Jon McGregor Neanche i cani

Jon McGregor – Neanche i cani

Neanche i cani è un libro affascinante e intrigante. Oltre quella prima riga – «Sfondano la porta a fine dicembre e portano via il corpo» – c’è una potenza di scrittura che attrae come un vortice, in cui si precipita e da cui si è incapaci di venir fuori. L’unica via d’uscita è continuare ad andare avanti, fino alla fine, attraversando la vita convulsa, spasmodica e affannata dei protagonisti, Robert, Yvonne e Laura.

Il cadavere di un uomo viene scoperto in casa: è la scena da cui si parte per scoprire un passato fatto di dolori e delusioni, di vite spinte al limite. La straordinarietà di questo libro sta nel modo in cui la storia ci viene presentata: esiste un “noi narrante” che, con il suo sguardo, ci accompagna lungo il romanzo, in ogni angolo della storia. Noi seguiamo i personaggi mentre si muovono tra le stanze della casa, e sempre noi siamo insieme al cadavere dal suo ritrovamento fino alla cremazione finale. Un punto di vista costante, che assomiglia ad una sceneggiatura, con il lettore che dirige e nello stesso tempo si lascia dirigere dalla macchina da presa di questa sorta di presenza invisibile. Grazie a questi occhi facciamo salti indietro nel tempo per sbirciare l’intimità dei protagonisti e scavare nel loro passato, imparando a convivere con il caos dell’alcolismo, della droga. Scopriamo l’errare a vuoto di ragazzi che, più che vivere, sopravvivono a stento nel mondo della tossicodipendenza. L’autore è in grado, nelle cinque lunghe parti che compongono il libro, di regalarci frammenti quanto mai diretti e inesorabili su percorsi che sono tutti simbolicamente contenuti nel cammino del cadavere di Robert verso l’obitorio e la cremazione, verso la distruzione finale.

Colpisce l’immagine della casa di Robert e Yvonne vista attraverso gli occhi del “noi narrante”: la presenza costante della muffa sulle pareti che logora pian piano le strutture porta a pensare al lento logorarsi di ogni personaggio e di ogni identità. Poi c’è il ritmo frenetico che McGregor riesce a dare a questa storia, fregandosene della punteggiatura, dei dialoghi, dei normali schemi narrativi: conta essere dentro il libro, soffrire e farsi trascinare dal caso, nel caos. Nella terza parte del romanzo, poi, si condensa la bravura dello scrittore nello scavare l’animo umano senza cadere nella retorica o nella banalità. «Guarda caso, siamo proprio bravi ad aspettare. Ci siamo allenati un sacco. Abbiamo tempo. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo». I nostri occhi dietro a scene piene di dolore, ad attese disperate di ritorni mai avvenuti. Il tempo accompagna nella solitudine, dentro piccoli dolori che diventano grandi storie, proprio come questa.

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Donato Bevilacqua

diDonato Bevilacqua

Proprietario e Direttore editoriale de La Bottega di Hamlin, lettore per passione e per scelta. Dopo una Laurea in Comunicazione Multimediale e un Master in Progettazione ed Organizzazione di eventi culturali, negli ultimi anni ho collaborato con importanti società di informazione e promozione del territorio. Mi occupo di redazione, contenuti e progettazione per Enti, Associazioni ed Organizzazioni, e svolgo attività di Content Manager.