Tragedia, suspense e luna park: Verdi si tinge di noir al MOF 2025
Con la direzione artistica di Marco Vinco e la sovrintendenza di Lucia Chiatti, lo Sferisterio riporta in scena il suo Rigoletto tra atmosfere noir, richiami pulp e un Luna Park abbandonato che continua a inquietare e affascinare. A inaugurare la serata del 19 luglio è una pioggia leggera e improvvisa, che costringe a una breve pausa alla fine del primo atto, trasformando il meteo in parte integrante dello spettacolo. Ivan Magrì, nei panni del Duca, smorza la tensione con un ironico “Pioovee” rivolto al pubblico, che ricambia con un lungo e un applauso, pronto a lasciarsi nuovamente catturare dalla potenza scenica ed emotiva dell’opera.
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Il Rigoletto, firmato da Federico Grazzini, torna in un allestimento originario del 2015 e qui riproposto con nuova carica drammatica. Il Luna Park decadente – tra clown deformi, roulotte arrugginite, tendoni fatiscenti diventa lo spazio psicologico del tormento, evocando un’atmosfera pulp e thriller sempre più esplicita. Non è più solo un’ambientazione audace, ma una macchina scenica che fa da specchio al conflitto interiore di Rigoletto, tra la maschera pubblica e il dramma privato.
Il Rigoletto al MOF 2025
Il finale è un colpo al cuore: Gilda è avvolta in un sacco come in una scena da cold case, sotto una pioggia che sembra uscita direttamente da un episodio di True Detective o Mindhunter, più che da un’opera del XIX secolo. Il Luna Park si trasfigura in una scena del crimine, e la tragedia verdiana assume la forza visiva e psicologica di una serie HBO, tra luci livide, silenzi taglienti e presagi cupi. Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi su Libretto di Francesco Maria Piave e tratto dal dramma di Victor Hugo «Le roi s’amuse» si trasforma così in un cold case sospeso tra vendetta, errore e destino.
È in questo clima teso e carico di attesa che il baritono Damiano Salerno debutta all’improvviso nei panni di Rigoletto, chiamato a sostituire Nikoloz Lagvilava, fermato da un malore. Salerno subentra con una presenza scenica solida e un’intensità interpretativa che sorprendono e commuovono: la sua voce scolpisce il dolore del personaggio con forza e misura, trasformandolo nella vera rivelazione della serata, applaudito a lungo per il talento e il coraggio con cui ha saputo raccogliere e onorare una sfida imprevista. Accanto a lui, Ivan Magrì è un Duca spavaldo e ironico, Ruth Iniesta regala una Gilda eterea e convincente, Luca Park e Carlotta Vichi (Sparafucile e Maddalena) aggiungono un tocco crudo da cinema americano. Sul podio, Jordi Bernàcer dirige l’Orchestra Filarmonica Marchigiana con misura: lettura attenta ai silenzi, ai respiri, senza rifugiarsi nell’effetto fine a sé stesso, capace di tessere una tensione narrativa sottile, ma costante.

Le altre opere del MOF
Il Rigoletto 2025 non è una semplice ripresa, ma una rilettura viva e coerente, capace di dimostrare come un’idea scenica potente possa attraversare il tempo senza perdere forza, anzi, rigenerandosi. La regia di Grazzini, riproposta con lucidità e senza cedimenti nostalgici, si arricchisce di nuove sfumature, più cupa, più intima, attraversata da venature ancora più nette di thriller psicologico. Un’evoluzione organica, che dimostra quanto questo impianto scenico sappia rinnovarsi restando fedele a sé stesso, continuando a dialogare con forza con il nostro tempo.
Il Macerata Opera Festival continua con Rigoletto in questa 61ª edizione, che tornerà in scena allo Sferisterio il 25 luglio, il 3 e l’8 agosto. Accanto al capolavoro verdiano, il cartellone propone per la prima volta sul palco maceratese La Vedova Allegra di Franz Lehár (18 e 27 luglio, 2 e 9 agosto), mentre un’altra grande opera di Verdi, Macbeth, torna con la regia di Emma Dante che completerà il trittico tragico con le date del 26 luglio, 1, 7 e 10 agosto. Il programma si arricchisce anche di eventi speciali: una serata di danza il 30 luglio, un Gala d’Opera il 31 luglio e due concerti, il 6 e lo stesso 31 luglio. Un festival che conferma lo Sferisterio come luogo di incontro tra la forza della tradizione e la vitalità del presente.




