The Storylines – June leaves

Sono una strana creatura, questi Storylines. Amano i sapori diversi, le contaminazioni, gli accostamenti poco ortodossi ed imprevedibili. Difficile assegnare un’etichetta alla loro musica. “Folktronica”? Sì, certo, ma si rischia sempre di banalizzare quello che Federico Babbo, Enrico Facca, Antonio Corazza e Fabrizio Cossutta hanno messo in piedi, ovvero un ibrido di psichedelia, elettronica, cantautorato, indie e post-rock, per nulla cervellotico e anzi persino un po’ naïf.

Malinconiche e spettrali, tenui e stralunate in alcuni momenti, in altri più aspre e sgraziate, le canzoni accolgono dunque umori e spunti eterogenei: Daisy, ad esempio, fa leva su un picking acustico serrato ed archi suadenti, combinati con loop ritmici e “sporcizie” sintetiche. Your eyes are rifles, dal canto suo, affascina con un’ipnotica coda strumentale a base di chitarre distorte. E che dire di Pink star, ninna nanna “disturbata”, dall’incedere minaccioso, o dell’intreccio di deliqui spaziali, trame folk e tribalismi che percorrono Happiest, the 3rd most enviable? Sul versante più composito si collocano anche Icarus, impreziosita da un emozionante crescendo, e la nenia dilatata e minimalista di SP1, tra Radiohead e Sigur Rós.

Accanto a queste tracce si collocano momenti più marcatamente folk come Pond, posta proprio in apertura di album ed intonata quasi in punta di piedi, e soprattutto Sick of goodbyes e Those days, due autentici gioielli, che testimoniano l’amore degli Storylines non solo per architetture sonore complesse e stratificate ma anche per la melodia più raffinata.

Come si sarà capito, June leaves non è uno di quei dischi che scalano le classifiche o che finiscono sulle prime pagine delle riviste di settore. E non perché non se lo meriti, ma per via delle sue qualità intrinseche, che presuppongono, per essere apprezzate, un ascolto attento, ben disposto a lasciarsi stupire e traghettare in terre tra sogno, malinconia e bizzarre visioni. Passione, calore ed originalità: dalla scrittura dei quattro pordenonensi sono banditi gli effetti speciali e i trucchi facili. June leaves non vende emozioni preconfezionate, si lascia scoprire con lentezza: fidatevi, la pazienza sarà ben ricompensata.

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