Bohemian Rhapsody: la rapsodia fatale di Freddy Mercury

Il 29 novembre è arrivato nelle nostre sale Bohemian Rhapsody, di Bryan Singer: un documentario biografico sulla storica band britannica dei Queen, che vede Rami Malek (che molti hanno già incontrato con la serie Mr. Robot) nei panni del frontman Freddie Mercury.  Il biopic musicale ha già conquistato il record di incassi sia in Italia che a livello internazionale, superando il muro dei 600 milioni di dollari al botteghino mondiale.

SCOPRI TUTTE LE NOMINATION AGLI OSCAR 2019

Tutti sono impazziti per i Queen e per questa ricostruzione, per quanto, sopratutto per i fan, troppo edulcorata e a tratti poco fedele alla biografia ufficiale. Nonostante tutto Bohemian Rhapsody centra l’obiettivo evidenziando i momenti salienti della band inglese tra il 1970 e il 1985. Il film è stato diretto, non senza problemi, dal regista Bryan Singer e concluso – dopo il suo licenziamento – da Dexter Fletcher. La pellicola si muove tra la potenza della figura di Freddy Mercury la band e le questioni private. Centotrentaquattro minuti in cui lo spettatore si immedesima nella storia, si muove a ritmo di musica, e per quanto sia stata semplificata, questa volta forse la pellicola è piaciuta molto. L’enigmatica figura di Freddie Mercury scorre tra “santificazione” ed “esuberanza”, fino alla leggendaria esibizione al Live Aid del 1985. Rami Malek  sfonda lo schermo in un’interpretazione mimetica, intensa, restituendoci tutta l’energia del “peformer-rockstar” britannico tra talento, sensibilità, egocentrismo e fragilità.

Un corpo a corpo tra il palco e il pubblico. Questa pellicola per quanto i critici dicano che sia poco autobiografica e poco veritiera ha il merito di portare in auge la musica dei Queen e la figura “simbolica” di Mercury. Bohemian Rhapsody si fa celebrazione della band che coinvolge e fa ballare lo spettatore. Il cinema a volte ci restituisce quella magia necessaria per continuare a sognare e la musica ne è partitura fondamentale in Bohemian Rhapsody. Il titolo della pellicola riprende il singolo dei Queen, pubblicato il 31 ottobre 1975 come primo estratto dal quarto album in studio A Night at the Opera. Ottenne subito un enorme successo, rimanendo al vertice della Official Singles Chart per nove settimane e arrivando a vendere più di un milione di copie nel gennaio del 1976. Così come la rapsodia rappresenta una composizione musicale di carattere libero e variegato, sfuggendo ad uno schema prefissato, mescolando ritmo e armonia, così la figura eclettica di Freddy Mercury si amalgama e sfugge persino alla vita stessa. Mercury morì alle 18:48 del 24 novembre 1991 all’età di 45 anni; la causa ufficiale del decesso fu una polmonite aggravata da complicazioni dovute all’AIDS.

Bohemian Rhapsody è stato la rivelazione della stagione cinematografica 2018-2019, un traguardo certificato dal successo ai Golden Globe 2019, dove si è aggiudicato due statuette, sia quella di miglior film drammatico che e quella di miglior attore in un film drammatico, consegnata al protagonista Rami Malek. Dopo il successo ai Golden Globe, un altro prestigioso riconoscimento arriva con la candidatura agli Oscar nella categoria “Miglior film”. Sicuramente non è la storia di Freddie Mercury, né quella dei Queen,  ma  Bohemian Rhapsody  riporta alla luce con tutta la sua potenza energica una storia, un immaginario. Fin da bambini ci è sempre piaciuto mescolare miti e leggende, questa volta da una storia il cinema ne ha creato una sua sinfonia speciale.

copertina
Regia
Bryan Singer
Genere
Biografico
Anno
2018
Attori
Rami Malek - Lucy Boynton - Gwilym Lee -
Durata
134 minuti
Paese
USA
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.