Giordano Meacci – Improvviso il Novecento

Sono trascorsi quarantacinque dalla morte di Pier Paolo Pasolini. Un arco di tempo in cui tanto (alle volte, troppo) è stato detto, sulla sua produzione, sul suo pensiero, sulla sua morte. In questi quarant’anni saranno centinaia, forse migliaia, gli articoli, i saggi di approfondimento, i volumi usciti sulla figura di Pasolini e, in tutta questa massa di carta e parole, pochi sono i titoli che vale la pena di ricordare.

Uno di questi è senz’altro Improvviso il Novecento di Giordano Meacci, riproposto da minimum fax con una nuova veste grafica e con una bella foto di Pasolini in copertina.

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La trama

Certo, il libro di Giordano Meacci richiama il Pasolini regista e scrittore, ma è anche e soprattutto una panoramica degli anni a Ciampino, dove il giovane Pasolini – siamo nel 1952 – svolge la sua professione di insegnante. Si alza alle sette, va al lavoro (un lavoro da 20mila lire al mese), torna alle tre del pomeriggio e poi si dedica alla sua grande passione: la letteratura. Ma forse sarebbe più corretto dire alla scrittura. Così, grazie alle testimonianze di alcuni suoi ex alunni, facciamo un passo indietro, al periodo che precede la genesi di Ragazzi di vita e di Una vita violenta.

Improvviso il Novecento è una sorta di diario di viaggio di Meacci, che non solo richiama Pasolini, ma anche tutte le persone con cui è entrato in contatto nel corso della sua vita: gli studenti, gli illustri amici e colleghi, come Attilio Bertolucci e Fernanda Pivano. Il testo è ricco di aneddoti e interviste, ed è interessante notare come la figura di Pasolini costituisca il punto di partenza per una serie di considerazioni che illustrano alcuni momenti fondamentali del ventesimo secolo italiano: le sue personalità più incisive (da Totò a Fellini), i suoi luoghi più importanti (soprattutto Roma, la Roma dei film e dei libri di Pasolini, la Roma dei luoghi in cui ha vissuto, la Roma dei suoi “ragazzi di vita”), passando per la “scomparsa delle lucciole” e la poesia, i versi che Pasolini scrive e quelli che legge in classe. Infine, trova spazio anche la preziosa eredità che l’intellettuale ha lasciato, all’interno della cultura italiana del dopoguerra e soprattutto nei ragazzi di cui è stato professore.

La recensione del libro di Giordano Meacci

Giordano Meacci dimostra nei confronti di Pasolini una sincera ammirazione, che lo ha spinto a scrivere alla fine degli anni Novanta questo Improvviso il Novecento, un Novecento privato, dove il ritratto che viene offerto di Pasolini è ben lontano da quello proposto dai saggi accademici o dagli studi formali. Ad arricchire il volume, poi, sono due appendici, una di Francesca Serafini (collega e amica di Meacci dai tempi dell’università, con cui ha scritto la sceneggiatura di Non essere cattivo di Claudio Caligari) dedicata alle canzoni scritte da Pasolini, l’altra di Massimiliano Malavasi, intitotata La città nel cinema di Pasolini.

Rispetto al periodo che va dagli anni Sessanta alla sua morte, gli anni Cinquanta di Pasolini vengono troppo spesso dipinti come una sorta di anticamera, un momento che precede di poco la folgorante carriera dell’artista che tutti conosciamo. Eppure quelli furono anni fondamentali, perché proprio da lì partirono tutte le principali riflessioni che hanno animato la successiva produzione di Pasolini. Giordano Meacci ci regala un testo bellissimo, che dona a quell’arco di tempo la giusta dimensione e importanza, ben scritto e anche ricco di citazioni interessanti: una lettura imprescindibile per chi ha amato (e continua ad amare) Pasolini e per tutti coloro che di lui conservano un ricordo indelebile.

copertina
Autore
Giordano Meacci
Casa editrice
Minimum Fax
Anno
2015
Genere
saggistica
Formato
Rilegato
Pagine
420
ISBN
9788875216979
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