Paolo Crepet – L’autorità perduta

Interessante come punto di vista, quello di Paolo Crepet. Nel suo nuovo saggio L’autorità perduta si occupa della deriva culturale e sociale dei giovani italiani. Li ha messi a confronto con quelli europei, li ha pesati, li ha misurati, e li ha trovati mancanti. Mancanti di ispirazione, fantasia e creatività. A quanto pare i giovani soffrono di una strana fobia che il nuovo millennio ha portato come la peste nera. È la fobia del fare. Hanno paura di fare, di mettersi in proprio, di mettersi in gioco, di osare. Ma non preoccupatevi: la colpa non è dello strapotere delle banche, delle bolle economiche e delle decadi di speculazioni finanziarie sugli immobili. La colpa non è delle aziende che si rifugiano a testa in giù nelle rassicuranti grotte del conservatorismo economico come pipistrelli, e che evitano la creatività come i vampiri l’aglio. La colpa, scrive Crepet, è dei genitori. Sono loro che spingono i figli a rimanere a casa, li nutrono come oche destinate al paté di fegato e li pascono come bucolici vitelli.

Secondo lo psicologo e opinionista, mai come in questo periodo storico lo scontro generazionale è finito, e tutto si è ridotto a un dannato e miserabile accordo che mette in pace le due parti. Nel caso migliore i figli si limitano a seguire la professione del padre. Nel caso peggiore il giovane viene colpito da una inaspettata metamorfosi psicologica che lo trasforma in “Neet” (“Not in education, employment or training“). È questo il caso peggiore. Sembra, infatti, che all’improvviso della propria vita un giovane su tre sia destinato a perdere qualsiasi interesse per la vita, rinunciando al lavoro e allo studio. Tuttavia riuscendo a sopravvivere grazie ai genitori che lo rimpinzano di soldi. Succede solo in Italia. I giovani non si arrendono perché i datori di lavori propongono stipendi che al limite permettono di vivere in campeggio. I giovani si arrendono perché non valorizzano il precariato.

Crepet, che all’attivo ha diversi saggi sull’educazione tra cui La gioia di educare, afferma che i giovani vivono male il precariato, che non se lo godono. Il precariato è una sfida, invita a mettersi in proprio, a escogitare un sistema creativo per riuscire a farcela fino a fine mese. È un simpatico diversivo per esercitare la creatività.

Quello di Crepet è un saggio che squarcia la crisi delle economie occidentali, aprendo uno spiraglio di speranza. Perché fino a questo momento ci avevano fatto credere che il disfacimento del lavoro fosse un problema economico. In realtà è solo un problema di punti di vista, di come si vogliono vedere le cose. Di conseguenza, la soluzione è molto più semplice di quella che ci eravamo aspettati. Non servono le riforme economiche, non serve abbattere lo sfruttamento e tirare giù una classe politica e finanziaria scellerata. Basta cominciare a vedere il bicchiere mezzo pieno.

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