Green Book: oltre i confini del bianco e del nero

L’America degli anni Sessanta era socialmente divisa, un territorio composto da forte contraddizioni e discriminazioni. A quel tempo veniva diffuso una sorta di manuale il Negro Motorist Green Book una guida annuale per viaggiatori afroamericani comunemente denominata Green Book. Questo libretto verde è stato ideato e pubblicato con cadenza annuale dall’impiegato delle poste newyorchese Victor Hugo Green dal 1936 al 1966.

Dentro al Green Book venivano segnalati i locali degli Stati del Sud in cui agli afroamericani era consigliato o sconsigliato andare. In altre parole il Green book rappresentava indiscretamente la geografia dell’intolleranza umana. Quel piccolo manuale era però indispensabile per gli automobilisti che sceglievano di andare nel profondo Sud degli Stati Uniti, in quell’America razzista, quella del Ku Klux Klan, quella dei muri, quella in cui si infrangeva il valore della democrazia americana. Da questo difficile contesto storico prende vita e forza il film “on the road” Green Book di Peter Farrelly (lo stesso di Tutti pazzi per MaryLo spaccacuoriScemo & + Scemo 2).

Questa volta la commedia demenziale acquista valore umano, mantenendo da un lato l’umorismo necessario, ma dall’altro acquista la capacità di parlare dritto al cuore. Siamo New York 1962, e ancora sono in vigore le leggi Jim Crow, ossia delle leggi dei singoli stati degli Stati Uniti d’America emanate tra il 1876 e il 1965 che servirono a creare e mantenere la segregazione razziale in tutti i servizi pubblici, istituendo uno status definito di “separati ma uguali” per i neri americani e per i membri di altri gruppi razziali diversi dai bianchi. La storia racconta di un intenso incontro tra Tony Vallelonga, in arte Tony Lip – interpretato dall’incredibile e ingrassato Viggo Mortensen,(lo stesso che ha interpretato Freud di David Cronenberg in A Dangerous Method del 2011 e Nikolai Luzhin in Promessa dell’assassimo, sempre del regista canadese nel 2007) e il musicista talentuoso afroamericano Donald Shirley, incarnato da Mahershala Ali (il Wayne Hays nella terza stagione di True Detective). Tony Lip (italo-americano) è il buttafuori in uno dei migliori club di New York, dopo la chiusura del locale deve assolutamente trovare un lavoro per aiutare la sua splendida moglie Dolores (Linda Cardellini) e i suoi due figli. Il pianista afroamericano Donald Shirley, occupato in un lungo tour nell’America inospitale del Sud, sta cercando qualcuno che si prenda l’impegno di portare a termine questa grande sfida. Tony Lip con il suo esuberante carattere è l’uomo giusto per coniugare coraggio e intraprendenza.

Green book di Peter Farrelly (la sua prima solitaria) mette in contrapposizione la realtà “bianca-borghese” del pianista afroamericano   Don Shirley con la realtà ”nera-italoamericana” con tutti i suoi stereotipi e limiti di Tony Vallelonga. I due protagonisti, da un lato intraprendono un viaggio fisico, lungo le praterie e le zone collinose dell’America del Sud, dal Mississipi al Tennessee, dall’altro si affrontano e si scontrano nel profondo sé mai esplorato prima, con grandi sorprese per ognuno. Sulla strada scorrono insieme la delicatezza della musica classica partorita dalle mani curate di Don Shirley e le lettere sgrammaticate di Tony Vallelonga indirizzate alla moglie Dolores poi corrette, prima dell’invio, dall’astrazione e dalle metafore create del musicista afroamericano. Viggo Mortensen e Mahershala Alì intraprendono una sfida dedicata alla libertà di essere umano. Il corpo di Don Shirley si fa corpus di sentimenti discriminatori, arroganze e pregiudizi razziali, mentre il corpo di Tony Lip cerca di proteggere la volgarità e l’ottusità di un mondo sempre più cieco. 

Green Book alterna sequenze di poesia, umorismo e drammaticità che ben mescolati ci restituiscono una “commedia umana” ben costruita, leggera fuori e pensante dentro, come i tempi contemporanei che stiamo vivendo. Peter Farrelly  innesca con la sua pellicola colorata una chimica genuina che esplode in una sinfonia celestiale con lo scorrere delle dita sulla tastiera (bianco e nera) della vita  toccando le note del cuore. Green Book è tratto da una storia vera. Don Shirley è stato un musicista jazz attivo in un filone di ricerca all’epoca abbastanza rilevante, oggi piuttosto dimenticato, quello del Third Stream, caratterizzato dalla contaminazione tra la musica classica e il jazz e assunse proprio come autista e guardia del corpo il buttafuori Tony “Lip” Vallelonga. Nonostante le prese di distanza da parte della famiglia di Shirley rispetto alla storia trasposta cinematograficamente, possiamo dare atto a come Peter Farrelly  abbia saputo rimodulare quell’esperienza e riportarla alla luce toccando con coraggio la realtà contemporanea fatta di muri e nuove discriminazioni razziali. Green Book è stato candidato a cinque premi Oscar: miglior film, migliore attore protagonista (Viggo Mortensen), migliore attore non protagonista (Mahershala Ali ), miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio. Ha portato a casa tre statuette, come Miglior film, Miglior attore non protagonista e Miglior sceneggiatura originale.

Era il 1955 quando Rosa Park, a Montgomery, mentre stava tornando a casa in autobus dal suo lavoro di sarta, non trovando altri  posti liberi nella vettura, occupò il primo posto dietro alla fila riservata ai soli bianchi. Dopo tre fermate, l’autista le chiese di alzarsi e spostarsi in fondo all’automezzo per cedere il posto ad un passeggero bianco salito dopo di lei. Ella, mantenendo un atteggiamento calmo, sommesso e dignitoso, rifiutò di muoversi e di lasciare il suo posto. Rosa Parks fu arrestata e incarcerata per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine che obbligavano le persone di colore a cedere il proprio posto ai bianchi nel settore comune. Siamo all’inizio del decennio del Sessanta, a breve arriverà il Sessantotto, il movimento studentesco lo sbarco sulla luna, i fratelli Kennedy che cercano di costruire un mondo nuovo, la Guerra in Vietnam. Nel 1963 Martin Luther King I have a dream un sogno, mentre nel 1965 fu assassinato Malcom X. Green Book resta un film plurale, tra storia, mito, musica, politica sempre in tensione senza alcuno sforzo apparente, ma che lascia dentro una profonda riflessione sull’attualità.

 

Anno: 2018
Genere: Commedia
Regia: Peter Farrelly
Attori: Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini, Sebastian Maniscalco, P.J. Byrne
Durata: 130 minuti
Paese: USA

Giorgio Cipolletta

diGiorgio Cipolletta

Artista e perfomer italiano, studioso di estetica dei nuovi media. Dopo una laurea in Editoria e comunicazione multimediale, nel 2012 ho conseguito un dottorato di ricerca in Teoria dell’Informazione e della Comunicazione. Attualmente sono professore a contratto per corso di Fotografia e nuove tecnologie visuali presso Unimc. La mia prima pubblicazione è una raccolta di poesie “L’ombra che resta dietro di noi”, per la quale ho ricevuto diversi riconoscimenti in Italia. Nel 2014 ho pubblicato il mio primo saggio Passages metrocorporei. Il corpo-dispositivo per un’estetica della transizione, eum, Macerata. Attualmente sono vicepresidente di CrASh e collaboro con diverse testate editoriali italiane e straniere. Amo leggere, cucinare e viaggiare in modo “indisiciplinato” e sempre alla ricerca del dono dell'ubiquità.