Ivan Illich

Ivan Illich e l’arte di vivere – Franco La Cecla

Ivan Illich (1926-2002) è stato uno dei pensatori più originali e meno ideologici del secondo Novecento e uno dei primi a formulare una critica radicale dell’esistente.

L’antropologo Franco La Cecla con la pubblicazione Ivan Illich e l’arte di vivere del 2018 edita da Elèuthera ci propone una particolare, se non unica biografia del pensatore austriaco, il quale ha conosciuto direttamente e intimamente, essendone stato allievo, nonché amico.

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La trama

Il rapporto tra i due sicuramente non è stato semplice, ma proficuo, dove La Cecla scopre di colpo l’essenza preziosa dell’arte del vivere. Il ritratto di Ivan Illich non è sicuramente esaustivo, ma si denota il legame stretto e personale e l’influenza che egli ha esercitato sull’antropologo siciliano.

L’essenza autentica di questa opera è proprio la non illichianità dell’autore, a cui sfugge così come lo stesso Illich. La storia di questa amicizia così profonda inizia nel 1980, a Isola del Piano (Pesaro), nel convento di Montebello. C’erano Carlo Bo, Italo Mancini, Sergio Quinzio, Armido Rizzi, Paolo Volponi e un giovane Massimo Cacciari riuniti insieme con Illich, per discutere sul tema: «Vale la pena di impegnarsi per una società come questa?».

L’amicizia per Illich resta una pratica permanente coltivando una una credibilità reciproca con rispetto ed impegno. Per il pensatore Illich non vi è uscita dall’Occidente o dal cristianesimo, bensì c’è la volontà di restarci con la consapevolezza critica, riflettendo sul rischio della sparizione dell’arte di vivere, e quella di soffrire come parte integrante delle sue tesi e lo stesso rifiuto di curare il cancro, perché il dolore, la sofferenza sono Illich una parte imprescindibile nell’esperienza dell’uomo. Attraverso la sua malattia egli vuole testimoniare come la civiltà medica moderna abbia trasformato il dolore da un’esperienza dolorosa personale in disfunzione meccanica, snaturando la natura stessa della sofferenza.

Ivan Illich e l’arte di vivere – La recensione

Per Ivan Illich l’afflizione non viene percepita come una componente di confronto con la realtà, ma come un problema tecnico da eliminare. Infatti la medicina per il filosofo austriaco diviene la nuova pandemia che definisce come iatrogenesi, nell’aspetto clinico, sociale e culturale, trasformando il problema etico in un problema tecnico. Infatti la medicina provoca non solo essa stessa la malattia, ma diventa una macchina per creare consumatori incapaci di avere consapevolezza e saper autogestire la propria salute.

Per Illich allora, è possibile solo una rivoluzione, ossia una nuova visione dell’insegnamento e dell’apprendimento, recuperando sì la responsabilità di ciò che si insegna o di ciò che s’impara.

La Cecla sottolinea nel saggio l’importanza non solo degli studi del pensatore austriaco, ma la pratica della sua quotidianità, della la sua vita passata in case collettive in giro per il mondo e la sua voglia di parlare con uomini e donne provenienti da paesi lontani. Nel libro si alternano  la vita privata dell’uomo e vita pubblica del pensatore con i suoi “errori”. Affinché si possa comprendere fino in fondo il personaggio Illich, c’è l’esigenza di aderire al suo pensiero radicale che può essere compreso solo se lo si conosce nella sua interezza e lo si integra alla vicenda umana.

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La Cecla ricostruisce magistralmente la sua figura umana, la passione e la forza di critico radicale, il suo mondo di relazioni create e distrutte, rivelandone  un’immagine di un intellettuale poliedrico e dubbioso, di uomo eretico a tutte le correnti. Franco La Cecla per la prima volta cerca di mettere insieme i pensieri sparpagliati del pensatore austriaco, offrendoci con questo contributo intenso una visione di Illich disincantata, capace di criticare e portare avanti la grande eredità umana e teorica dell’archeologo della modernità e della post-modernità.

Un libro, quello di La Cecla, sicuramente importante che eleva Illich a uomo poliedrico, sempre in “fuga” tra il Messico e la Germania e sempre pronto a sfidarci e a farci riflettere sulla nostra contemporaneità e sul nostro fallimento.

copertina
Autore
Franco La Cecla
Casa editrice
Elèuthera
Anno
2018
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
176
ISBN
9788833020259
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Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.