John Fante, in arte Arturo Bandini

Insoddisfatto, turbolento, inquieto. John Fante era uno scrittore con una capacità infinita di cogliere e trasformare in parole gli aspetti più intimi e profondi dell’uomo, le sue debolezze, le contraddizioni, le paure. Individui che sognano un futuro migliore, le provano tutte, senza arrendersi, senza cedere alla rassegnazione.

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John Fante ha vissuto e raccontato le laceranti trasformazioni di un inizio secolo, profondamente turbato dalle insicurezze e al tempo stesso segnato dalla velocità di trasformazione in un futuro sicuramente migliore. Ha condiviso il disagio di masse di italiani, alla conquista di una terra straniera. Lo ha fatto affidando la sua rivincita, e quella di intere generazioni di povera gente alla ricerca di un riscatto. Lo ha tracciato con il personaggio di Arturo Bandini, protagonista dei suoi romanzi, mattatore delle sue storie, non per determinazione e forza interiore ma perché la sua unica alternativa è reagire con strafottenza e arroganza a un destino che lo vuole sconfitto in partenza.

Bandini è l’archetipo dell’italo-americano  che vive a Los Angeles, patria delle infinite illusioni ma anche delle tante occasioni. E, tramite lui, John Fante racconta le difficoltà e la vita grama degli immigrati in America. L’anelito del protagonista al sogno americano, le sofferenze e il desiderio di rivalsa sulla vita e sugli uomini sono le stesse dell’autore, in una duplicità che sarà presente in tutti i romanzi, insieme alla tematica della sofferenza, alla ricerca e all’affermazione di una nuova identità, di chi non è più italiano e non ancora americano. «…il mio nome termina con una vocale dolce e loro odiano me, mio padre e il padre di mio padre». Ma nonostante questo, non è stata la cultura letteraria italiana a confortarlo e ad ispirarlo. Fante stesso in La confraternita dell’uva scrive: «Dostoevskij mi cambiò. Mi rivoltò come un guanto. Capii che potevo respirare, potevo vedere orizzonti invisibili. Volevo pensare e sentirmi come Dostoevskij». E se un russo fu l’ispiratore dell’opera di John Fante, la redenzione editoriale e la notorietà presso il grande pubblico, dopo la censura iniziale che dovette subire per il linguaggio e la crudezza della sua scrittura, arriva grazie ad un altro figlio di stranieri, Charles Bukowski, che lo definì “l’autore più maledetto d’America”.

John Fante è uno scrittore da tornare a leggere per chi lo conosce, e da scoprire per chi non lo ha mai letto. Ancor più e proprio in anni come quelli attuali di confusione, di insicurezze, di conflittualità, di spostamento di masse da un continente all’altro; per non dimenticare, per comprendere, per farsi pervadere dalla profondità di personaggi che non smettono mai di combattere, di migliorare, di rialzarsi dalla polvere, ogni giorno.

Dal 1933 fino alla morte, John Fante ha lasciato opere uniche, singolari, toccanti, vere. A partire da La strada per Los Angeles, Aspetta primavera Bandini e Chiedi alla polvere, da leggere in quest’ordine perché scandiscono cronologicamente la vita di Arturo Bandini.  Segue Una vita piena, biografia di una coppia, Fante stesso e la moglie, nei nove mesi di attesa del parto. Bravo, Burro! È una favola messicana per ragazzi, ma adatta a qualsiasi età. In La confraternita dell’uva, cambiano i nomi dei personaggi rispetto alla “saga” Bandini, ma non mutano le tematiche che ruotano intorno a un padre immigrato alcolizzato, rissoso e un figlio scrittore e italo-americano integrato. Sogni di Bunker Hill dove torna ancora Bandini a incarnare il desiderio dell’uomo Fante di affermarsi come scrittore, le frustrazioni nel mondo falso e opportunista della Hollywood cinematografica. L’ultimo, Un anno terribile, pubblicato postumo nel 1985 dalla moglie, ma al quale Fante aveva lavorato già dagli anni ’50, vive dei sogni di grandezza di un giovane nell’epoca della grande depressione.

Reso cieco e mutilato delle gambe dal diabete, Fante smise di scrivere, ma non di creare, attraverso la dettatura alla moglie di Sogni di Bunker Hill. Morì poco dopo l’uscita, nel 1981. Chiedi alla polvere è la sua opera più matura e conosciuta. Fu trasposta per il grande schermo nel 2006 da Robert Towne con Colin Farrel e Salma Hayek. Nella storia, John Fante inserisce al fianco di Bandini la figura della cameriera messicana. Camilla, amata non ricambiato nella realtà, è pure lei simbolo, quanto mai attuale, di un altro dei popoli in fuga dalla povertà. Ed è nello stesso romanzo che l’autore esprime tutta la sua conflittualità con la vita e la religione «Dio Onnipotente, mi dispiace di essere diventato ateo, ma hai mai letto Nietzsche? Ah, che libro! Dio Onnipotente, voglio essere onesto. Ti farò una proposta. Fai di me un grande scrittore e io tornerò alla Chiesa».

Sicuramente Dio, o chi per lui, nel tempo, ha soddisfatto il suo desiderio e lo ha reso un grande, enorme scrittore. Ma lui, Arturo, pardon John, sarà tornato a credere o avrà posto altre condizioni per vendere la propria anima?

Steve Fortunato

diSteve Fortunato

Piemontese di origine e milanese d’adozione. Imprenditore da sempre, ha sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività e il desiderio di nuovi orizzonti e di nuove sfide. Razionale e impulsivo, istintivo e sensibile. Racconta vicende e persone con una visione nichilista e un linguaggio crudo, duro, scarno a volte, che però sa cedere a momenti delicati, di sottile nostalgia.