George Orwell – La fattoria degli animali

Nella fattoria, gli animali sono stanchi. Stanchi di farsi sfruttare, mungere, sottrarre le uova, picchiare, affamare, macellare. Per questo, un bel dì, con nelle orecchie ancora le parole di rivolta del Vecchio Maggiore (un maiale riconosciuto tra i più saggi della fattoria), mucche, cavalli & co. decidono di ribellarsi al padrone Jones: il giorno della festa di San Giovanni, gli animali cacciano l’allevatore dalla fattoria, impossessandosene. Comincia così un’utopia marxista, con le creature che, da pari, lavorano e si prodigano per il bene comune. L’equilibrio, però, si spezza presto: i maiali, capeggiati dal temibile Napoleon, acquistano sempre più potere, in virtù di una riconosciuta intelligenza e dell’abilità di leggere e scrivere. Il sogno egualitario s’infrange, sotto l’instaurarsi di un regime dittatoriale che, mentre impone frugalità e dedizione alla Rivoluzione ai più umili, concede privilegi (umani) ai custodi del “nuovo ordine”.

Con La fattoria degli animali (1945), George Orwell firma un apologo amarissimo sulla Rivoluzione d’ottobre sovietica, una riflessione lucida sui meccanismi del potere totalitario condotta con l’imperturbabilità della favola. Nei fatti raccontati e nelle figure tratteggiate, è possibile scorgere avvenimenti e personaggi storici. Ad esempio, se Jones è lo zar Nicola II e il Vecchio Maggiore è un po’ Marx e un po’ Lenin, Napoleon, cinico e opportunista, è senz’altro Stalin. Suo acerrimo avversario è Palla di Neve, in cui è riflessa inequivocabilmente la figura di Trotzkij, costretto presto alla fuga ed additato come colpevole di continui sabotaggi all’interno della fattoria. Ci sono poi i fattori confinanti, Frederick (Hitler) e Pilkington (gli Alleati): Napoleon venderà del legname al primo (il Patto Molotov-Ribbentrop), ma, imbrogliato, sarà in seguito da questi attaccato. Dopo una sanguinosa battaglia (riproduzione dell’assedio di Stalingrado), gli animali riusciranno però a conservare la fattoria. Napoleon siederà al tavolo dei vincitori con Pilkington (la loro conferenza di Jalta): nel brindisi finale, i tratti dei maiali appariranno agli occhi sgomenti degli altri animali stranamente simili a quelli degli uomini.

Come accadrà in 1984 (1948), Orwell evidenzia lo scollamento tra realtà e propaganda, con la seconda che, incarnata dall’abile maialino Clarinetto, inevitabilmente si sostituisce alla prima, sino a stravolgere gli stessi comandamenti della Rivoluzione. Alle masse servili (le pecore), stacanoviste (il cavallo Gondrano) e agli intellettuali cinici (l’asino Benjamin) non resta altro che soccombere.