L'asino del Messia

L’asino del Messia – Wlodek Goldkorn

Il libro dei ricordi di Wlodek Goldkorn, L’asino del Messia (Feltrinelli, 2019), comincia così, con un momento drammatico:

Si sentì bussare alla porta. Due colpi rapidi, nervosi. Mia madre ci guardò negli occhi uno per uno…non sapeva in che lingua rispondere. Mio padre sorrise, penso che stesse cercando la parola; suppongo che stesse per dire qualcosa in yiddish…”

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E’ l’inizio di un lungo viaggio. Come tante altre, la famiglia ebrea Goldkorn viene costretta a emigrare dalla Polonia dal regime comunista.

Nell’Europa dell’Est l’antisemitismo è sempre stato presente, nonostante il dramma della Shoah. Prima vittime del nazismo, nel 1968 oltre quindicimila ebrei vengono cacciati dal governo di sinistra polacco che li ritiene sionisti e revisionisti.

Wlodek ha sedici anni, dentro di sé sa che il suo vero nome è Asher, come il nonno, che in ebraico significa felice. Non è più il Vladimir, in omaggio a Lenin, nato e vissuto a Varsavia.

L’arrivo in Israele è eccitante, rappresenta il ritorno alla terra di Re David, la mitologia, ne sente il pulsare entusiasmante della vita e della proiezione verso un futuro propizio, sull’onda dell’esaltazione della vittoria nella guerra dei sei giorni.

Non lo intimidisce il suo stato di emigrato e cerca di calarsi in quel mondo sconosciuto che sente proprio “I profughi una volta portavano con sé gli abiti migliori. Oggi, sbarcati dopo giornate di sofferenza nel Mediterraneo, arrivano su gommoni, seminudi e avvolti nelle luccicanti coperte termiche fornite dai soccorritori”.

L’asino del Messia è un album di ricordi che scorre veloce, saltando da una pagina all’altra, da una sensazione che richiama un momento, un’emozione. Dalla musica dei Rolling Stones, dei Doors dell’Europa, alla voce calda da mezzosprano fortissimo ma con dolcezza di Asmahan, che scopre in un bar, la foto in bianco e nero della copertina, incantato dagli occhi come si trattasse di una magia.

L’asino del Messia è un viaggio del ricordo del giovane Wlodek Goldkorn, alla ricerca di una memoria che fa parte non solo del suo  passato e che può servire a svelare, rassicurando, il futuro.

La narrazione non è lineare, ma approfondita e accurata, in grado di far vivere il qui e ora, nelle suggestioni del protagonista.

Vivi e sentiti i richiami ad autori famosi che ha conosciuto come Amos Oz, Bruno Schulz, Yoram Kaniuk o l’intellettuale Zygmunt Bauman.

L’entusiasmo giovanile pian piano svanisce, vinto dalla disillusione della realtà e della tragicità della guerra arabo-israeliana.

Un percorso di ricostruzione articolato, attento e umile quello dell’autore a richiamare le fonti ebraiche nelle quali si parla dell’asino del Messia a simboleggiare appunto un animale umile a differenza del possente e superbo cavallo del guerriero conquistatore.

Rimane in Wladock Goldkorn e si rafforza l’amore per Israele che nel lungo percorso di crescita diventa consapevolezza del legame, più maturo, più profondo con e verso la sua terra.

copertina
Autore
Wlodek Goldkorn
Casa editrice
Feltrinelli
Anno
2019
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
221
ISBN
9788807492600
Steve Fortunato

diSteve Fortunato

Piemontese di origine e milanese d’adozione. Imprenditore da sempre, ha sfogato principalmente nel marketing e nella comunicazione la creatività e il desiderio di nuovi orizzonti e di nuove sfide. Razionale e impulsivo, istintivo e sensibile. Racconta vicende e persone con una visione nichilista e un linguaggio crudo, duro, scarno a volte, che però sa cedere a momenti delicati, di sottile nostalgia.