Arto Paasilinna L’allegra Apocalisse

Arto Paasilinna – L’allegra Apocalisse

Comunista, «gran buciachiese», Asser Toropainen, poco prima di morire, decide di destinare tutti i suoi averi alla costruzione di un tempio, spinto, più che da una ritrovata fede, dal desiderio di «sistemare i conti con il padreterno». Tramite un notaio istituisce una fondazione funeraria e ne affida la gestione al nipote, Eemeli. Alla scomparsa del vegliardo, il rubizzo quarantacinquenne, ex amministratore dell’ormai fallita Nordica Assi e Tronchi Spa, comincia a lavorare alacremente per realizzare le ultime volontà dello zio. Il risultato è sorprendente: attorno alla chiesa di legno, costruita in perfetto stile nordico nei boschi del Kainuu, comincia a radunarsi una comunità sempre più numerosa d’individui, che raggiungono la remota regione della Finlandia centrale spinti dal crollo delle istituzioni politico-finanziarie di Europa, America e Asia. Il mondo, infatti, è preda di una serie di terribili sciagure (crisi economiche, esplosioni di centrali atomiche, invasione di rifiuti, carestie), presaghe di un’imminente Apocalisse. Che puntualmente arriva, sotto forma di Terza guerra mondiale

Tutto ciò non tocca minimamente i comuni della Fondazione, i quali, al contrario, continuano a prosperare serenamente. E Arto Paasilinna, autore di culto della scena finlandese, si diverte a tratteggiare i piccoli rituali che scandiscono la quieta esistenza di questo microcosmo con tocco lieve, minimalista, condendo il tutto con uno humor “congelato”, rattenuto, mai sopra le righe. L’allegra Apocalisse è, in fondo, una celebrazione della piccola comunità pre-tecnologica (non si fa praticamente mai cenno a cellulari, iPod, computer o altri ritrovati elettronici) e pre-industriale (la sussistenza è affidata a caccia, pesca e raccolto), esaltazione che si accompagna ad una sorta di oscura profezia circa le sorti di un mondo che, dominato dal liberismo e della globalizzazione capitalista, rischia di sprofondare lentamente nella barbarie.

Paasilinna, insomma, con questa sua bizzarra distopia ci mette in guardia circa i rischi del consumismo sfrenato e i pericoli dell’ideologismo, di qualsiasi segno esso sia. E lo fa, ovviamente, a modo suo, con garbo, ironia ed intelligenza, evitando accuratamente la trappola del didascalismo, dello schematismo, forte di uno stile semplice eppure mai piatto ed anzi estremamente evocativo, che testimonia del talento di quest’autore, tra le massime voci della narrativa europea contemporanea.