John Fante – Chiedi alla polvere

«Era un momento importante della mia vita; dovevo prendere una decisione nei confronti dell’albergo. O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene a letto».

Così si apre la storia di questo ventenne ambizioso, strafottente, e senza un centesimo in tasca, ma che coltiva il grande sogno di diventare uno scrittore. Il suo nome è Arturo Bandini, ed è il protagonista del capolavoro dell’italoamericano John Fante, Chiedi alla polvere. La storia si sviluppa intorno ad un amore molto travagliato tra lui e la cameriera messicana Camilla Lopez, a tratti sfuggente e in altri idealizzata al punto da non riuscirne a consumare la carica passionale. Poi arriva per Arturo il successo letterario, ma il rapporto tra i due continua a scandirsi fra insulti più che fra tenerezze, fino al punto in cui entra in scena un’altra donna: Vera Rivken. Lei, al contrario di Camilla, si getta fra le braccia dell’uomo senz’alcuna riserva ma a tradimento compiuto una fortissima scossa di terremoto si abbatte sulla città.

Il valore simbolico del cataclisma fa un po’ sorridere il lettore contemporaneo, come se un Dio si disturbasse a mettere a ferro e fuoco – o a radere al suolo interi quartieri – per punire un adulterio. Tuttavia non sorprende più del dovuto se si considera che il testo risale alla puritana società degli anni Trenta: nell’America del periodo, trattare una storia d’amore simile, dai fortissimi connotati erotici – e per di più con questioni razziali nel mezzo – metteva l’autore nella stringente necessità di ricorrere ad ogni stratagemma cautelativo possibile. Sul finale Bandini vorrebbe tornare da Camilla, ma non la trova più nel bar dove si erano conosciuti, perché nel frattempo la ragazza sembra diventata una specie di fantasma alla ricerca affannosa di una pace che però le è impossibile. Quello che rimane di lei, Arturo può chiederlo solo alla polvere, così fa un passo indietro ed è lì a raccontarcelo – ed anzi – è nell’atto stesso della narrazione che compie una specie di delitto non seguendo Camilla nel deserto del Mojave e di Santa Ana, non sparendo dietro di lei.

Il romanzo uscì di pari passo ai capolavori di John Ernst Steinbeck e Raymond Thorton Chandler, e tanto basti per giustificare l’oblio in cui restò sepolto per anni, ma a volte un solo lettore attento si rivela di per sé sufficiente a riscattarne il valore agli occhi di tutti, com’è stato per questo caso Charles Bukowski: sarà proprio l’autore che scovandolo fra i tomi di una libreria di Los Angeles se ne lascerà conquistare in quanto «scritto con l’anima».