Vincenzo Costantino Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare

Vincenzo Costantino – Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare

Vincenzo Costantino (in arte Cinaski) è un poeta. Ma non di quelli dall’aria seriosa, compita, che snocciolano versi ultra-letterati dalla metrica impeccabilmente classica e passano la vita ad accumulare lauree honoris causa e riconoscimenti vari. No: Vincenzo Costantino appartiene alla schiera dei “poeti di strada”, che l’ispirazione la trovano di notte, nello squallore delle periferie o dentro bar malconci, dove, tra una birra e l’altra, si fanno beffe «degli uomini severi» e «dei momenti storici» (Ho cominciato a ridere), perché di lacrime, ormai, ne hanno versate troppe.

Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare è una galleria di quadretti bukovskiani (il nome d’arte ne omaggia l’alter ego, Henry Chinaski), all’insegna di una prosa lirica che alterna lo swing del jazz e il calore del blues. Una collezione di bozzetti tracciati da un clochard-filosofo, di sguardi pensosi lanciati da un anarchico disilluso e stanco, il quale, malgrado piovano «pugni dal cielo / e lacrime sudate», non riesce ad alzarsi dal letto «senza cantare» o ad uscire di casa «senza sorridere» (È bellissimo). Sullo sfondo, una Milano grigia, «che si nutre di solitudini e disperazione» (Sono nato a Milano), che in fin dei conti pur sempre la propria casa e che dunque non può non amarla. Costantino ne fa la tela su cui incide, con tratto delicato ma sicuro al tempo stesso, le proprie malinconiche parabole esistenziali, caroselli di immagini, colori, visioni, desideri, paure, speranze.

Speranze, sì. Perché non tutto è nero nel universo di Costantino: in fondo, la luce del sole, anche se per poco, la spunta sempre sulla notte (Fantasmi nel letto) e forse, da qualche parte, c’è un Dio pronto a scendere tra noi e a liberare il mondo dalle sue angosce (Giovinezza). E poi ci sono i ricordi a rendere tutto più facile, a tendere una mano quando le cose precipitano (Aiuto), ferma restando la consapevolezza di come sia impossibile tornare indietro, «fare domani / quello che potevi / fare ieri» (Mentre falciavano l’erba). Non c’è niente da capire, nessun mistero, nessun arcano da svelare: «È già tutto scritto nell’aria/ non resta che farsi accarezzare» (Cosa manca).

Breviario per sognatori, cuori spezzati dalla malinconia e anime fiaccate dal male di vivere le quali, tuttavia, non si rassegnano a gettare la spugna, Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare è un’opera struggente ed intensa, testimonianza di un talento e di una sensibilità artistica unici, che fanno di Vincenzo Costantino una delle voci più interessanti della poesia italiana contemporanea.