici, trovando in qualche rifugio verso ciò che deve essere ancora indagato. Una ricerca continua dell’esistenza e di una realtà onirica cortocircuitano dentro ad altre realtà impercettibili come quelle di Doris Salcedo, la quale ci invita alla riflessione sulle ombre del ricordo vivido e pungente come gli abiti di madri addolorate, composti da migliaia di aghi. Proteggere e danneggiare sono sicuramente due facce della stessa medaglia legate fra loro da sensazioni profonde che riaffiorano dalle ‘cicatrici’ di un’anima ferita. Il futuro è fatto anche di ombre come quelle dell’artista francese Christian Boltanski e il suo Théathre d’Ombres. Il corpo è assente e sfuggevole, si conserva solo il ricordo. L’artista francese proietta immagini apparentemente innocue che possono ricordare un tenero gioco per bambini. Le figure utilizzate nel suo teatrino, sono sagome che aleggiano come fantasmi, precarie ed effimere, rincorrendosi l’una con l’altra. Wolfgang Laib invece con il suo paesaggio di riso, la casa custodisce la nostra dimensione interiore, il colore bianco armonizza tutto ciò che accade all’esterno. Raccolti e disposti in maniera ordinata, i mucchi di riso rappresentano un dono, manifestando dunque il senso di gratitudine nei confronti della natura che l’artista tedesco assegna alle sue opere. A fermarci a metà del nostro percorso è la splendida mostruosità creata dall’opera Enteric di MccGwire, la quale ci trasmette un’agitazione interna che permane nel grembo del sonno. Dotata di una forma sinuosa che tende all’infinito, il lavoro rimanda lo spettatore nell’unione fra alto e basso, tra mondo materiale e spirituale. L’installazione di Kate MccGwire, ci consegna una creatura multiforme e inafferrabile che pare minacciare l’atmosfera di quiete, e accompagna il cammino del visitatore come una piuma volteggiante nella tempesta. Attraverso la lavorazione della materia, Anish Kapoor si propone di cogliere la complessità dell’universo che popoliamo. L’alabastro, le rosse venature astratte rappresentano il flusso continuo di pensieri, emozioni e sensazioni, uno stimolo a scavare nel profondo delle cose. Le sensazioni suscitate sono l’ossatura della vita dei nostri sogni.

L’utilizzo di oggetti inconsueti come legno, utensili di ferro arrugginiti e usurati, compongono invece la ricerca artistica di Claudio Costa. Tutto sembra derivare da un passato prossimo nel tempo, mitologia, primitivismo racchiudono la materia onirica di indagine dell’artista italiano. Silenziosi e leggeri invece sono i sogni di Tsuyoshi Tane che attraverso  passato, presente e futuro, una proiezione tra dentro e fuori. Light is stime è il tempo di rottura tra un momento e l’altro, l’eco dello scorrere della vita. Ryoji Ikeda nel tempo invece svela lo spazio in cui risiedono affetti e legami profondi, ma anche rimpianti e rimorsi, la musica diviene luce, richiamando l’attenzione sulle percezioni ad essi collegati. Desideri e aspettative si materializzano nel ritmo del sogno, scandito dalle frequenze del battito cardiaco. Anselm Kiefer con i suoi corpi celesti sono ispirazione e guida per il visitatore, dove il sogno è profezia e le stelle emozionano, ammaliano e incuriosiscono, divenendo stimolo a procedere alla scoperta di qualcosa di meraviglioso. Per il Chiostro del Bramante Alexandra Kehayoglou realizza un’opera site specific rivestendo le scale interne che portano dal piano terra al primo piano, con tappeti che riproducono gli straordinari paesaggi della Patagonia. I sogni entrano ed escono dai loro accessi ed è quasi impossibile separare la realtà appena vissuta da quella diversa che si sta per incontrare. L’opera d’arte di Peter Kogler ecco che si fa luogo dove il razionale lascia il posto alla mobile incertezza: da quanto tempo non lascio che qualcosa mi faccia girare la testa?. La mente distratta viaggia dove le linee si incrociano e si espandono. Luigi Ontani mescola le pulsioni narcisistiche del sognatore, un conflitto tra interno ed esterno, tra il sole e la luna, tra il viso e la maschera. L’immagine visiva si nutre di quei momenti in cui speranza e illusione ci rendono capaci di attimi di ribellione vera. Tatsuo Miyajima con Time Sky invita il pubblico a sdraiarsi sul pavimento per ammirare l’immensità del cosmo e assorbire l’energia profusa dalle luci a led. Le delicate tinte pastello di Ettore Spalletti  agiscono come un balsamo per l’anima, restituendo luce e purezza. Nella stella che cade la luce è rivelazione. Eccomi io sono la luce. Sono quella sfocatura, la nebbia di latte che ti avvolge, e che sparisce nel tuo sguardo prima che tu possa rendertene conto. A chiudere il nostro percorso è l’artista americano James Turrel attraverso la scoperta dell’esistenza di un universo parallelo, sospeso in un luogo remoto, tutto sembra che possa accadere, lo spettatore si scopre immerso in un sogno e attraverso la luce si prepara all’incontro. E uscimmo a rimirar le stelle … In fondo come ci ricorda nel Seicento Shakespeare nella Tempesta noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, immaginando l’essenza umana, quella parte più profonda di noi che è immutabile ed eterna alla quale è stato dato il nome di anima. Ma cosa sono i sogni? Dream offre allo spettatore di partecipare ad un sogno unico ed uscirne con una luce diversa, magica e preziosa.

Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.