Bookowsky

Bookowski: molto più di una libreria

Bookowski è una libreria situata in Vico Valoria 40 a Genova, in pieno centro, in un vicolo a due passi dalla cattedrale di San Lorenzo. Abbiamo intervistato Laura Magnani, la creatrice di questo luogo che è molto più di una libreria!

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Iniziamo con un po’ di storia: chi siete e quando è nata la vostra libreria?

 Bookowski è una libreria nata nell’ottobre del 2015: in realtà per me non è solo una libreria perché è composta da un 50% di libri e un 50% di “altro”. L’idea di aprire Bookowski non era un sogno covato da tempo o un’idea che avevo da anni… è stata proprio una cosa decisa nell’arco di qualche mese, se devo dire la verità! Al momento sono ben quattro anni e mezzo di un percorso molto lungo…se ripenso a questi anni mi sembrano dieci!

Nei primi due anni il lavoro più impegativo è stato cercare di costruire una rete. Per quanto piccola, infatti, una libreria indipendente non può funzionare come una qualsiasi altra attività commerciale: non può proporre delle merci e ricevere in cambio dei guadagni. E’ un lavoro diverso da fare e mi è venuto spontaneo fin da subito. Ricordo la magia dal giorno dell’inaugurazione, la forte vicinanza della comunità e il bisogno che c’era di un posto come questo a Genova.

Venivo da una vita non completamente soddisfacente dal punto di vista lavorativo e ho cercato di mettere a frutto quello che avevo imparato negli anni, dai miei mestieri precedenti, in un progetto che per me avesse un senso. E aver un senso voleva dire osservare quello che mancava nella mia città e osservare anche le esigenze mie: volevo rivolgermi a persone della mia età e a persone simili a me. Sono sempre stata un’assidua lettrice e mancava a Genova un posto dove poter scovare libri usati e che non fosse la grande catena. Ho sempre avuto un po’ di difficoltà nel coniugare i libri e le grandi librerie e quindi da lì è nato nato il progetto cioè proprio dal sentire io in prima persona una mancanza e volerla in qualche modo riempire, aprendo un posto che potesse essere utile in questo senso.

Qual è il segno distintivo di Bookowski?

Il segno distintivo della libreria? Vita di comunità. Proponiamo tantissime cose: dai corsi ai concertini, dalle serate di lettura ai laboratori. Per un periodo abbiamo creato anche attività per bambini ma poi ho capito che non si può fare tutto: essendoci altri spazi nella città, è giusto che ognuno si ritagli la sua fetta di lavoro e faccia ciò che gli riesce meglio. C’è sempre stata fin da subito l’idea di aprire la sera, a seconda delle stagioni, a volte teniamo la libreria aperta anche fino a mezzanotte o l’una.. ed è bellissimo perché le persone si stupiscono di trovare una libreria aperta la sera e si crea un’atmosfera completamente diversa dalla classica apertura durante il giorno – per me anche questa è stata una bella scoperta!

L’altro tratto distintivo sono i libri usati: tanti, quando entrano in libreria, anche se è solo la prima volta che ci mettono piede, dicono che si sente un’energia molto forte… e al di là dell’energia che può essere quella di chi ci lavora, credo che ci sia proprio un’energia dei libri usati: passati di mano in mano, hanno attraversato case, magari di una o quattro persone, chi lo puo’ sapere? Sono libri carichi di un passato, carichi di umanità e credo che questo in qualche modo si percepisca entrando in uno spazio come quello di Bookowski.

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 Che ruolo ha Bookowski nel contesto del centro storico genovese?

Per me i libri sono un mezzo. Un mezzo per far entrare in contatto persone che comunque sono accomunate da qualcosa. Sinceramente è qualcosa che non riesco neanche tanto bene a spiegare…però questo “qualcosa” fa sì che i libri siano spesso il tramite attraverso cui le persone si incontrano. E’ difficile che una persona che entra da Bookowski sia una persona così tanto diversa, così tanto lontana dalle altre che ne varcano la soglia: i libri creano un punto di contatto. Questo è un luogo dove, se anche arrivi da solo in una “serata di Bookowski”, sei circondato da persone che comunque sono connesse in qualche modo con te o hanno qualcosa di simile a te. Quando invece frequento altri locali o altri posti, spesso ho la sensazione che ci sia molta dispersione, che sia difficile riuscire a fare nuovi incontri o comunque nuove conoscenze, aprirsi… perché c’è tanto, c’è tanta diversità, c’è tanta varietà e a volte riesce difficile trovare anime affini. In libreria è più facile, un po’ perché l’ambiente è piccolo, un po’ perché parliamo del libro e scattano conversazioni che spesso vanno dritte a roba molto profonda. Insomma non si fanno discorsi così leggeri…ci sono anche quelli, però a volte si va dritti al punto e si intuiscono magari cose dell’altra persona in un tempo brevissimo, cose che in altri contesti non si riescono a vedere.

Cosa significa essere una libreria indipendente al giorno d’oggi?

 La libreria di catena ha meno margine d’azione, meno libertà. Non ho un distributore, mi piace avere un rapporto diretto e costante con i singoli editori, conoscerli di persona. 

Bookowski privilegia (e quindi offre una vetrina) i piccoli editori indipendenti. Nelle grandi librerie al massimo si può trovare l’ultimo titolo uscito di una casa editrice di questo tipo… ma se come lettore non fai personalmente un lavoro di ricerca anche sugli editori – e ovviamente la maggior parte della gente non ha tempo e risorse per farlo – non riesci a capire il progetto editoriale che c’è dietro e a conoscere e seguire quindi quel determinato editore. Cerco sempre di scegliere più libri di una determinata casa editrice, di darle un piccolo spazio dove ci siano solo i suoi libri: così chi legge può farsi anche un’idea della linea editoriale e capire un po’ il progetto che muova la pubblicazione di quei testi.

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In particolare in questo momento di pandemia globale e di cali delle vendite nell’editoria, come ti sei riorganizzata per affrontare la situazione nell’emergenza? Come stanno rispondendo le persone?

In questo momento, il lavoro è cambiato tantissimo. Le persone hanno risposto in un modo che è esattamente ciò che mi convince ogni giorno ad andare avanti in questa impresa… c’è stata una solidarietà pazzesca! Vendendo per lo più libri usati, non ho un catalogo, vendo quello che c’è. Così ho iniziato a fotografare alcuni libri della libreria e a comporre delle shopper Bookowski con disegno originale di Lara Caputo. Si tratta di borsine contenenti due o tre libri che secondo me sono in qualche modo connessi o che possono avere un senso assieme, rispondere ai gusti di un determinato tipo di lettore. Ogni shopper si può acquistare tramite i canali social della libreria, con il prezzo scritto nel post (i social e la newsletter  sono stati fondamentali per mantenere i contatti). Segue la consegna a domicilio, se i lettori abitano in centro città, oppure la spedizione in tutta Italia.

Devo dire che a me è scattata da subito l’idea della vendita a domicilio, della consegna dei libri a casa, già pochissimi giorni dopo l’inizio di questa situazione complicata e drammatica.

Ho dovuto ripensare in qualche modo il mio lavoro, e in questo senso ho trovato un risvolto positivo: uscire dall’ambiente circoscritto della libreria per muovermi e andare dalle persone, girare per la città con la bicicletta…questo ha aggiunto un’inaspettata bellezza al mio lavoro e vorrei mantenere le consegne a domicilio anche quando si riprenderà l’attività a pieno regime.

Ricordo tutte le persone a cui ho consegnato libri! Ho in mente tutti i loro visi, contenti e felici nel momento in cui ho suonato il loro campanello di casa per consegnare i libri scelti online.

Avverto la vicinanza delle persone, in un certo senso in modo anche maggiore rispetto a quella che c’è nella normale vita della libreria. In un momento come questo, in cui molti hanno difficoltà economiche o di vario tipo, non è scontato il fatto di voler sostenere una realtà esterna. C’è stata una risposta veramente forte e bellissima.

Ho cercato di proporre degli spunti per rimanere uniti: audioletture di alcune pagine di libri che mi piacevano particolarmente, foto dei lettori con le frasi dai libri che stanno leggendo, in modo che ci fosse una sorta di condivisione delle letture per mantenere quel legame che non è più fisico ma che può esserci in altri modi. Quando le persone potranno muoversi da casa, riaprirò Bookowski.

Bookowski ha un’anima per cui la riapertura per pochi, con tutte le restrizioni che ci sono attualmente, sarebbe snaturare la libreria, quel posto dove le persone devono poter entrare e sostare con calma, sfogliare i libri, toccarli… tutte cose che ora sono quasi impossibili da fare o che comunque comportano un rischio che io non mi sento di correre – le persone, credo, neanche.

È bello comunque vedere che, seppure l’anima di Bookowski sia molto piccola, molto circoscritta al suo  quartiere, sia arrivata anche anche più lontano.

Magari appunto turisti che passavano e si sono ricordati della libreria o persone che sono entrate anche solo una volta e hanno avvertito qualcosa: questa è una risposta bella e che fa benissimo a chi deve continuare questa impresa.

Io la chiamo impresa perché oggi fare un lavoro di questo tipo è davvero un’impresa nel suo doppio senso, è per spiriti coraggiosi!

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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!