Ne “La città marcia”, Bianca Stancanelli racconta la storia di Giuseppe Insalaco, un uomo che conosceva la mafia e i suoi meccanismi e che cercò di svelarne pubblicamente i segreti. Venne ucciso nel 1988.
Narrativa
“Al di là del nero” viaggia attorno alla storia di due donne, molto diverse tra loro che, messe a dura prova dalla vita, si “raccolgono” a vicenda.
Quando tutto è stato ormai svelato, quando pare non esserci più nulla da raccontare, ecco che Pasquale Ruju piazza il colpo di scena finale, che sconvolge ogni nostra certezza.
Leggerezza e insignificanza. Due parole chiave poste da subito nei titoli di due opere di Milan Kundera, che costituiscono il perno attorno al quale si dipanano le storie e le divagazioni dell’autore.
Nell’84 forse neanche Milan Kundera sapeva, allora, di aver scritto uno dei grandi capolavori della letteratura contemporanea: “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
“Ancóra” di Hakan Günday illumina storie apparentemente lontane e stranianti, ma che bussano ogni giorno alle porte di casa nostra e al nostro mare.
Amore, morte, colpa e dolore per Bateman non significano nulla: la sua vita è in lento e inesorabile disgregamento, sotto il peso di un’anedonia e di un nichilismo che vanificano ogni cosa.


