Quando, nel 1975, Falconer viene pubblicato per la prima volta, decreta il successo di John Cheever, autore considerato tra i massimi scrittori americani del Novecento.
Falconer è una storia dura e torbida, che non risparmia violenze e sconvolgimenti. In questo libro c’è concentrato tutto il succo di John Cheever.
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La trama
Il protagonista è Ezekiel Ferragut, un ricco professore universitario di mezza età, genitore affettuoso e marito mansueto. Il paradiso in cui vive è intaccato quando viene condannato per aver ucciso il fratello. Da allora, il suo mondo sarà il durissimo carcere di Falconer, in cui diventa il prigioniero 734-508-32. L’eroina, la tossicodipendenza e una relazione con un compagno di sventure, sono la vera solitudine del protagonista.
Ciò che riesce a fare John Cheever è trasformare la galera in un vero e proprio limbo terreno, fatto di riflessioni profonde, di diversi tipi di amori, di istinti animali. Lo stile conferma questo pensiero: la scrittura si fa densa, si accavallano momenti di estrema lucidità ad altri in cui le idee sembrano divagare. Le parole, però, seguono con precisione il cambiamento del protagonista, la sua presa di coscienza, la diversa visione del mondo. La condizione del carcere, per l’autore, oltrepassa le quattro mura della cella per diventare emblema dell’interiorità, del mondo dei vizi e dei fantasmi, in cui un uomo cerca di mantenere la propria dignità.
Falconer di John Cheever – La recensione
Proprio questo processo di “spogliamento” della natura umana segna il tempo del romanzo, un rincorrere affannoso e quasi involontario verso la costruzione di una nuova identità. Per assurdo, la galera insegna a Ferragut il coraggio di affrontare la realtà, l’importanza della libertà e del contatto diretto col mondo, il fascino dell’altro, del diverso, al di fuori delle dipendenze e dei rimorsi. Così, quando evade fingendosi morto e sostituendosi ad un vero cadavere, Ezekiel è davvero rinato dalle sue ceneri. Finisce il sogno del borghese americano e si crea un uomo vero, che uccide le sue origini per rinascere in un sogno, in cui il chiasso e la blasfemia sono parte del tutto, della normalità.
«Teneva la testa alta e la schiena dritta e camminava benissimo. Rallegrati, pensò, rallegrati». Una frase che arriva come una secchiata d’acqua gelida in faccia ad ogni lettore. La ricerca della felicità di John Cheever passa per il dolore, per il purgatorio del carcere, in cui si mescolano, spinti all’eccesso, la ragione e la passione, la morale e la vergogna, i sogni e la realtà. Anche nel buio della cella, simbolo dell’animo umano, filtra un po’ di luce dalle sbarre, desiderata salvezza da raggiungere.
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John Cheever
Casa editrice
Feltrinelli
Anno
2013
Genere
Narrativa
Formato
Tascabile
Pagine
208
Traduzione
Ettore Capriolo
ISBN
9788807880223




