Polene

Claudio Magris – Polene. Occhi del mare

La casa editrice milanese La Nave di Teseo ha pubblicato a fine 2019 il libro di Claudio Magris dal titolo “Polene”.

L’autore, nato a Trieste, ha insegnato Lingua e Letteratura tedesca presso le Università di Trieste e di Torino, ha ricevuto diverse lauree honoris causa e numerosi premi, tra i quali il Premio Strega 1997 per Microcosmi. Presso La nave di Teseo ha pubblicato Istantanee (2016).

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La trama

Questo prezioso volume, corredato da numerose immagini, è tutto dedicato alle meravigliose statue che si trovavano a decorazione della prua delle navi, le polene appunto.

Vi sarà probabilmente capitato di imbattervi in qualche creazione di questo tipo nei musei dedicati al mare e alla navigazione: l’impressione è di ritrovarsi di fronte a un materiale vivo, parlante, carico di storia e di storie.

Polene di Claudio Magris. La recensione

In nove piccoli capitoli, Claudio Magris ci fa immergere in un mondo che è appartenuto a tutti noi, specie se nati in luoghi di mare.

Il viaggio del lettore inizia con lo sguardo della polena: tutto ebbe origine probabilmente dalla volontà di creare un «occhio apotropaico dipinto a prua sulle navi, anche su semplici barche, per stornare i malefici del mare». Da questo occhio si sono poi sviluppate anche le famose figure femminili a seno nudo protese in avanti, con sguardo sempre attonito, dilatato. Non solo loro, però: le polene sono anche draghi, serpenti, cavalli, leoni, teste d’uccello, grifon, unicorni, velli e teste d’arieti.

Il mito celebra queste sculture onnipresenti nelle varie culture ed epoche: alcuni esempi vanno dalla nave Argo (alla ricerca del vello d’oro) alla nave di Tutankhamon, fino ai battelli vichinghi.

Chi naviga non vede il mare, non vede il suo destino: la polena sì, il suo sguardo scruta e vede tutto.

Nel capitolo Polena di nave ignota Claudio Magris narra delle polene ritrovate su qualche spiaggia, corrose dall’acqua, figlie di nave a noi ormai ignota.

Ne La polena salvata il lettore si imbatterà in miti, leggende, giornali di bordo, galanterie, etichette militari e ancora attenzioni e salvataggi di polene, tutti atteggiamenti nati nei secoli e dovuti al progressivo incivilimento della società.

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Al contrario esisteva anche la possibilità descritta nel capitolo La polena rapita: storie di ladri e rapimenti (storie abbastanza incredibili per noi che generalmente non passiamo mesi della nostra vita solcando i mari tra pericoli e solitudini).

Segue un capitolo dedicato ai Cimiteri di polene, luoghi e sale museali dalle più diverse atmosfere, talvolta appunto cimiteriali, “da cripta”. Sempre in queste pagine scopriamo ad esempio che Pablo Neruda aveva un debole per le polene e che le collezionava, insieme a conchiglie e navi in bottiglia.

Segue infatti un capitolo dedicato ai Collezionsti di polene, come il capitano Long John Silver che fece dono della sua raccolta al Museo del Cutty Sark.

Le polene e i loro pigmalioni introduce al problema della scarsa ricerca storico-artistica riguardante questo tipo di sculture ma comunque soddisferà la curiosità del lettore: si parla di un lavoro collegato a quello dei decoratori delle navi, quindi si incontreranno nomi come Anton van Dyck e si scopriranno dfferenze di materiali e di visioni. Ad esempio per gli artisti del Re Sole la polena doveva incarnare la sensualità in un contesto di nave lussuosa e pomposa – inoltre l’acqua è un elemento molto celebrato dalla poesia o dalla musica barocca – mentre l’etica protestante rifuggiva da qualsiasi elemento carnale e, dato che i committenti erano appunto mercanti e armatori protestanti, anche le polene si dovettero adeguare a devozione e respingimento dell’idolatria.

Il libro si chiude con Le polene e le muse tra Günter Grass, Karen Blixen, Alberto Savinio, Andea Quadraroli, Nathaniel Hawthorne, H.C.Andersen, lo stesso Claudio Magris di Alla cieca.

 In un momento di reclusione forzata in casa quale quello che stiamo tutti vivendo a causa della pandemia da Covid-19, impossibilitati a viaggiare o visitare sale museali, questo libro è un balsamo per gli occhi e per il cuore. Polene riesce infatti a far respirare la vita di mare, a condurci in vari musei in giro per l’Italia e il mondo e a riconnetterci con la nostra storia e la nostra umanità, contenute anche in questi antichi, preziosi manufatti dallo sguardo carico di testimonianze che ci portiamo dentro, come la trama del nostro passato.

copertina
Autore
Claudio Magris
Casa editrice
La nave di Teseo
Anno
2019
Genere
saggistica
Formato
Brossura
Pagine
190
ISBN
9788834600726
Marta Lilliù

diMarta Lilliù

Sono nata ad Ancona nel 1985 e sono cresciuta ad Osimo. Sono laureata in Lettere (Università degli Studi di Macerata) con una tesi in Storia Moderna sulle Suppliche del XVIII sec. dell’Archivio Storico di Osimo. Sono diplomata in Pianoforte e in Clavicembalo (Conservatorio “G.Rossini” di Pesaro).
Dal 2012 abito e lavoro in Liguria, dove ho approfondito l’ambito della didattica musicale (abilitandomi all’insegnamento del Pianoforte presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova) e della didattica speciale, cioè rivolta al Sostegno didattico ad alunni con disabilità (Università degli Studi di Genova). Ho vissuto a Chiavari e Genova. Attualmente vivo a Sestri Levante, dove annualmente si svolgono il Riviera International Film Festival e il Festival Andersen.
Sono docente di Pianoforte a tempo indeterminato a Levanto, Monterosso e Deiva Marina.
Abbandono talvolta la Liguria per muovermi tra le Marche e Londra, città in cui ricopro ufficialmente il ruolo di...zia!