Natura e follia

Natura e follia. La visione lucida di Paul Shepard per una metafisica della salvezza

Per la prima volta, grazie al coraggio e all’intelligenza della casa editrice milanese Edizioni degli Animali (grande per spirito e piccola per organigramma) arriva in Italia con l’eccellente traduzione di  Francesca Frulla Natura e follia di Paul Shepard.

In modo originale il filosofo, biologo, l’antropologo americano ripercorre le tappe della storia dell’umanità, tramite gli addomesticatori, i padri del deserto, i puritani, i meccanicisti. Natura e follia di Shepard viene pubblicata per la prima volta nel 1982. I cacciatori-raccoglitori ancestrali sono all’origine della sua riflessione. «La domanda che mi pongo è: perché gli uomini si ostinano a distruggere il loro habitat»?

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Il libro

L’autore americano individua nel volume proposto le cause dei mali che affliggono il nostro essere nel mondo, incrociando varie discipline. La sua anamnesi è un atto pedagogico assoluto, rivolto a una società feroce e immatura.

Il pensiero di Shepard, ambientalista americano scomparso nel 1996, giunge fino a noi con tutta la sua crudeltà e potenza mai stata tanto attuale. Natura e follia sembra quasi essere stato scritto per i nostri tempi (malati) a rischio di estinzione (la sesta). Shepard getta in maniera brillante (anche se non esaustiva) un ponte tra psicologia dello sviluppo e psicologia evoluzionistica, focalizzando l’attenzione sulla varie fasce di età dal bambino, passando per l’adolescente e terminando nella fase adulta. Nel processo di antropologia sociale e culturale Shepard delinea e sottolinea si preoccupa dei vari modelli, registrando nel passato un grado di armonia di convivenza con cui l’uomo viveva insieme alla natura. “Non c’è limite a quello che si può imparare in natura”.

Il cambiamento che scrive Shepard inizia tra i cinque e i diecimila anni fa, e diviene ancor più distruttivo con il progredire della civiltà. Solo a posteriori, questa trasformazione si può spiegare come una sorta di fallimento di una fondamentale dimensione dell’esistenza umana, un’irrazionalità ben al di là del fraintendimento, una specie di follia. Ecco che Natura e follia, Follia e natura mescolano le loro carte nell’architettura poliedrica che Shepard costruisce, sviscerando, sdoganando le discipline per poi costruire un pensiero critico, nonché d’anticipo (visionario) su ciò che oggi chiamiamo Antropocene con tutte le sue sfumature (Capitolocene, Anthropo-obscene, Manthropocene, Wasteocene, Piantagionocene, Chthulucene, Technocene, Novacene, Aquatocene).

Natura e follia – La recensione

Shepard sopravvive dal passato per poter restituirci un senso prossimo alla fine del presente che stiamo vivendo. Non c’è speranza – forse un velo di ottimismo finale, una metafisica della salvezza –, non c’è nemmeno redenzione, ma desiderio di ricerca, di rintracciare i mali, di agguantare la follia disperata non naturale, nata dall’evoluzione della società e della dissoluzione della natura. Paul Shepard dopo  Man in the Landscape (1967) The Tender Carnivore and the Sacred Game (1973) e Thinking Animals (1977), con Nature and madness (1982) ci restituisce un grido drammatico per ritornare a toccare, o meglio ad abitare le altre forme di vita, solo così ci potrà essere uno sviluppo umano.

Dalla rivoluzione neolitica in poi, per Shepard le culture che chiamiamo occidentali si sono impegnate in una sistematica acrobazia caratteriale. L’ontogenesi tipica di una persona occidentale, ossia il processo di sviluppo, negli anni critici che vanno che vanno dai tre anni all’adolescenza, viene ristretta e arrestata, in favore della complicità nel progetto storico e progressivo. Nelle società integrate nella natura o mitiche, al contrario, lo sviluppo è guidato da un’esperienza varia e implicitamente democratica di interazione con l’ambiente. Ad esempio il senso di identità di un cacciatore-raccoglitore è formato da metafore di compenetrazione con un mondo enormemente complesso e plurale. Ciò conduce ad una stabilità e un senso di comunità ecologico, mentre nel nostro mondo storico e progressista, quello attuale, le metafore che guidano lo sviluppo tendono ad essere dualistiche e gerarchiche, dove l’adulto non riesce a convivere con l’ambiente in maniera viva, sana ed intelligente.

Questa spirale negativa distrugge un ecosistema stabile a favore di una transizione industriale (poco ecologica). L’invito di Shepard non è quello di rinunciare allo sviluppo, ma di svilupparci, coabitando insieme alla natura, altrimenti il rischio è proprio quello di una follia collettiva. Un ritorno all’animale, all’Altro, al divenire è il salto di specie che Shepard desidera. Siamo impreparati per accettare questa emancipazione, ossia quella di esserci tra le rocce, gli animali, le piante, con tutte le possibili biodiversità. «Lo sviluppo dell’identità personale esige che si scenda a patti con la propria parte interna, selvaggia e incontrollabile». Natura e Follia è un libro la cui importanza innovativa sarà riconosciuta ampiamente (l’unica speranza). Soprattutto questo volume di Shepard è uno shock che ferisce, produce un taglio difficile da ricucire.

Ci troviamo immersi nella follia di un’asfissia senza fine, di un ambiente rumoroso, di un inquinamento luminoso. Shepard non ci invita ad iniziare dalla fine, bensì dall’inizio, da quell’inizio a noi sconosciuto, perché lo abbiamo perduto prima di scoprirlo. Ecco la nostra ricerca inizia qui, da una interezza poetica capace di smontare i pezzi lucidi della macchina sociale, per tornare al ritmo tribale della natura come espressione autentica, non come semplice riconciliazione, giocando ad essere animali. Altrimenti «Come si può dire della visione di un futuro in un mondo in cui le ferite sempre più frequenti al pianeta sono un sintomo della psicopatologia umana?».

copertina
Autore
Paul Shepard
Casa editrice
Edizioni degli animali
Anno
2020
Genere
saggistica
Formato
Rilegato
Pagine
232
ISBN
9788894253177
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diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.