Virginia Woolf

Virginia Woolf – Diario di una scrittrice

Virginia Woolf è una delle più rivoluzionarie scrittrici del secolo scorso. Affascinata dal processo che porta dall’idea alla scrittura, con un’attenzione costante alle attività del pensiero e della mente umana, Virginia Woolf scardina l’impianto narrativo tradizionale per dare spazio ai moti interiori dell’animo umano. Gita al faro, La Signora Dalloway, Una stanza tutta per sé, Le Onde sono solo alcuni dei primi titoli che vengono in mente della sua copiosa produzione.

“AL FARO” DI VIRGINIA WOOLF – LEGGI LA RECENSIONE

Alcune di queste opere le ritroviamo anche tra le pagine del Diario di una scrittrice, pubblicato postumo nel 1953 e ripubblicato adesso in seconda edizione dalla casa editrice Minimum Fax.

Tutti sanno che Virginia Woolf (1882-1941) ebbe una vita tormentata, a cavallo tra l’epoca vittoriana e la prima metà di un secolo lacerato dalle guerre quale fu il Novecento. La sua stessa morte fu tragica: Virginia si suicidò gettandosi in un fiume non lontano da casa, nei pressi di Rodmell.

La scelta di pubblicare una piccola selezione delle pagine del diario è stata compiuta dal marito Leonard Woolf, il quale nel 1953 pubblicò estratti dai diari scritti da Virginia tra il 1918 ed il 1941.

Leggere questa nuova edizione del Diario di una scrittrice è un privilegio. Abbiamo l’insperato permesso di sbirciare nella mente e nell’animo di un’artista di enorme cultura e rara sensibilità, cui non sfugge nulla.

Virginia Woolf scriveva i suoi diari dopo l’ora del tè, anche se non sempre con regolarità. Lì annotava i suoi pensieri, descriveva persone, luoghi (compresa Londra), giornate-tipo e gite fuoriporta. Tra le pagine, seguiamo la gestazione di alcune delle sue opere più famose: la nascita di un titolo; i dubbi circa la qualità dei suoi scritti, che venivano sempre sottoposti al giudizio del marito Leonard (con lui aveva fondato l’importante casa editrice Hogarth Press); i pronostici sulle future vendite in libreria. La scrittrice annota le critiche ed è sempre attenta a ciò che accade nella sua mente creativa, in un processo di consapevolezza crescente circa la sua capacità di scrittura, non sempre da lei ritenuta fluida o soddisfacente.

Tra le pagine, troverete deliziose (e taglienti) descrizioni delle case e dei caratteri degli altri; l’autrice vi racconterà di quella volta in cui sorseggiò il tè a casa dell’ormai anziano scrittore Thomas Hardy (e descriverà poi il suo funerale); delle letture che ogni autore, anche in veste di critico letterario, necessariamente affronta. Per scrivere, dice Virginia Woolf, occorre fare esercizio all’aria aperta, leggere buona letteratura e «uscire dalla vita, farsi alieni da tutto […] essere soltanto una sensibilità».

L’autrice esplicita nel suo diario le tabelle di marcia che crea, le scadenze che si impone per le letture da recensire e per le sue opere, di cui vediamo la nascita ogni volta – veniamo anche a conoscenza dei guadagni ottenuti. Ogni tanto la scrittrice parla dell’età che avanza e dei relativi vantaggi o svantaggi: «A quarant’anni comincio a imparare il meccanismo del mio cervello», «avrò cinquant’anni;  e a volte mi sembra di aver vissuto già duecentocinquant’anni e altre volte di essere la persona più giovane sull’omnibus».

Pur essendo esponente di rilievo del Bloomsbury Group, spende dure parole contro «la borghesia delle lettere» di cui lei stessa dice di far parte e profetizza (azzeccandoci, ovviamente) che nel 2026 nessuno leggerà più «opere di second’ordine» come C. del suo contemporaneo Maurice Baring, libro di successo all’epoca– attenzione però perché si può ancora trovare online nella versione inglese!

Nei suoi diari, l’autrice parla di figli (non desidera figli propri), del marito Leonard, del matrimonio, della fama; dell’importanza per una donna di essere indipendente dal punto di vista economico, della moda esclusiva (nel senso che esclude gli altri) e di quella volta che posò per Vogue (correva l’anno 1924, trovate online sia l’articolo sia le foto).

Questo non è un comune libro ma un tesoro vero e proprio: è come passeggiare o bere un tè dialogando direttamente con lei, con Virginia Woolf in persona, senza intermediari e senza finzioni. Non sappiamo se siamo noi ad osservare lei, che a sua volta era, come tutte le menti più brillanti, una grande ed  infaticabile osservatrice del mondo. Qui c’è solo Virginia: ironica, pungente, drammatica, complicata, diretta e semplice come solo i grandi sanno essere.

«Che tipo d’estate vorrei? […] posso permettermi un abito e un cappello e quindi di andarmene in giro un po’, se voglio. Eppure l’unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti, e neppure di una credenza, un letto a Rodmell o un divano».

copertina
Autore
Virginia Woolf
Casa editrice
Minimum Fax
Anno
2019
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
489
Traduzione
Giuliana De Carlo
ISBN
9788833891187
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Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!