Orson Welles, paura e delirio con “La guerra dei mondi”

Chi di voi ha letto La guerra dei mondi di Herbert George Wells? Questa è probabilmente l’opera più famosa dell’autore e pietra miliare del genere fantascientifico, che Orson Welles adattò in un celebre programma radiofonico il 30 ottobre 1938. Vogliamo raccontarvi proprio questa storia, quella relativa a Welles, che troviamo piuttosto singolare, da una parte per le reazioni del pubblico, dall’altra perché pare che Welles nemmeno volesse adattarlo il romanzo per la radio, in quanto giudicava la trasposizione un po’ noiosa (in quel momento gli mancava tuttavia altro materiale da proporre). Per fortuna, diciamo oggi, poiché proprio in seguito a La guerra dei mondi, la RKO offrì al futuro regista di Quarto potere un contratto per realizzare tre lungometraggi (i primi due – tra cui un adattamento di Cuore di tenebra – falliti per molteplici motivi, mentre il terzo fu proprio Quarto potere).

Cominciamo con il dire che al centro del romanzo di Wells c’è un’invasione dei marziani e che il programma di Welles era strutturato come una specie di notiziario, il quale si inseriva durante l’ascolto per fornire aggiornamenti circa un atterraggio alieno nelle zone del New Jersey. Welles, allora poco più che ventenne, di certo non mirava a giocare uno scherzo al popolo americano – all’inizio e alla fine della lettura venne specificato che si trattava dell’adattamento del celebre libro del 1897 –, eppure le reazioni furono di panico e sgomento. Questo perché lo speciale tg risultava piuttosto verosimile, con comunicati sempre più allarmanti. Venne addirittura simulata l’intervista a un astronomo, che contribuì a rendere la storia dell’invasione ancora più credibile.

Un programma musicale venne interrotto proprio così: «Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma».

«Furono le dimensioni della reazione ad essere sbalorditive. Sei minuti dopo che eravamo andati in onda le case si svuotavano e le chiese si riempivano; da Nashville a Minneapolis la gente alzava invocazioni e si lacerava gli abiti per strada. Cominciammo a renderci conto, mentre stavamo distruggendo il New Jersey, che avevamo sottovalutato l’estensione della vena di follia della nostra America» raccontò Welles: al termine del programma, addirittura, egli si recò tranquillamente in un teatro e solo il giorno successivo conobbe le risposte del pubblico alla lettura del romanzo. Se pensate che poi la cosa sia finita lì, vi sbagliate: tre anni dopo avvenne l’attacco giapponese alla base navale di Pear Harbor e, quando la notizia venne comunicata agli americani, essi pensarono a uno scherzo di cattivo gusto, proprio ricordando l’episodio de La guerra dei mondi.

 

Eppure, durante la lettura, vennero fornite varie tracce che potevano far pensare a una beffa. Perché dunque gli ascoltatori credettero a questa storia? Forse perché nella cultura del tempo la paura di un’invasione aliena era già radicata («una falsa notizia nasce sempre da rappresentazioni collettive che preesistono alla sua nascita […]  La falsa notizia è lo specchio in cui la coscienza collettiva contempla i propri lineamenti», ci ricorda lo storico francese Marc Bloch) e ciò spinse ad ignorare ogni indizio, che doveva quantomeno far nascere il sospetto che quanto letto in quel notiziario non poteva corrispondere a realtà. Quello de La guerra dei mondi di Welles è un fatto ancora oggi piuttosto studiato nelle aule universitarie, poiché l’atteggiamento del pubblico evidenziò l’enorme influenza che i mezzi di comunicazione esercitavano su di esso e quanto l’essere umano fosse manipolabile. Un male per l’individuo, ma, come abbiamo detto, un bene per Welles, poiché, come ammise dopo il fatto, «per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood».