Adrián N. Bravi – Variazioni straniere

Che cosa sappiamo davvero dei migranti, delle migrazioni, degli stranieri? Pensiamo che tutto sia racchiuso in quei barconi che attraversano il Mediterraneo, ma non è così. Adrián N. Bravi utilizza lucidità ed ironia per parlare dell’immigrazione e dell’integrazione, e lo fa con Variazioni straniere, un libro piccolo che porta in sé il peso di questo tempo.

Nove racconti, che sono stati scritti in anni diversi e già pubblicati in altre riviste e antologie, ma che ora Adrián Bravi ha voluto raccogliere in Variazioni straniere, una specie di percorso sui migranti, sulle loro storie, sulla possibilità di integrazione nella nostra società, e quindi sul loro ruolo nella società. Nella “fauna” immensa e variegata di Bravi ci sono espatriati, esiliati, ospiti e ospitanti. Tutta gente che vive o tenta di vivere ai margini, alla ricerca di un proprio posto in mondi nuovi, a combattere con la possibilità di rimanere attaccati alle proprie radici. Potremmo quasi definire Variazioni straniere come una classificazione di figure a cavallo o al limite, al confine; termini che in questi racconti non indicano solo l’interruzione di una vita senza la certezza dell’inizio di una nuova, ma che stanno proprio a raccontarci dei “muri” materiali, dei confini territoriali che i protagonisti superano andando incontro all’ignoto.

Adrián N. Bravi
Adrián N. Bravi

Ci sono anziani che vogliono morire nella propria terra o che parlano dopo la morte, raccontando della badante ucraina; ci sono immigrati che devono costruire un muro per impedire l’accesso agli stranieri; persone che diventano straniere nel proprio villaggio; chi non può più ballare il tango. La classificazione di personaggi di Variazioni straniere non è però quella classica, perché oltre alla categorizzazione guarda alle sfumature di ognuno, ai sentimenti, alle possibilità – sfruttate o no -, alle perdite e al dolore. Ogni racconto termina con l’idea di come potrebbe essere stato.

Adrián Bravi ci sta dicendo che, in fondo, sappiamo davvero poco dei migranti, degli stranieri. Ci sta dicendo che i confini ancora esistono, che una patria non vale un’altra, che dietro ad ogni uomo o ad ogni donna c’è una storia che merita di essere raccontata; che i viaggi verso l’ignoto non sono solo quelli dei barconi e del Mediterraneo, ma che dovunque esiste un muro, lì c’è uno straniero, una possibilità…di rifiuto, di accoglienza, di racconto. Lì ci sono varianti e variazioni, differenze da scoprire.

Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.