Il nuovo romanzo di Martina Tiberti, Ninin (8TTO Edizioni), è un vero e proprio viaggio nella memoria personale e familiare, fatto di anni di ricerca e studio per dare nomi e volti ai suoi parenti perduti.
Così, Ninin, è una “storia di frontiera” che si muove tra memoir, romanzo storico, diario e inchiesta familiare che regala al lettore una visione nuova sul fronte friulano.
La trama
Ogni famiglia ha i propri ricordi da raccontare, ma spesso si preferisce tenerli per sé, verbalizzarli significherebbe farci i conti e, anche a distanza di anni, non sempre si è pronti. La famiglia Zanier non fa eccezioni, nonna Santina non fa eccezioni.
Come raccontare ai propri figli e poi ai propri nipoti dei suoi due fratelli, Mattia e Vincenzo – Ninin – che a distanza di poco l’uno dall’altro decisero, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, di entrare a far parte delle brigate garibaldine? Come riuscire a tornare con la memoria a tutti quei mai dimenticati paesi del Friuli occidentale, Sequals, Spilimbergo, Budoia e rivivere gli appostamenti dietro il morâr, la pianta di gelso, per spiare le donne che attendono notizie dei loro uomini nascosti nei boschi?
Come riascoltare le voci di Mattia, di Vincenzo e del proprio padre che insegna loro a disconoscersi come fratelli, perché almeno uno dei due da questa maledetta guerra a casa deve tornare? E come accettare che da quella maledetta guerra Mattia non è più tornato e Ninin mai del tutto?
Ninin – La recensione
Racchiudere il passato in parole è un esercizio difficilissimo, quasi doloroso. Ma è proprio da questa urgenza che nasce Ninin, un libro nel quale al centro di tutto c’è il fronte friulano, una porzione di storia italiana tanto complessa quanto spesso dimenticata, fatta di confini fluidi, contraddizioni e ferite del dopoguerra mai rimarginate del tutto. Tiberti ci porta per mano in un viaggio nel tempo, ma per farlo ha dovuto affrontare un percorso di ricerca immenso, durato anni, per rimettere insieme tasselli di vita che facevano a pugni tra loro, tra testimonianze sfocate dalla nostalgia e resistenze nate dal dolore.
La memoria, per l’autrice, non è un archivio polveroso da consultare, ma un giardino intricato, qualcosa che “sedimenta e germoglia”. Ricordare diventa l’unico strumento possibile per trovare un senso alla propria storia personale, per capire chi siamo a partire da chi ci ha preceduto. In Ninin si palesa il confine sottile tra la fedeltà al fatto storico e la necessità della finzione letteraria. Quando i documenti non bastano e i testimoni tacciono, entra in gioco la letteratura. La scrittura colma i vuoti della memoria, non per alterare la verità, ma per salvarla dall’oblio.
Martina Tiberti ci ricorda che raccontare con precisione viene davvero bene quando la distanza mitiga il coinvolgimento emotivo, ma è anche un dovere verso noi stessi.
#Commissioniguadagnate

Martina Tiberti
Casa editrice
8TTO Edizioni
Anno
2026
Genere
Narrativa
Formato
Brossura
Pagine
304
ISBN
9788831263757





