Gramellini-Gamberale: dialogare col profondo di noi stessi

Ormai da settimane in testa alle classifiche di vendita, Avrò cura di te sembra aver toccato le corde profonde dell’anima di molti lettori. In questa intervista, Chiara Gamberale e Massimo Gramellini ci parlano della parte più umana di noi e di quella spirituale, della maturità nell’amare, di accettazione, rassegnazione e del dialogo sempre aperto con il nostro angelo.

 

Cara Chiara, caro Massimo, Avrò cura di te è un libro che unisce i dubbi, le paure e il dolore di persone normali, ad una dimensione di interiorità e trascendenza. E’ davvero questo il successo del libro?

E chi può dirlo? Prima di diventare urgente a un lettore un libro deve essere urgente a chi l’ha scritto…Per noi lo è assolutamente stato: senz’altro anche per la possibilità di fare comunicare il nostro aspetto più umano e controverso, rappresentato dal personaggio di Gioconda, con la nostra parte più spirituale, rappresentata dall’angelo Filèmone.

Che cos’è l’amore nella vita, e quando si raggiunge davvero la maturità nell’amare chi ci sta accanto?

L’amore è la reale possibilità che abbiamo per afferrare il senso della vita, quantomeno della nostra. La maturità, come insegna Filèmone, si raggiunge quando siamo davvero disposti a passare dalle ragioni dell’Io alle regioni del Noi.

Un’immagine della copertina di Avrò cura di te

Una frase mi ha colpito molto nel libro è: non confondere l’accettazione con la rassegnazione. Ci spiegate quanta differenza c’è tra le due cose e come si fa a distinguerle?

Tutto è giusto e perfetto: sostiene Filèmone. Può sembrare un’affermazione assurda, soprattutto quando attraversiamo dei momenti dolorosi…E invece è così: accettare tutto quello che ci capita significa accogliere quanto la vita ci riserva e appellarci alla nostra possibilità di cambiare le cose, se non ci piacciono. Accettare è molto, molto diverso da subire: chi accetta comprende. Chi subisce non può, non vuole comprendere. E dunque non evolve.

In questa storia Filèmone è lo strumento che permette a Giò di guardarsi dentro, scoprirsi. L’angelo è una sorta di specchio. Come dire, questo percorso di scoperta è impossibile senza l’aiuto di “altri” con cui incontrarci/scontrarci?

Gli “altri” arrivano in un secondo momento: l’“altro” grazie al quale Giò compie il suo percorso è dentro di sé. Filèmone è la voce dell’intuizione profonda di Giò: è quella voce che dobbiamo contattare, anzi ricontattare (perché da bambini la conoscevamo bene…) per poi, appunto, potere contattare i veri altri, fuori di noi, con la stessa profondità. Senza avere bisogno di loro: avendo voglia di loro.

Chiara Gamberale e Massimo Gramellini

Chiara, Massimo, che cosa sono per voi gli angeli? Gli scrivete anche voi delle belle lettere?

Sono, appunto, le nostre istanze interiori. Siamo entrambi forse fin troppo in contatto con loro…

Immaginate di camminare un’ora tutti i giorni, senza avere una meta. Dove vorreste arrivare?

A casa, dove la nostra persona preferita ci sta aspettando.

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diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.