Rivoluzione Z

Rivoluzione Z: il nuovo libro di Giulia Blasi

Dopo il grande successo del Manuale per ragazze rivoluzionarie (Rizzoli) del 2018, Giulia Blasi torna in tutte le librerie con il suo nuovo libro Rivoluzione Z. Diventare adulti migliori con il femminismo, il cui pubblico ideale sono i giovani tra i tredici e i vent’anni.

In realtà, Rivoluzione Z fa bene a chiunque e si presta decisamente ad una platea di lettori più ampia, dato che i problemi e i dubbi che si hanno da piccoli si possono trascinare a lungo nella vita.  Questo è un testo che serve a qualcosa, ha una funzione: «parlare con – e non parlare di – adolescenti» fino ad arrivare a un’intera generazione, quella che chiamiamo Generazione Z.

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La trama

Giulia Blasi dal 2019 tiene un Pronto Soccorso Femminista su Instagram. Qui risponde a delle domande poste da persone giovanissime e si accorge che non basta il poco spazio presente ad esempio nelle stories: occorre un libro dedicato.

Il testo si apre con le premesse sull’uso che si può fare di Rivoluzione Z, sul metodo utilizzato per scriverlo e con un riassunto delle nozioni fondamentali da avere per proseguire nella lettura.

Fin dal primo capitolo, l’autrice immagina il suo pubblico come persone capaci di diventare adulti migliori di quelli attuali. Fino ai 20 anni, si impara infatti ad essere uomini e donne, e lo si apprende dagli adulti che si hanno intorno, per imitazione.

Tra esempi concreti di situazioni e personaggi del mondo attuale, si parla di emozioni: paura, felicità, coraggio, scoprire “chi sei tu”.

L’autrice accenna spesso a episodi della sua vita, di quando si sentiva infelice, diversa, invisibile.

Parla della famiglia come nido ma anche trappola, della scoperta dei propri confini (il senso di sé). Parla di generazioni diverse: i boomers (1946-1960), la generazione X (1961-1980), quella dei Millennials (1981-1995), la generazione Z (nati dal 1996).

Blasi si lamenta spesso, tra le pagine, dei boomers – e come darle torto: loro non sono nativi digitali come i millennials ma sono, appunto, degli immigrati digitali. A suo dire, la generazione X avrebbe dovuto creare regole su come si usa internet in modo costruttivo, dato che proprio i boomers sono quelli che più si accaniscono nei commenti, ad esempio su social come Facebook.

La mia parte preferita è quella sulle principesse Disney: ci sono parecchie cose da rivedere o forse da non vedere mai più, come ad esempio il mito della principessa – e Giulia Blasi spiega bene il motivo.

Si parla di rabbia femminile (che paura che fa, specie se non resta individuale ma diventa collettiva, come l’energia sprigionata da Greta Thunberg o dalla compianta Marielle Franco), della bellezza sui social, del lungo lavoro di sottrazione che il dover essere una vera donna, una vera signora, una femmina elegante richiede fin da bambine. Si riflette sul doppio standard e sulla dicotomia imposta: sante o prostitute; oppure sulla frenemy, il mito delle amiche-nemiche, della competizione tra donne. Parlando di social e immagine femminile, inevitabile l’accenno a una donna come Chiara Ferragni: come Garance Doré o Leandra Medine, si è inventata una professionalità senza dover correre con infinita pazienza dietro alla benedizione di qualcun altro, è lei il capo di se stessa e questo dà evidentemente fastidio.

Si passa poi al versante maschile: cosa significa essere un vero uomo? Se un uomo non diventa in un certo modo si dà sempre la colpa alla madre, che non avrebbe saputo educarlo, senza pensare che invece il suo modello è il padre, spesso assente e deresponsabilizzato (tanto che è stato coniato il termine “mammo”, come se la parola “padre” non esistesse).

Molti temi delicati vengono qui affrontati da Giulia Blasi: violenza maschile, sguardo maschile nei media e nel cinema o nella pubblicità, mascolinità tossica, omosessualità, la differenza tra pornografia e intimità reale con un’altra persona, la questione del consenso.

Rivoluzione Z – La recensione

Giulia Blasi è una voce unica nel panorama italiano: riesce a unire la sua grande competenza con un’ironia e una semplicità disarmanti.

I contenuti da lei proposti sono sempre originali e di qualità. Sono tanti ma condensati in poche parole o poche righe, in modo chiaro e diretto: assomigliano un po’ a quelle “bombe di semi” che se le pianti fanno spuntare tantissimi germogli.

In sei capitoli, l’autrice tratta tutte le tematiche più attuali, quelle di cui (paradossalmente e purtroppo) la politica si è sempre presa meno cura e che invece sono le più importanti. I

l libro (Rizzoli) si conclude appunto con un capitolo che suggerisce come mettere in pratica, nella vita quotidiana, nuovi atteggiamenti: dal ripensare la scuola, faccenda urgentissima, al fare attivismo.

La bibliografia come sempre è aggiornata e ricca di spunti di lettura per approfondire gli argomenti affrontati. Le note a pie’ di pagina sono divertentissime!

copertina
Autore
Giulia Blasi
Casa editrice
Rizzoli
Anno
2020
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
320
ISBN
9788817149716
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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!