Le stelle mobili del sottosuolo è una storia che ci costringe a fare un passo di lato, a guardare su ma anche a stupirci di cosa abbiamo o non abbiamo sotto i piedi.
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Nella prefazione a L’amore non apprezzo, Guido Catalano dice anche che il modo migliore per capire se un libro di poesie ha avuto successo, è se dopo averlo letto ti viene voglia di scrivere poesie.
Nei versi de La terza geografia c’è una sorta di inno alla “restanza”, al ritorno, un urlo quasi disperato per riporre attenzione sui luoghi dimenticati.
Acari quindi è come un sentiero ben tracciato in cui dalla prima all’ultima pagina c’è un filo, nemmeno troppo invisibile, che lega tutte le storie.
Nero chiaro quasi bianco è un romanzo divertente, ambientato nel presente, che mette al centro le dinamiche del successo, dell’arrivismo, del confine labile tra legalità e illegalità.
Beati gli inquieti è un romanzo di confine, quindi, perché al confine c’è la scrittura ma anche la stessa natura umana di cui si parla, o che si vuole indagare
La carne è un romanzo in cui ciò che vince è la stasi, l’immobilità, l’eterna sospensione che sembra essersi fermata su tutto, e che pare aver cancellato persino la linea che divide vita e morte.







