Lo “Shining” kubrickiano risponde alla definizione di “fantastico” offerta da Todorov, come suggerisce il critico Naremore: l’esperienza del fantastico mette in discussione ciò che consideriamo reale.
In “Roma città aperta” la capitale rappresenta un paese intero, occupato, mutilato, ferito: è incarnazione della perdita, della crudeltà della guerra e del male.
Niente è come appare nel nuovo film di Paolo Genovese, “Perfetti sconosciuti”: un pericoloso gioco rischia di compromettere gli equilibri di alcune coppie di amici.
Strepitoso esordio alla regia di un lungometraggio di Gabriele Mainetti, “Lo chiamavano Jeeg Robot” strizza l’occhio al cinema a stelle e strisce, ma non dimentica di essere un puro prodotto made in Italy.
Il ritratto storico di Parigi e la perfetta descrizione dei personaggi (che nelle loro peculiari caratteristiche finiscono col rappresentare l’umanità intera) rendono “Notre-Dame de Paris” un pezzo indimenticabile nella storia della letteratura.
Jane Campion racconta la struggente storia d’amore fra John Keats e Fanny Brawne in “Bright star”. Nei panni del poeta troviamo l’attore Ben Whishaw, in quelli di Fanny, invece, Abbie Cornish.
Horror anticonvenzionale, “Possession” porta agli eccessi la tipica storia di divorzio, presentandola con immagini disturbanti e una trama dagli strani risvolti, coerente con lo stile oscuro di Zulawski.
