Tristan Garcia – La parte migliore degli uomini

«Mi è sembrato che l’amore tra un uomo e una donna, in quegli anni, in determinate condizioni, in certi luoghi e tra i migliori di noi, fosse una cosa triste […] Invece c’è stato qualcosa di ben più sorprendente e di ben più felice […] negli uomini che si amavano fra loro, e anche nelle donne, e insomma qualcosa di più grande, di più tragico». Elizabeth Levallois è la voce narrante ne La parte migliore degli uomini, opera prima del giovanissimo scrittore francese Tristan Garcia. Lei, giornalista di «Libération», ci conduce nella Parigi degli anni Ottanta.

Il sesso libero, l’omosessualità e una concezione libertina della vita fanno nascere dibattiti e fermenti che accendono gli animi, soprattutto in relazione alla scoperta dell’AIDS. Elisabeth ci descrive come si vive intorno a lei, seguendo i suoi due amici più cari, Willie Miller e Dominique Rossi. Il primo, ragazzo di provincia e aspirante scrittore, si gioca la sua libertà con incoscienza, diventando re delle notti gay e contraendo il virus, spingendosi all’estremo fino alla morte. Dominique è invece il paladino della prevenzione e fondatore di un’associazione per la difesa degli omosessuali. Elizabeth, intanto, frequenta Jean-Michel Leibowitz, ambizioso filosofo e docente universitario che salirà alla ribalta nel mondo politico. Temi di grande portata e storie dei personaggi si mescolano forse fin troppo, fino a diventare distrazione per il lettore invece di essere un aiuto o parte integrante del romanzo. Il lento scorrere della malattia scandisce il lento distaccarsi dei rapporti umani. Si muore fuori come si muore dentro, come muore tutto ciò che ci sta intorno.

«Qualcuno moriva, qualcuno protestava, altri si proteggevano, altri ancora elargivano donazioni». Forse una sintetizzazione un po’ troppo spicciola della storia di quegli anni o, forse, una sorta di provocazione volontaria. Così come la descrizione precisa, crudele, realistica e dura dei segni che l’AIDS lascia sul corpo. Una storia che ricorda, in alcuni tratti, la durezza di Tondelli, uno che ha sempre avuto poca paura di raccontare vicende, anche se dure da digerire. Ma Garcia ancora non è Tondelli, e da Tondelli potrà forse imparare la semplicità delle storie di provincia che diventavano grandi storie solo con un piccolo gesto, o una parola, o una morte silenziosa, un’emarginazione; il più delle volte lontano dai riflettori della politica dei piani alti.

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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.