“La pianista” è una storia di autoerotismo e autolesionismo, entrambi finalizzati al raggiungimento di un piacere malato.
Di questo liceo della periferia romana Luchetti racconta gli insegnanti, e ne fa un ritratto impietoso: cinici, svogliati, ignoranti, sono lo specchio di un potere che ha smarrito la sua missione.
“L’ultimo bacio” è una validissima pellicola di Gabriele Muccino, che accende i riflettori su una generazione di trentenni angosciati e incerti sul futuro.
Centrale in “Mephisto” è l’incapacità di Höfgen di comprendere il profondo legame che si era creato tra il Nazismo e qualunque altro ambito, anche al di fuori della sfera strettamente politica.
Il Max Cady di Scorsese è sadico e senza pietà, ma la sua rabbia è dovuta alla delusione per una giustizia male applicata, per giunta a causa del suo stesso avvocato difensore.
Tratto da un romanzo di Joyce Maynard, in “Da morire” Van Sant non rinuncia ad offrire al pubblico il suo tocco squisitamente indipendente, pur anticipando, per certi versi, la sua successiva entrata nel circuito mainstream.
Stephen Dedalus è una sorta di alter ego di Joyce, giovane allievo in un collegio di gesuiti, che, progressivamente, prende le distanze dal sistema di valori in cui è cresciuto, in aperta polemica con le istituzioni.
