can you ever forgive me

Can You Ever Forgive Me? Così falso così vero

Can You Ever Forgive Me? arriva in Italia con la traduzione Copia originale, la pellicola di Marielle Heller. Siamo nel 1990 a New York, Melissa McCarthy indossa i panni di Lee Israel, scrittrice “dimenticata” e lontana dalla sua affermazione di letterata, perdendo persino il suo lavoro, nonostante avesse raggiunto il successo raccontando le vite di Katherine Hepburn, Tallulah Bankhead, Estée Lauder e Dorothy Kilgallen. Lee Israel non ha più soldi né per pagare l’affitto, né per le cure del suo gatto, unica figura che ruota intorno alla sua vita sfumata nell’alcol.

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La vita di Lee è anonima, lei è controversa, misantropa, misantropa, scorbutica e cinica. Ad un tratto si scopre falsaria in un mondo letterario da cui è stata allontanata. Nella sua più feroce indifferenza nei confronti del mondo, la scrittrice Israel inizia a scrivere delle lettere false firmate da attori e drammaturghi (Dorothy Parker, Noël Coward, Fanny Brice), per poi vendere ai collezionisti e di colpo inizia a risolvere tutti i problemi economici, fino all’arrivo del FBI. In questa azione di falsaria, Lee viene accompagnata dal suo complice sfacciato, bugiardo r inquieto Lo straordinario e picaresco Richard E. Grant nei panni di Jack Hock impersona un personaggio dal tono autodistruttivo, compagno di sbronze, emarginato dalla società, omosessuale dichiarato, cocainomane cleptomane, che conquista l’Oscar 2019 come migliore attore non protagonista.

can you ever forgive me

Tra Jack e Lee nasce un rapporto di amore-odio, di resistenza contro la difficile vita solitaria e discriminata, un incontro che in qualche modo colma vicendevolmente le solitudini e le tristezze personali. La sceneggiatura è di Nicole Holofcener e Jeff Whitty, vincitrice agli Oscar 2019 come migliore sceneggiatura non originale. Israel riassume con tono disperato da un lato la riconquista, anche se non per molto, di una vita spietata, ai bordi, agli angoli più bui e lontani della società. Il mondo di Israel è fatto di una macchina da scrivere, da cappotti e maglioni bucati e battute ciniche edulcorate da drink scolati insieme al suo amico controverso Jack.

In Can you ever forgive me? Marielle Heller ci fa “sentire” i suoi personaggi intrisi di malinconia e disperazione. Lee Israel, grazie alla sua esperienza coltivata nella scrittura di biografie riesce a realizzare una vera e proprio legame con gli autori imitati consegnandogli “nuova voce” terrena. Copia Originale è spiazzante e ci fa conoscere le sorti poche felici di una scrittrice americana. Leonore Carol “Lee” Israel (1939-2014) è deceduta nel 2014 ed è stata autrice dell’autobiografia da cui il film è stato tratto, Can you ever forgive me? Memoirs of a literary forger pubblicato da Simon & Schuster nel 2008. Con la sua arte della “contraffazione” riesce a vendere più di quattrocento lettere false nei circuiti del collezionismo letterario. Marielle Heller, alla sua seconda prova di lungometraggio dopo The Diary of a Teenage Girl (2015), realizza un film costruito sulla sua protagonista, un anti-eroina capace di rendere vero ciò che è falso, così falso che diventa vero. Questa dicotomia falso/autentico viene elevata a “creatività letteraria” e sul riconoscimento autore-falsario, mettendo in guardia archivisti, bibliotecari da qualsiasi operazione di falsificazione. La Heller ci dona un film sicuramente contemporaneo, nell’era delle fake news, ma in fondo chi decide che cosa è letteratura e cosa non lo è?

copertina
Regia
Marielle Heller
Genere
Biografico
Anno
2018
Attori
Melissa McCarthy - Richard E. Grant - Dolly Wells -
Durata
106 minuti
Paese
USA
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.