l'occhio del monaco

L’occhio del monaco: una poesia autentica che ha il sapore del mare

Nel mormorio del mare incontriamo il poeta Cees Nooteboom con l’opera L’occhio del monaco, edita da Einaudi. Siamo immersi in un’isola che poi diviene un’altra isola, un’immagine, un lui che si trasforma in un io in un cortocircuito onirico. Schiermonnikoog è stato il primo titolo che il poeta olandese dà all’opera, nel 2016 infatti inizia proprio a scriverla nell’isola omonima, che si trova precisamente nei Paesi Bassi settentrionali, nella provincia della Frisia.

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I primi proprietari dell’isola erano dei monaci cistercensi. Furono loro, forse, a dare nel tempo, il nome ancora attuale, a Schiermonnikoog, il cui significato si potrebbe tradurre proprio in “L’isola del monaco grigio” (da: Schier-, un arcaismo che potrebbe voler dire “grigio”, con un chiaro riferimento al colore della tunica dei monaci cistercensi, -monnik-, che significa “monaco”; e -oog, che significa “isola”), o più semplicemente “L’isola del Monaco”. L’editore dell’edizione olandese propose di dare come titolo Monnikog, riferendosi all’isola, mentre l’autore alla fine scelse Monninksoog (L’occhio del monaco) recuperando la sua educazione giovanile formatasi proprio presso un liceo religioso gestito dai monaci. Il giovane poeta incontra subito Ovidio, Omero, Virgilio e attraverso le loro parole si tuffa nel mare fatto di miraggi, sogni, immagini e scenari meravigliosi. Sono trentatré le poesie che tradotte da Fulvio Ferrarri compongono L’occhio del monaco. Nooteboom ricostruisce storie, suoni, paesaggi creando un’atmosfera unica e particolare.

Dal mormorio del mare, osserviamo la luna in fuga sotto ad un cielo corporeo ed eterno. Le parole acquistano la sostanza e il sapore della pietra e dell’acqua recuperano l’origine della materia dentro una polvere cosmica. Le cose intorno si avvolgono in un mistero profondo, austero, oscuro, mentre il fuoco è in lontananza. Nooteboom ansima, respirando parole accanto ad un “dio faticoso ai bordi del letto”. La notte governa la sua ricerca stilistica, il suo ordine tra caos e inquietudine.

L’occhio del monaco si toglie gli occhiali e scioglie la lingua dentro un’immaginazione viva e potente come un’onda prepotente con tutta la sua schiuma. La voce del vecchio poeta si distende nella vastità del mare aperto, ma non scende, l’ansia si tuffa a capofitto restituendo al lettore il mormorio del mare.

copertina
Autore
Cees Nooteboom
Casa editrice
Einaudi
Anno
2019
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
88
Traduzione
Fulvio Ferrari
ISBN
9788858430156
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.