Charles Bukowski – Il crimine paga sempre

Il crimine paga sempre è una raccolta di poesie di Charles Bukowski, pubblicata in questi giorni da Guanda. Il libro contiene 38 liriche (tratte da The flash of lightning behind the mountain del 2004), elaborate in un arco temporale presumibilmente molto ampio – almeno una decina di anni – e che toccano molti dei temi cari all’autore.

I primi componimenti ci parlano del 73enne Bukowski, malato di leucemia, paziente di una clinica privata da 550 dollari al giorno in cui è costretto a terapie fastidiose e invadenti, ma che riesce comunque a trovare il tempo e la forza di scrivere. Il tema della morte è ovviamente centrale in questa prima parte. Incomprensibile, impensabile eppure affascinante, come la “signora Morte” di Pulp, tanto da guadagnare l’epigrafe della raccolta («Verrà la morte con passi felpati / portando rose in bocca»). Ma a differenza del suo ultimo, omonimo romanzo, dove era vista come una buona compagna, qui la morte suscita paura, senso di inadeguatezza, amarezza per il tempo perduto («tutti i miei libri non aiutano / nemmeno le poesie aiutano / niente o nessuno aiuta / sono proprio io da solo, che aspetto, respiro / pondero / non c’è niente per cui essere coraggiosi / non c’è proprio niente qui»). Bukowski è smarrito di fronte alla malattia e trova conforto solamente nella scrittura e nella compagnia della moglie.

Dopo questa prima parte troviamo dei componimenti chiaramente antecedenti, in cui l’autore afferma di avere 65 anni. Qui il registro è più leggero, sono presenti versi sulle donne, sugli ippodromi, sui combattimenti, sui vari lavori di bassa manovalanza che ha compiuto durante la sua vita; torna una certa vena ironica di Bukowski, uno stile cinico e dissacrante che fa sorridere amaramente («e mentre si voltava abbiamo visto che aveva i / pantaloni infilati tra le / chiappe, quel cretino padrone / del nostro universo»).

Le poesie di Bukowski forse non è neanche giusto chiamarla “poesie”, sembrano più una serie di racconti in miniatura dove l’autore può dare sfogo alla sua inconfondibile voce libero dai legami dell’intreccio narrativo. Bukowski scrive in versi per comunicare l’immediatezza di una sensazione nella maniera più semplice e diretta possibile. Detto questo, Il crimine paga sempre non è un libro imperdibile. Sicuramente interessante, ma sembra soffrire troppo di una certa mancanza di organicità, che rende le poesie troppo frammentarie, distanti tra loro.

La scrittura di Bukowski è però qualcosa che vale sempre la pena avere intorno: le sue poesie possono mortificare o scaldare il cuore. Leggerle è come parlare a un vecchio, stanco, amico che ne ha passate troppe.