Don Juan

Don Juan nella versione psicanalitica di Johan Inger

In occasione del MOF2023, giovedì 27 luglio, sul palcoscenico dello Sferisterio, Don Juan spalanca le porte alla danza grazie alla coreografia emozionante di Johan Inger insieme alla Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto. Lo spettacolo ha ottenuto il premio “Danza&Danza” 2020 come miglior produzione.

Sedici, sono i danzatori. La coreografia è firmata dal celebre svedese insieme all’assistente Yvan Dubreuil ed è accompagnata dall’esecuzione dal vivo della partitura scritta da Marc Álvarez e orchestrata da Manuel Busto, affidata alla FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Manuel Coves.  La drammaturgia è di  Gregor Acuña-Pohl, mentre le scene sono Di Curt Allen Wilmer (AAPEE) con la collaborazione dello  EstudiodeDos. I costumi sono di Bregje van Balen e  le luci di Fabiana Piccioli. Un Don Juan assolutamente innovativo immerso dentro a una lettura psicologica-analitica (cinematograficamente bergmaniana).

Il Don Juan allo Sferisterio

Johan Inger riesce a scavare la psiche umana mettendo al centro la dimensione dell’abbandono, del vuoto interiore di Don Juan che cerca nel grembo femminile un risarcimento quasi patologico dopo l’abbandono della madre. Il trauma sarà determinante a generare un vortice di vuoto profondo e solitudine disperata. La separazione dal ventre materno sprigiona in Don Juan l’impeto del desiderio (“moleriano”) che fa da cornice a tutto lo spettacolo, dove sono i sentimenti umani reconditi attraverso il linguaggio del corpo della danza a creare una grande quadro composto da stanze desideranti d’amare, ma senza mai riuscirci. Materialismo volgare e desiderio libertino spalancano il Cielo e la Terra tenute insieme dalla fragilità di ali d’angelo, senza mai scendere negli inferi.

Don Juan tra rifugio e turbamento ascrive il suo desiderio nella sua spietatezza, adattandosi alle donne. Dalla nascita alla perdizione, la partita danzate gioca le sue carte. Elvira sogna una casa in miniatura e una famiglia, Zerlina cerca un’avventura prima del matrimonio, a Tisbea il compito dell’illusione e di condurre il gioco sessuale, mentre a Donna Ana la passione e il piacere che il marito Ottavio non sa darle. Un faccia a faccia finale con tutti i grembi femminili violati, un’accusa nei confronti di Don Juan e del suo spirito libertino. La scenografia si tiene in piedi su parallelepipedi in un rovesciamento platonico di ombre che graffiano le mure dell’arena, restituendoci anche la parte più cavernosa della psiche umana all’interno di un’atmosfera caravaggesca. Luce e buio, due facce della stessa medaglia.

Don Juan

Una rilettura moderna

Leo “diabolico” appare non più il servo Leporello, ma specchio morale, della figura di Don Juan che invece incarna l’angelo altrettanto “luciferino”. Questo ribaltamento dei piani psichici, la lotta tra bene e male, tra angeli e demoni ci fornisce una dialettica viscerale tra senso di libertà e senso di colpa.

Il mito del grande seduttore nella versione di Inger deve fare i conti con la parte più complessa e profonda che è quella dell’anima e dell’origine, la Madre-Commendatore, l’unico giudice della vita di Don Juan. Inger ci offre una moderna rilettura  del mito dell’irresistibile conquistatore di cuori femminili, amorale e libertino che fa tremare l’anima degli spettatori, per poi lasciarci assaporare una pioggia di cenere e di sconfitta: una luce sinistra su cui si consuma la tragedia finale. Don Giovanni: un mito paradigmatico antico, ma ancora così contemporaneo.

Foto Marilena Imbrescia

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diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.