robert capa

Robert Capa ad Ancona per una mostra sulla vita e sulla morte

“Se le vostre foto non sono abbastanza buone, non siete abbastanza vicino.”
Robert Capa

Si è conclusa presso la Mole Vanvitelliana di Ancona una straordinaria mostra su Robert Capa, una delle più importanti figure del fotogiornalismo del XX secolo. Più di cento foto scattate dallo straordinario Endre Ernő Friedmann in arte Robert Capa percorrono l’intero spazio raccontando il mondo e la guerra. L’esibizione si dissemina in tredici sezioni concludendo il viaggio con i tre famosi scatti, Gerda Taro e Robert Capa, resi celebri con la pubblicazione del romanzo di Helena Janeczek, La ragazza con la Leica, vincintore del Premio Strega 2018.

Robert Capa nasce a Budapest da famiglia ebraica nel 22 ottobre 1913, subito in giovane età abbandona la terra natale a causa del proprio coinvolgimento nelle proteste contro il governo di estrema destra e va a vivere in Germania e inizia subito a collaborare con l’agenzia fotogiornalistica Dephot sotto l’influenza di Simon Guttmann. Riceve il suo primo incarico a Copenhagen nel 1932 per la conferenza di Trotskji. Solo nel 1933 abbandona la Germania in direzione della Francia a causa dell’avvento del nazismo. Tra il  1936 e il 1939 si trova in Spagna per documentare la guerra civile insieme alla sua compagna Gera Taro, la quale perderà la vita a soli 27 anni massacrata dai cingoli di un carro armato. Capa prosegue il suo viaggio nel mondo per testimoniare la residenza della Cina contro l’invasione del giapponese nel 1938, per poi spostarsi a Londra e in seguito in Nord Africa, poi in Italia per seguire lo sbarco degli alleati e capace di raccontare anche il famoso D-Day (6 giugno 1944), lo sbarco in Normandia, la liberazione di Parigi, l’invasione della Germania nel 1945, il viaggio in Unione Sovietica nel 1947, la fondazione ufficiale dello stato di Israele nel 1948 e infine il suo ultimo incarico in Indocina nel 1954, anno della sua morte causata da una mina anti-uomo.

robert capa

Robert Capa è Storia, ha vissuto attraverso lo sguardo dell’obiettivo la Storia. Il fotografo narra in maniera ineccepibile la crudeltà della guerra, i suoi scatti divengono icona dei periodi più cruenti nel corso della Storia del XX secolo.  Capa è testimone oculare della vita e della morte. Nel 1947 fonda la Magnum Photos a Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David “Chim” Seymour e William Vandivert, con lo scopo di proteggere il diritto d’autore in ambito fotografico e la trasparenza d’informazione. Il fotogiornalismo dopo la fine del primo conflitto mondiale vive uno rapido sviluppo, soprattutto grazie alle innovazioni tecniche; un aspetto importante è il perfezionamento dei metodi per la riproduzione di fotografie direttamente sulla pagina stampata; un altro è l’invenzione di macchine fotografiche di piccole dimensioni, come la Ermanox e la Leica, con obiettivi molto luminosi, che permettevano di operare con discrezione e in condizioni di luce non ottimali.Queste accelerazioni tecnologiche portano a un progressivo impiego della fotografia nella carta stampata. Essa diventa il miglior strumento per raccontare il presente a una società sempre più desiderosa di essere informata. Nel catalogo della Silvana Editoriale dedicato a Robert Capa troviamo un meraviglioso saggio di Marco Minuz in cui descrive come i fotografi, come i pittori, ci hanno insegnato a vedere. Non si tratta solo di valutare il valore ar-tistico o il significato sociale di un documento fotografico, ma di non dimenticare che non solo vediamo ma anche fotografiamo come loro ci hanno insegnato. Siamo inoltre abituati a vedere la storia, soprattutto i grandi eventi, tramite i loro occhi. Lo sguardo attraverso cui oggi osserviamo la storia è uno sguardo ‘professionale’, in cui convergono curiosità, pietà, senso estetico, crudeltà e profanazione. La modernità – si legge ancora nel catalogo – ci ha donato l’invenzione della fotografia, mezzo che fin dai suoi esordi ha innescato entusiasmi, diffidenze, paure e conflitti. La fotografia rappresenta la vita moderna con tutte le sue contraddizioni. La fotografia suscita la nostra ambivalenza nei confronti della tecnologia.

robert capa

A differenza della pittura, della musica, della danza e della narrativa, non è iniziata migliaia di anni fa con l’uomo innocente e primitivo, ma meno di due secoli or sono con l’uomo moderno già corrotto. E a differenza di altre forme espressive, dipende da una macchina e da un processo chimico. La fotografia, insomma, è un’arte (o un mestiere) impura, ‘sconcertante’, a cui ci accostiamo con quel misto contradditorio di aspettativa e diffidenza, di gloriosa speranza e terribile premonizione, con cui ci siamo accostati all’era della macchina. Gradualmente il fotografo ha assunto una posizione importante nella storia con rilevanti valenze sociali, culturali e politiche. Il suo lavoro è testimonianza diretta della dimensione assunta dalla fotografia nella vita quotidiana e dell’influenza che essa esercita nella nostra quotidianità. In altre parole la macchina fotografica ha fatto tantissimo per globalizzare le nostre coscienze. È stata la macchina fotografica ad averci reso cosciente dei principali avvenimenti del ventesimo secolo. La fotografia è stato un elemento chiave per acquisire una consapevolezza di che cosa significa essere umani creando un legame empatico, con il mondo. Di solito ci ricordiamo di Robert Capa per la celebre fotografia scattata nel 1936, a  Cordova, dove ritrae un soldato dell’esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti. Questa foto resta, – nonostante le controversie tra autenticità o costruzione della foto stessa – tra le più famose fotografie di guerra mai scattate. Fu pubblicata, per la prima volta, sulla rivista VU (23 settembre del 1936), poi su Life, sul Picture Post. Robert Capa resta ancora oggi testimone autentico e unico della Storia e la sua fotografia è l’arte capace di cristallizzare nel brevissimo tempo di uno scatto, destinato a diventare a sua volta Storia. Tra l’artista e l’uomo Capa annulla qualsiasi grado di separazione e centra l’obiettivo della vita raccontando spesso la morte.

mostra robert capa

Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.