Le nuove eroidi

Le nuove eroidi: otto figure di donna

HarperCollins Italia, nata recentemente come start up della seconda casa editrice più grande del mondo, ha da subito destinato una parte della saggistica alla componente femminile, con lo scopo di incontrare un pubblico di donne sempre più curioso ed esigente. In questa scelta editoriale si inserisce “Le nuove Eroidi”, da ottobre nelle librerie.

Otto autrici italiane nate negli anni Settanta narrano altrettante figure, le Eroidi, lasciate ai posteri da Ovidio poco più di duemila anni fa: le Heroides del poeta latino sono una raccolta di pseudo-epistole scritte da alcune tra le più note eroine della classicità ed indirizzate ai loro uomini, mentre Le nuove Eroidi è una libera riscrittura della vicenda di queste figure femminili. Dunque, riassumendo, ci sono otto grandi scrittrici contemporanee, otto figure mitiche, otto stili completamente diversi: praticamente una bomba.

Antonella Lattanzi si occupa di una moderna Fedra, che scrive una lettera ai suoi figli, tra digressioni e descrizioni di un processo in tribunale; Valeria Parrella dà voce a una Didone lucida e sarcastica, tutto tranne che vittima del suo amore per Enea, di cui viene dato un ritratto poco eroico e molto…«lagnoso» (alla faccia del lamento di Didone). Ilaria Bernardini  commuove (tantissimo) nel narrare la vicenda di Ero e del suo amato Leandro: le due figure mitologiche, divise dal mare e dalla tragedia di un amore impossibile, diventano qui due naufraghi nel Mediterraneo. Un racconto straziante e umano, vero come la disperazione e purtroppo vero come le cronache a noi contemporanee. Veronica Raimo scrive la lettera di Laodamia, che passa delle ore con il fantasma del marito prima che lui resti definitivamente negli inferi; la lettera nella sua riscrittura prende l’originale forma di una intensa chat erotica tra lei, amante segreta, e lui defunto, che in vita era fotografo e fidanzato di un’altra. Chiara Valerio è la mente dietro la lettera di Deianira, che ha a che fare con Ercole e non solo; la narratrice è la serva Eubea e la storia è piena di ironia pettegola sulle corna e di interrogativi sulla trama della vicenda, forse il brano più comico de Le nuove Eroidi. Caterina Bonvicini fa iniziare la lettera di Penelope con le parole del post-it lasciato sul frigo al marito: Ciao Ulisse, stavolta parto io. Si scopre poi che la storia è quella di un personaggio a noi contemporaneo, di cui non svelo qui l’identità. Michela Murgia firma la lettera di Elena di Sparta, poi divenuta Elena di Troia, al suo Paride.

In poche righe, tanta verità sulla bellezza come prigione, sulla scelta (anzi le scelte) di questa donna forte e veramente intelligente, che dietro al «pudore» degli sguardi, a ben vedere, nasconde il «giudizio» di chi si muove con consapevolezza ed autodeterminazione. Sotto forma di e-mail è la lettera  della Medea di Teresa Ciabatti, che uccide il figlio in un modo che non svelerò, grande colpo di scena che chiude questa insolita avventura – molto insolita, ringraziamo ancora (e tanto) le nostre eccellenti autrici e HarperCollins.

copertina
Autore
AA.VV.
Casa editrice
HarperCollins
Anno
2019
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
202
ISBN
9788869055584
Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!