L'ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia – Roman Polanski

Il regista polacco premio Oscar Roman Polànski porta sul grande schermo un affare delicato, quello dell’affaire Dreyfus con il film J’accuse (L’ufficiale e la spia).

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Nel 1894, il capitano francese Alfred Dreyfus, quarantenne ufficiale di origini ebraiche, viene ingiustamente accusato di tradimento e spionaggio a favore dei tedeschi, e condannato all’ergastolo da scontarsi sulla temibile Isola del Diavolo, nella Guyana francese. Troviamo il nostro capitano Alfred Dreyfus  (Louis Garrel) sottoposto in una piazza d’armi di fronte alle truppe francesi della Terza Repubblica ”svestito” di tutti i gradi e a terra il primo piano di una spada rotta.

La trama

Marie-Georges Picquart (Jean Dujardin), promosso a capo del controspionaggio francese, si rivolge al suo superiore quando gli viene sottratto il dossier dell’affaire. La prova incriminante è un bordereau riconosciuto da un grafologo, ma è una prova che non esiste, ma costruita pezzo dopo  pezzo, passo dopo passo, inchiostro dopo inchiostro. Proprio Picquart, scopre che dietro quel  bordereau si nasconde un autore diverso, ossia il maggiore Ferdinand Walsin Esterhazy (Laurent Martella) che verrà incastrato dopo una complessa operazione investigativa. Proprio grazie al rigore, nonché al coraggio di aderire ai valori dell’esperto spinge Picquart a resistere, disubbidendo  agli ordini dettati dalle logiche di potere e di falsificazioni. A seguito della fase investigativa, si avvia la fase del processo, spostando la lotta nel “teatro” del tribunale e delle prime pagine della stampa tra cui spicca il celebre J’accuse di Émile Édouard Charles Antoine Zola (François Damiens), pubblicato sul quotidiano l’“Aurore”.

L’attacco dello scrittore francese nei confronti delle gerarchie militari scuote tutta la società francese riaprendo il processo. Sarà la grazia data dal presidente francese ad intervenire “dall’alto” nella “tragedia”, sanando le numerose spaccature che avevano segnato la società dell’epoca. L’affaire Dreyfus diviene la cartina di tornasole dei conflitti di potere. Il destino sociale dei due protagonisti centrali porterà Picquart a diventare ministro e Dreyfus verrà reintegrato nell’esercito. A sfuggire dai meccanismi disciplinare del potere è la storia d’amore clandestina fra Picquart e la moglie  di un militare (Emmanuelle Seigner). Nonostante il il pregiudizio personale, razziale, sull’ufficiale alsaziano Drefyus, Picquart si rende principale artefice della sua riabilitazione.

L'ufficiale e la spia

La recensione di J’accuse. L’ufficiale e la spia di Roman Polanski

Polanski con J’accuse (L’ufficiale e la spia) realizza un’operazione geniale sommando alle logiche del potere, le dinamiche delle procedure di falsificazione contrapponendo quelle di veridazione rischiando di cortocircuitare tutto il  meccanismo “disciplinato e disciplinare”. L’opinione pubblica e la stampa tessono la loro trama per una ricerca della verità, quella oscurata dal regime militare, facendo pagare un prezzo enorme a chi si decide di sacrificare. Ma in fondo la verità non appartiene a nessuno, procede, avanza, si processa, viene messa al “cappio del giudizio” e persino recitata. Il capro espiatorio Dreyfus non è che l’agnello sacrificale affinché una verità possa essere rivendicata scoprendone l’odore acre del potere, i suoi sotterfugi in cui  originale, copia, verità e falsificazione, possiedono lo stesso sentore. Il cineasta Polanski adatta la pellicola al romanzo An Officer and a Spy di Robert Harris, mentre la fotografia è affidata a  Pawel Edelman. Voulez-vous la lumière?

Era il 1985 l’anno in cui la luce del cinema illumina il mondo consegnandogli movimento grazie ai fratelli Lumière che proiettano per la prima volta in pubblico il loro primo cortometraggio intitolato La sortie des usines Lumière. Solo un anno prima inizia l’affare Dreyfus che costituì lo spartiacque nella vita francese tra i disastri della Guerra franco-prussiana e la Prima Guerra Mondiale che costrinse ministri a dimettersi, creando nuovi equilibri e raggruppamenti politici. Come la luce del cinema inizia a muovere il mondo, così la luce della verità viene negata dal dramma umano di Dreyfus, un dramma contemporaneo. Quanti Dreyfus oggi ancora lottano per una giusta veridicità macchiata dalle stanze dei poteri e dei governi?  L’Affaire Dreyfus come “Affaire Polanski?

Per regista polacco anche egli di origini ebraiche è  il primo film nell’era del #MeToo, il movimento scaturito dalle accuse di molestie sessuali e stupri all’ex fondatore di Miramax Harry Weinstein che nel maggio del 2018 aveva già provocato l’espulsione dall’Academy degli Oscar di Polanski – e del comico Bill Cosby. Già nel 1977 Polanski fu arrestato per lo stupro della tredicenne Samantha. Si riconobbe colpevole e rimase 42 giorni in prigione dopo i quali fu messo in liberà vigilata e fuggì a Parigi prima che il giudice avesse il tempo di emettere la sentenza.

copertina
Regia
Roman Polanski
Genere
Drammatico
Anno
2019
Attori
Jean Dujardin - Louis Garrel -
Durata
126 minuti
Paese
USA
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Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.