Richard Jewell

Richard Jewell. Il corpo verità di Clint Eastwood

Lo stoico Clint Eastwood, arrivato alla veneranda età di novanta anni, torna dietro la macchina da presa, e ancora una volta non sbaglia un colpo, scavando con lucidità fin dentro l’oscura verità macchiata e mediata dai “giochi di potere”. Richard Jewell  è il nuovo film del regista americano vincitore due volte del Premio Oscar per la miglior regia e miglior film (Gli Spietati, 1993 e Million Dollar Baby, 2005), uno alla memoria Irving G. Thalberg, un Premio César (Gran Torino, 2009), sei Golden Globe e quattro David di Donatello.

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Tratto da una storia vera, Richard Allensworth Jewell interpretato magistralmente da Paul Walter Hauser, è un ragazzotto con il desiderio di diventare poliziotto e servire il paese americano. Egli lavora come guardia di sicurezza presso la AT&T, compagnia telefonica statunitense.

La trama

Il 7 luglio 1996 durante le Olimpiadi  di Atlanta in Georgia, arriva una telefonata anonima: c’è una bomba al Centennial Park. Avete solo trenta minuti di tempo. Due persone rimangono uccise e centoundici ferite. La guardia di sicurezza in servizio Richard Jewell, raccolta dentro uno zaino e posizionata sotto ad una panchina, scopre la bomba nel parco, appena prima della sua esplosione, facendo evacuare la maggior parte delle persone presenti. La guardia di sicurezza diviene subito eroe e salvatore di quella terribile giornata.

Dopo l’attentato terroristico, Jewell da “mito eroico” di colpo viene indagato come sospetto dal Federal Bureau of Investigation (FBI) e subito esposto ai media come presunto colpevole dell’accaduto. Il nostro “presunto eroe-colpevole” si rivolge all’avvocato indipendente Watson Bryant, (Sam Rockwell, premio Oscar per Tre manifesti a Ebbing, Missouri, Martin McDonagh, 2018).  Le vite di Jewell e quella di sua madre Barbara “Body” (Kathy Bates) con cui vive, vengono sconvolte radicalmente e attaccate intimamente dall’FBI che rovistano dentro i cassetti delle mutande della provata Body, portano via l’aspirapolvere e sequestrano persino i tupperware per la conservazione del cibo della sua cucina, come ulteriore materiale “probatorio” per accusare Jewell dell’esplosione.

L’opinione pubblica viene subito manipolata partendo dalla prima pagina conquistata dalla “presuntuosa” e arrivista giornalista dall’Atlanta Journal-Constitution Kathy Scruggs (Olivia Wilde). Jewell è in continua  trasformazione, da mito a mostro, da salvatore ad accusato, un rovescio pericoloso della stessa medaglia. Il racconto di questo personaggio controverso e ricercato sembra essere l’unica l’attenzione e capro espiatorio sia dell’FBI diretta dal responsabile Tom Shaw (il protagonista della serie tv Mad Men, Jon Hamm), che dai mezzi di comunicazione, entrambi instaurano un rapporto complice e complicato di manipolazione e alterazione della verità. Eastwood sa bene come funzionano queste dinamiche, la confessione estorta, deviata è il prezzo di una morale quasi stracciata e calpestata. Il “grande” Jewell, si ritrova piccolo e schiacciato da squali pronti a “friggerlo” sulla sedia “dell’opinione pubblica”.

Richard Jewell

La recensione di Richard Jewell di Clint Eastwood

La sceneggiatura di Billy Ray ripercorre così l’itinerario del salvatore-colpevole, dove il personaggio si ritrova immerso dentro ai meccanismi “perversi e pervertiti” dei dispositivi di potere e di un arrivismo famelico giornalistico che fanno saltare qualsiasi “tentativo” di smascherare la verità, sbattendo il mostro in prima pagina. Il potere genera fantasmi, tentativi di sfruttamento dei più deboli per creare piste scorrette, avance di un “giornalismo arrivista”, mettendo da parte qualsiasi “lume” di deontologia professionale. Clint Eastwood si fa carico ancora una volta del risvolto umano, di un’indagine e ricerca sulla nostra contemporaneità, sulle qualità di un’umanità a cui qualsiasi eroe diviene un terrorista. Jewell non è più un eroe o un super umano, ma si trasforma nel suo ruolo di disumano, di ricercato, un “Radar” (l’appellativo consegnatogli dal suo amico e avvocato Watson) dell’umano sentire e dissentire.

Come possiamo davvero credere a quest’uomo (senza qualità?), così impacciato, così fuori misura, dal suo Paese che non riesce più a capire e gestire, ma continua a servirlo per “spirito” di servizio. Lo spettatore empatizza fino alla fine con Jewell, con la sua sentenza di non colpevolezza, le sue lacrime sono il grido di un corpo “sgraziato” e il pianto della madre non è che un urlo a squarciagola per il ripristino di una verità che sembra insormontabile. Jewell resta il nostro eroe “imperfetto”, perché imperfetto è il mondo in cui siamo catapultati, un mondo percepito e fattoci percepire dentro una melma di disinformazione che non stacca mai la spina, pronta a colpirti per fare audience.

Jewell è immenso, per forma e contenuto, corpo-verità e “senso di colpa” gravitano contemporaneamente dentro e fuori la figura dell’agente cha ha sempre sognato di diventare e dai quali ora si sente accusato, manipolato con prove false pur di incastralo e chiudere il caso. L’uomo Jewell cresce dentro, cambia, modifica il suo strato psicologico, gestendo con fatica la sua ingenuità e l’amore incondizionato di un’America che lo sta condannando ad una vita infelice ed infernale. Il nostro Richard Jewell è il manifesto di una mancata verità, perché la verità è scomoda, richiede attenzione, informazione, dettagli, tutte caratteristiche che la frenesia attuale del contemporaneo non richiede. Abbiamo bisogno continuamente del nostro cittadino al di sopra di ogni sospetto e sospettato, solo così i media non si annoiano, puntando il dito contro qualcosa o qualcuno, affinché i propri lettori e utenti desiderino giudicare e accusare l’altro, il diverso, il “ciccione”, come se fosse una terapia di  sfogo alla loro “isteria” di “oppressione”, in un mondo che funziona sempre più al contrario. Richard Jewell e la sua “immensa” umanità è la nostra smisurata preghiera, perché la verità cela il suo albume “luminoso” in direzione ostinata e contraria, restando nell’ombra perché non è facile vedere con i propri occhi, piuttosto ci resta comodo affidare la propria “consapevolezza” a schermi lucidi e a  un “giornalettismo apprendista di secondo ordine”.

Richard Jewell

Richard Jewell è corpo-verità maltrattato, bistratatto, colpito, deriso, colpevolizzato, perché fare i conti con il proprio “io” è una faccenda complessa.  Richard chiude gli occhi, respira profondamente e deglutisce. Non risponde più alle domande, ma ne ha una lui da fare agli agenti governativi (quelli non sono lo Stato ma solo tre stronzi che lavorano per l’FBI), quali prove hanno davvero nelle loro mani. se non quella di “accusare” l’innocenza, quella di un uomo che sognava di diventare agente come loro per aderire ai valori che lui stesso vede essere traditi proprio sulla sua pelle. Dalle mie parti, se il governo dice che uno è colpevole, vuol dire che è innocente.

Mentre Bill Clinton si apprestava a ri-vincere le Presidenziali, nel 2006, le Olimpiadi del 1996 sanciscono la vittoria di Michael Johnson e Carl Lewis realizzando, il primo una storica doppietta vincendo sui 200 e 400 metri piani e stabilendo un nuovo record mondiale sui 200 metri: 19″ e 32, mentre il secondo, conquista nel salto in lungo la sua quarta vittoria olimpica consecutiva e porta a 9 il totale di medaglie d’oro olimpiche vinte in carriera. Muhammad Alì, il pugile statunitense, considerato uno dei migliori pesi massimi di tutti i tempi stupisce il mondo apparendo come ultimo tedoforo durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi.

La storia di Jewell è la storia dell’uomo, al posto giusto nel momento sbagliato, quella che può accadere ad ognuno di noi, con tutta la sua semplicità. Qualsiasi persona che si troverà per sua fortuna o sfortuna, di fronte uno zaino contenente presunto materiale esplosivo, ci penserà due volte prima di urlare per mettere in salvo delle vite, per non fare la stessa fine che il grande Clint Eastwood ha voluto filmare, consegnandoci nome e cognome: Richard Jewell. Alla fine di questo racconto, abbiamo due feriti in più nell’attentato di Atlanta del 1996, si chiamano Richard Jewell e Barbara “Bobi” Jewell, nonostante siano stati “redenti”, le ali spezzate e la voce fioca del corpo-verità rimangono appesi ad un filo fragilissimo, basta un movimento sbagliato per far detonare l’esplosivo dell’accusa e seppellire nuovamente “il corpo-verità” che appoggia il suo cadavere su sagome di vite “tradite”.  Richard Jewell morirà, a soli 44 anni per il diabete, il 29 agosto 2007.

In seguito viene  scoperto che  il vero artefice dell’attentato è Eric Rudolph che sarà poi processato e condannato all’ergastolo senza condizionale per aver eseguito gli attentati. Nel 2006, il governatore della Giorgia Sonny Perdue ringrazia pubblicamente Jewell per aver salvato la vita a tutte quelle persone che stavano assistendo alle Olimpiadi.

copertina
Regia
Clint Eastwood
Genere
Biografico
Anno
2019
Attori
Sam Rockwell - Kathy Bates - Jon Hamm - Olivia Wilde -
Durata
129 minuti
Paese
USA
Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.